Brucio - autonomia

Marco Degl’innocenti

Underground come ricerca della propria autonomia

Con estremo piacere vi portiamo oggi alla scoperta dei pantoni segreti di un talentuoso artista a cui siamo molto affezionati, uno che l’underground o le produzioni dal basso o meglio ancora le autoproduzioni le vive in autonomia con quell’intensità e passione che è davvero rara da trovare in giro oggi come oggi. Lui si fa chiamare Brucio.

Inizia la sua carriera nel 2008 disegnando per festival musicali e LP. Nel 2009 inizia a esporre le sue opere in Locali e Festival in giro per l’Italia. Fin dall’inizio il suo lavoro si estende su diverse aree del design e dell’arte, pittura acrilica, illustrazioni di libri, fumetti e graphic novel, volantini e copertine di dischi e decorazioni murali. Ha organizzato eventi e mostre d’arte in Liguria e Toscana (molti si ricorderanno la sua mostra a Pisa presso l’Arsenale). Tiene corsi e laboratori su disegno e musica.

Paint by Brucio
Come hai intrapreso questo percorso artistico?

In autonomia ho iniziato disegnando lettere (Crazy/Bruh/Brucio) quel tipo di grafica fatta di outline inline mi ha influenzato molto nei fumetti per le linee spesse e nette e nei quadri acrilici per le campiture. Disegnare o produrre qualcosa è sempre stato un antidoto alla solitudine e ai pensieri ossessivi che in questo modo si trasformano in qualcosa che mi fa stare bene sia nell’azione che nel prodotto finale.

A chi o cosa ti ispiri per quanto riguarda i tuoi lavori?

Se intendiamo “ispirazione” come corrente artistica, allora a partire dal writing anni 90-00 da cui ho imparato le linee e i movimenti taglienti, il fumetto underground italiano degli anni ottanta sia per temi che per atmosfere, l’arte psichedelica (Bad Trip artista mio concittadino in primis per i colori forti e la sensazione di movimento continuo delle opere). Tuttavia devo dire che l’ispirazione vera e propria della mia produzione è da ricercare di più nella vita quotidiana, la distorsione da “fumettaro” mi fa ricercare sempre storie diverse nelle persone interessanti che incontro, negli inconvenienti che mi capitano, così come nelle incomprensioni e una voglia costante di scappare via da tutto in paesaggi vivi psichedelici e vuoti allo stesso tempo.

Paint by Brucio
In quanto “artista” qual’è la tua massima aspirazione?

Forse cercare di far capire quello che c’è dentro i quadri e disegni, lo sforzo il lavoro di ricerca continua – in autonomia – per trovare una tecnica originale e un modo diverso di fare le cose, anche riuscire a camparci non mi dispiacerebbe ma è un altro discorso.

C’è un messaggio legato ai tuoi lavori senza il quale non li chiameresti tuoi?

Produco un sacco di disegni diversi, per capirsi, dai volantini dei miei amici della mitica “Baracchetta” a Lerse a fumetti a quadri, quando ero più giovane mi interessava di più dare un’interpretazione univoca spesso polemica e critica della  realtà, (il mio amico Baldu diceva che prima facevo dei disegni più intelligenti) ora mi interessano più le suggestioni, dare due input per innescare un ragionamento aperto più che esprimere un messaggio o una soluzione a qualcosa che dipende da dinamiche che non conosco (logico che delle idee di fondo ci sono), forse l’unico modo in cui mi sentirei snaturato sarebbe quello di cercare di dare un’interpretazione univoca della realtà imposta da altri, in questo senso la pubblicità mi mette un po’ in difficoltà (diverso è il caso della Baracchetta dove condivido tutto il modo di fare), oltre probabilmente a non avere i mezzi tecnologici per farla in quanto disegno per lo più a mano e preferisco usare il computer il meno possibile.

Paint by Brucio
Che cosa vuol dire underground per te?

Ho sentito recentemente una trasmissione su Radiorogna dove parlavano di quando la parola underground è stata iniziata ad usare in relazione ai movimenti culturali e in opposizione alla cultura di massa e dell’intrattenimento (mi sembra 1961, Duchamp), oggi spesso viene forse usata a sproposito o non ha un confine definito, forse è sempre stato così o forse è proprio così. Negli anni culture che si potevano definire “underground” sono state metabolizzate, rimasticate e riproposte in una veste diversa a livello mainstream (e noi aggiungiamo fuori da quella fascia di autonomia iniziale), dalla moda alla musica, basti guardare la cultura hiphop, la street art ma anche la musica Dark, l’Indie e tante altre…,

Per quel che mi riguarda ho sempre preferito cercare di tenermi un po’ fuori dai tormentoni e da quelle espressioni facilmente etichettabili che spesso magari garantiscono un successo più facile o un accesso più semplice a quelli che sono i circuiti “alternativi” in termini di serate eventi ecc…

Nel momento in cui tutti vogliono fare la stessa cosa è probabile che la qualità si diluisca o lo stesso messaggio possa essere usato per veicolare altri significati così come la stessa parola può avere più significati.

Forse per me “underground” significa proprio un cercare una diversità di approccio e un’autonomia di contenuti rispetto a quelle che sono le correnti più in voga in un determinato momento storico, questo non vuol dire che la mia produzione abbia un valore maggiore anzi, spesso mi posso permettere di sbrodolare o fare cose a caso per il gusto di farlo.

Le mie cose non hanno la pretesa di essere “underground” , alcuni quadri o temi ricorrenti più decorativi e naturalistici, potrebbero rimanere uguali nell’immagine anche se entrassero in un circuito più grande, (forse, se si esclude l’impacchettamento e il fatto che i supporti son presi per lo più dalla rumenta), ma lo sono perché girano in ambienti diversi dalle gallerie, altro discorso credo che valga per i fumetti più abbozzati e genuini che sono praticamente invendibili.

Paint by Brucio

Per paradosso in alcuni casi è il mercato a definire cosa sia una cosa e cosa l’altra, basti pensare a come certi argomenti oggi di gran moda potessero essere un tabù fino a pochi anni fa e a come certi supporti diventino quasi feticci.

In definitiva forse mezzi/contenuti/media/moda/mercato/attitudine.

Nel tempo che stiamo vivendo cosa dovrebbero fare le nuove generazioni?

Non mi sento nella posizione di dare consigli a nessuno! Quello che penso l’ho già scritto sopra, buona fortuna…

Cosa ci dobbiamo aspettare dal futuro? E che ruolo possono avere i piccoli gruppi e le associazioni come la nostra molto legate al proprio territorio e alla comunità di riferimento, che si muovono nel sottobosco di molte provincie e periferie italiane tra sopravvivenza, controcultura e ricerca di una scena?

Ora come ora è bigia la situazione tutti a casa, ma le associazioni come PUM, per me sono state sempre un punto di riferimento, basta pensare le tante volte che vi sono venuto a trovare da Spezia e da Firenze a Pisa, anche a Sp e a Fi ci son associazioni fotoniche Axmo, Three Faces, il Lavoratorio Artistico o realtà come Mescaleroscrew, Lo-ficomics, TypeKonnektion Crew e tante altre, con sto virus dev’essere pesante andare avanti, soprattutto per alcune situazioni specifiche che non riescono a finanziarsi e continuano ad avere spese fisse, spero che il terreno mantenga fertile oltre che per le associazioni anche per i centri sociali e i piccoli locali illuminati che continuano a far qualcosa di concreto in autonomia tra attività, mostre, laboratori e concerti, speriamo di ri-brindare presto.

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Edited by Daniele V. One of the founders of the PUM – Pisa Underground Movement. Devoted to electronic music and its cultural background. I started writing to accomplish the need to tell what’s going on and track change about our activities, and I found new energies and interests.)

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artista daria palotti

Daria Palotti

Manteniamoci sensibili, vibranti, intelligenti e curiosi

Recentemente su medium siamo incappati in un articolo di Devyn Springer molto interessante che cercava di descrivere il perché le parole “creativo” e “creativi” hanno poco a che fare con l’Arte e l’Artista con un ruolo nel processo di emancipazione, autonomia e indipendenza, andando invece nella direzione opposta, fianco a fianco con il mercato e la visione mercificata e capitalista del creare qualcosa. Questo numero molto illuminante concludeva rinnovando il ruolo dell’artista che con tutti i suoi potenti mezzi oggi come oggi può contribuire attivamente nel cambiare il mondo.

Siamo molto felici di presentarvi qualcosa che va in questa direzione. Non occorrono grandi gesti o parole per farvi capire come il processo artistico di Daria Palotti abbia in se i geni della rivoluzione. Basta ammirare le sue opere. Lei un’artista visuale che dipinge e modella, con un tocco sensibile, vibrante e intelligente, funzionale ad instillare il seme della curiosità in chi guarda. In fondo basta poco per attivare la scintilla del cambiamento.

Per tutti quelli che apprezzano il lavoro di Daria e per quelli che oggi ne hanno scoperto l’esistenza. Per tutti coloro che sono molto curiosi e vorrebbero vederla all’opera, vi ricordiamo che domenica 3 Maggio, qui su #CCTv ospiteremo un live painting di Daria con la musica prodotta dal artista/musicista DEVICE (socializza l’evento).

Come hai intrapreso questo percorso artistico?

L’ho intrapreso fin da piccola, un po’ per scelta, un po’ per caso, un po’ perché avevo una predisposizione, e tanto incoraggiamento da parte della famiglia. Perché mi piaceva e continua a piacermi: sto bene quando dipingo, modello, quando in qualche maniera faccio arte. E mi viene da aggiungere che il percorso artistico e il percorso della vita non sono distinti.

artista daria palotti
Foto: Daria Palotti al lavoro
A chi o cosa ti ispiri per quanto riguarda i tuoi lavori?

A tutto quello che vedo, vivo, leggo, conosco, ascolto, tutto quello che mi piace e che non mi piace. A tutto e tutti. Del passato e del presente.

In quanto “artista” qual’è la tua massima aspirazione?

Mi fa ridere che scrivi artista con le virgolette, anche perché, le metto sempre anch’io. Quando mi chiedono cosa faccio, solitamente, ci sono queste virgolette che aleggiano e rispondo nominando tutto quello che faccio senza mai usare la parola artista. Come se dire artista, fosse da superbi o fosse troppo, e qualcosa che non corrisponde al vero. Per poi finire a domandarsi: cos’è un artista, cos’è l’arte.. fai davvero arte? Non è artigianato? (Nessun artigiano si mette le virgolette.) Comunque l’aspirazione è… fare solo arte, vivere di arte, produrre arte. E aver sempre voglia e stimoli, di fare arte, e di migliorare sempre.

C’è un messaggio legato ai tuoi lavori senza il quale non li chiameresti tuoi?

No. La cosa che ricorre c’è, e sono io. Ma non mi sento di essere un messaggio.

artista daria palotti
Foto: Daria Palotti, Umano Germinare
Che cosa vuol dire underground per te?

Niente.
Tutto.
Sottoterra.
Metropolitana.
Inghilterra.
Notte
Alcol.
Musica.
Cultura
Adolescenza, giovinezza.
Rientri all’alba.
Visioni.
Sonno.
Sigarette, acre, acredine.
Punk.
A bestia e non.

Nel tempo che stiamo vivendo cosa dovrebbero fare le nuove generazioni?

Non so cosa dovrei fare io, figuriamoci se so cosa dovrebbero fare le nuove generazioni. Spero che siano consapevoli, antifasciste, e attente ai diritti di ogni minoranza. Pacifisti. Artistici e poetici. Giusti. Impegnati, ecologisti. Ma questo lo spero per le nuove e per le vecchie generazioni. E per me. Ma non è facile fare come si dovrebbe.

Cosa ci dobbiamo aspettare dal futuro?

Bo – Direi che è la risposta migliore, (come nel finale dell’adorato film “C’eravamo tanto amati”). Bo! Non lo so.
E non è che non lo so adesso, in seguito alla pandemia, non lo so in generale. D’istinto viene da pensar che andrà male, ma forse chissà, ci stupiremo di noi stessi. Comunque la risposta più sincera è “non lo so”. In effetti non so neppure pianificare il mio futuro a breve..da qui a qualche mese. L’altro giorno mi è stato chiesto, così all’improvviso, come m’immagino tra dieci anni..e non ho avuto nessuna risposta. Buio. Non riesco ad immaginare niente di diverso da adesso.
Come vivere un eterno presente. La domanda mi era stata fatta per stimolarmi a pianificare il presente, per impostare il futuro, ma ha generato “panico”. Va bene pianifichiamo. O almeno proviamoci. Ma cosa aspettarci non lo so.

artista daria palotti
Foto Daria Palotti

E che ruolo possono avere i piccoli gruppi e le associazioni come la nostra molto legate al proprio territorio e alla comunità di riferimento, che si muovono nel sottobosco di molte provincie e periferie italiane tra sopravvivenza, controcultura e ricerca di una scena?

Mantenerci sensibili e vibranti. Intelligenti e curiosi. Allertati. Coscienti e consapevoli. Vivi.

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Info and links:

Visita il sito di Daria Paolotti per ulteriori info e vedere i suoi ultimi lavori

Appuntamento a Domenica 3 Maggio con un nuovo live streaming con il live painting di Daria Palotti e il sound di DEVICE

Live here

Danijel Žeželj

Danijel Žeželj

Underground and independent as a way to build-up an everyday creative process that never ends

It is an honor for our Under-blog to host an interview to a visual artist of the caliber of Danijel Žeželj. He is a great man and one of the greatest visual artists ever, words in some cases do not add much compared to the contribution of his Art.

We already had the honor of hosting Danijel a few weeks ago on our streaming channel (CCTv) for a live streaming performance and it was simply super! He did a special live painting show with music performed by a young artist from Pisa Underground Movement, DEVICE. Danijel welcomed this initiative with enthusiasm, asking us to be able to highlight during the live one of the Italian’s fundraising initiatives to deal with coronavirus emergency and we thought it might be the opportunity for Tuscan hospitals. It was a beautiful afternoon and many followed us (see at the end the video extract).

After, we asked Danijel to participate in our Factory Asks with few questions, thinking that would be a great inspiration for many other artists and people who follow our blog and our activities.

Who are you? Please describe yourself in few sentences

I’m a visual artist, I make graphic novels, paintings, prints, animations, live painting & live music performances. The common thread of all these works is visual narration, exploration of storytelling through images. That’s what keeps me going, finding the narrative line in a single image or a sequence of images. ­

LUNA PARK, 2009. Kevin Baker and Danijel Žeželj
160 pages, DC Vertigo, USA, 2009; Magic Press, Italy, 2010
How did your artistic career begin (just an anecdote)?

The very first work that I have “published”, or make public, was a painting on the wall I secretly made with a couple of friends in the underground passage in Zagreb’s train station. I was 16 or 17 years old. It was a painting of a boxer with the makeup of a clown. Although I started publishing my first comics a few years later I always felt that this clown boxer was my first “official” artwork. But the wall painting was quite bad:)

What is you work mainly inspired by?

The relationship. In every possible sense: the relationship between friends and enemies, the relationship between man and his dog, the relationship between a broken window and the street bellow, the relationship between an orange and apple, between art and politics, between black and white, between light and shadow, etc. It’s all about the relationship and the balance.

RED RIDING HOOD REDUX – trailer from Danijel Zezelj on Vimeo.

As a visual artist what is your maximum aspiration?

I work with my hands. I paint, draw, cut, spray, stamp, erase and then do it all over again. I guess my aspiration is to keep working and stay excited about it as long as possible.

What does underground/independent mean to you, if still mean something?

It means a lot, always. Underground and independent to me means being ready and willing to use your own mind and hands to construct and build something, to create. It does not have to be “Art” as in traditional classification of Arts, it could be carpentry, cooking, programing, geology, woodwork, any craft you learn and become good at. If you learn a craft, you have an instrument for building things up, and you can keep building and learning. It’s an everyday creative process that never ends.

What do you think about Art communities in your city and beyond?

I have never been too deeply involved in working within any art community or movement, I prefer to keep my independence and stay away from established rules of any group. I spent many years living abroad, in Italy, Seattle and New York, so I learned that your home and community is wherever you are, and in my experience, it is more important what you can give than what you receive. Also, today and more than ever before, we definitely all live in a global village, so the idea of community has much broader meaning. Never the less, the sense of community and home comes down to your own personal choice of right or wrong, positive or negative, and whatever direction you decide to take and however you spend your time and energy.

What are your next projects?

Because of the ongoing pandemic, some of the exhibitions and live painting projects have been canceled, but other work is ongoing. I just finished a graphic novel about Vincent van Gogh and it will be published in France in September, by Glénat Editions, with an exhibition in Paris (if corona permits). I’m also starting work on a new animation movie “The Drummer”, and then another couple of graphic novels, one written by myself and the other by Ales Kot, for USA publisher Image.

THOUSAND from Danijel Zezelj on Vimeo.

Factory Asks 0029


Info and links:

Danijel is a well-known and respected visual artist, he has published and exhibited for: The New York Times, Marvel Comics, Washington Chronicle, DC Comics, the San Francisco Guardian, Harper’s Magazine, Dark Horse, L’Espresso, Il Grifo, De Agostini, Image Comics, Dargaud, Editions Mosquito, Hazard Edizioni Eris Edizioni and others.

Please check his website for additional info.

DANIJEL ZEZELJ – BLUE Live Painting on CCTv – Music by DEVICE

Other interviews:

EtnaComics

Lospaziobianco: The dream is mightier than the gravity – Danijel Zezelj


Presentazione Mondo Techno di Andrea Benedetti, presso SanAntonio42 (Pisa)

Andrea Benedetti

ANDREA BENEDETTI

Grazie alla presentazione a Pisa presso Sanatonio42 del suo ultimo libro – Mondo Techno – intervistiamo per Factory Asks un importante ricercatore musicale e Dj Italiano, Andrea Benedetti. Andrea – nato a Roma – è uno di quei pionieri della cultura e musica underground nel nostro paese. Il suo è uno “state of mind” piuttosto che un genere preciso, una forma espressiva o un determinata “scena”. Il suo libro “Mondo Techno” è una pietra miliare per chi cerca di orientarsi sulla genesi e sviluppo del fenomeno Techno nel mondo.

Per chi vuole approfondire la storia di Andrea e di “Mondo Techno”, consigliamo questo articolo di Damir Ivic su SoundWall. Mentre riportiamo di seguito l’intervista che Andrea ci ha rilasciato per Factory Asks.

Come hai intrapreso questo percorso artistico?

A distanza di tanto tempo, posso dire che l’ho fatto per colmare un buco affettivo e per esprimere quello che non riuscivo ad esprimere a parole. La musica era l’espressione del mio inconscio e credo lo sia ancora.

A chi o cosa ti ispiri per quanto riguarda i tuoi lavori?

Hanno due visioni: una interiore e cioè l’espressione di ciò che provo in quel determinato momento e una rivolta verso il futuro cercando di esprimere il massimo rapporto fra umanità e tecnologia.

In quanto “artista” qual’è la tua massima aspirazione?

Cercare di trasmettere le emozioni che provo tramite la musica e condividerle con altri.

C’è un messaggio legato ai tuoi lavori senza il quale non li chiameresti tuoi?

A volte sono molto introverso e malinconico, mentre a volte sono molto carico e con voglia di fare festa. Da qui il mio amore per l’ambient e per le atmosfere rarefatte ed ipnotiche d allo stesso tempo per il funk, i bassi, la dinamica, il ritmo puro. Per cui è difficile trovare un minimo comune denominatore. Forse direi una voglia di non equilibrio per bilanciare quello mio caratteriale che invece è piuttosto tranquillo apparentemente.

Che cosa vuol dire underground per te?
Mondo Techno

Oggi come oggi poco perché è tutto talmente frastagliato che magari un’artista che ha un contratto con una major vende meno di uno di un’etichetta apparentemente più piccola. E poi ormai il successo non si determina più in copie fisiche vendute, ma nella capacità di sfondare il muro delle molteplici uscite quotidiane per cui magari una come Sophie, che è fondamentalmente underground alla fine è molto conosciuta anche in ambito pop. Credo sia invece importante mettere in risalto la parola ‘libertà’ e cioè la capacità di essere sempre te stesso in qualsiasi ambiente produttivo ti muovi.

Nel tempo che stiamo vivendo cosa dovrebbero fare le nuove generazioni?

Fare gruppo e formare delle squadre di lavoro in cui ci siano persone preparate sia nel campo della produzione musicale che del marketing. Saper comunicare oggi è importante tanto quanto produrre bene. E non detto che si debba comunicare in modo becero per forza, come non è detto che si debba produrre in modo becero per forza. Bisogna essere originali e creativi in entrambi i campi e lavorare assieme per uno scopo comune.

Credi che possiamo rivivere in qualche maniera l’onda che descrivi benissimo nel tuo libro “Mondo Techno” che ha caratterizzato il finire degli anni 80?

Non lo so. Quel periodo era legato allo stupore delle nuove tecnologie ed a musiche assolutamente innovative come electro, house e techno. Oggi c’è molta delusione ed amarezza in giro per il tradimento di quella possibile rivoluzione oppure c’è rassegnazione ed abbandono al flusso che ci circonda, ma bisogna invece sapere usare le nuove tecnologie e trovare la forza di essere ancora una volta rivoluzionari, senza fr riferimento al passato, ma partendo dalle piccole cose e da ciò che ci circonda vicino a noi. Iniziare dal tessuto urbano in cui viviamo. Poi il cambiamento si diffonde. Abbiamo tutto il mondo a disposizione con un click e ci sentiamo inutili se non riusciamo a sfondare, ma se diventiamo forti e credibili nel nostro territorio saremo di esempio per altri e sarà tipo una piccola grande valanga.

Una piccola curiosità che cosa intendi per tradimento di quella possibile rivoluzione, chi ha tradito e cosa è stato tradito?

Il tradimento del futuro. Quelli della mia generazione anche qualcuno dopo, hanno veramente pensato che la tecnologia potesse essere un tool rivoluzionario, ma in realtà ci si è in parte ritorto contro con l’eccesso di informazioni (l’information overload teorizzata da Alvin Tofler su ‘Future Shock’) e la nostra incapacità a gestirle con conseguente diffusione di cinismo, narcisismo e carenza empatica. L’opposto di quello che volevamo negli anni ‘90.

Cosa ci dobbiamo aspettare dal futuro? E che ruolo possono avere i piccoli gruppi e le associazioni come la nostra molto legate al proprio territorio e alla comunità di riferimento, che si muovono nel sottobosco di molte provincie e periferie italiane tra sopravvivenza, controcultura e ricerca di una scena?

E’ la giusta via come ho scritto prima. Bisogna solo tenere a bada l’ego e imparare dagli errori del passato recente.

Alcuni preziosi link:

Mixcloud

“Nessun artista è stato maltrattato durante la realizzazione di questa intervista”

Factory Asks 0026

PHOTOGRAPHS

Photographs

PHOTOGRAPHS

Intervistiamo oggi un giovane artista romano per Factory Asks: Photographs. È un progetto dall’atmosfera cupa, con influenze IDM e glitch. Dopo varie sperimentazioni giunge alla pubblicazione di 4 ep “MVMNT”. Il primo album sulla lunga distanza esce autoprodotto, nel maggio del 2017, “EKKLESIA”. “ALMA MATER”, è il suo secondo lavoro, contenente 8 tracce, composte con il contributo dei magnifici testi di GIANPIERO DE FILIPPO, pubblicato sotto l’etichetta Disorder rec. “Hurt” è un’album introspettivo, sicuramente più maturo nella composizione. il buio si accosta alla luce, le emozioni più forti prendono forma. 11 brani atmosferici, profondi, ideali per perdersi quando fuori tutto crolla.

01. Come hai intrapreso questo percorso artistico? 

Ciao, il mio percorso artistico parte da molto lontano, da 20 anni faccio musica. Anche se sono passato da vari genere, diciamo un po’ tutti (ahahah), quello di integrare l’elettronica nelle mie musiche è stata da sempre una mia ossessione, tanto da diventare adesso parte inscindibile e portante di esse. Da quando sono a Roma (4 anni), dopo aver chiuso il progetto clones theory (molto più dark wave oriented) , ho iniziato a sperimentare con i suoni per cercar di tirar fuori qualcosa che stia a metà strada tra dark, pop, idm, ambient (cosa che con HURT ho, credo, portato a compimento).

02. A chi o cosa ti ispiri per quanto riguarda i tuoi lavori?

Ti potrei sembrare pretenzioso, ma a nessuno in particolare; i miei gruppi/progetti preferiti sono talmente distanti da ciò che faccio ( pink floyd, neurosis, isis, sigur ros, sunn0, genesis…). Forse ultimamente ascoltando molta roba idm, tipo clark, apparat, oneothrix point never, autechre, aphex Twin, boards of canada, mi son fatto influenzare a mia insaputa. (Ahahah)

03. In quanto “artista” qual’è la tua massima aspirazione?

Non ho più un aspirazione, prima l’avevo, ora non più: compongo per necessità, suono per necessità, scrivo per necessità, sarei un depresso cronico se non esternassi i miei sentimenti in musica. Diciamo che la mia musica proviene dall’egoismo: é prima di tutto per me, poi per gli altri. (Certo è che gli apprezzamenti fanno mooooolto piacere comunque).

04. C’è un messaggio legato ai tuoi lavori senza il quale non li chiameresti tuoi?

Sono sempre stato ossessionato dalla guerra, in tutte le sue accezioni possibili, dal modo in cui l’uomo si autodistrugge, distrugge il suo habitat, i suoi simili; si, al centro di tutti i miei lavori c’è l’uomo ed il suo masochismo.

05. Che cosa vuol dire underground per te?

Vuol dire essere libero, libero di fare ciò che si vuole, a prescindere da ciò che vuole o vorrebbe la gente: le maggiori evoluzioni musicali provengono da lì.

06. Nel tempo che stiamo vivendo cosa dovrebbero fare le nuove generazioni?

Le nuove generazioni?? Ehm. Dovrebbero dedicarsi a qualche hobby, dovrebbero coltivare una o più passioni: vedo orde di ragazzini senza una passione , senza nulla, mi dici così come si fa a vivere, come si fa a tramandare la bellezza?

07. Cosa ci dobbiamo aspettare dal futuro? E che ruolo possono avere i piccoli gruppi e le associazioni come la nostra molto legate al proprio territorio e alla comunità di riferimento, che si muovono nel sottobosco di molte provincie e periferie italiane tra sopravvivenza, controcultura e ricerca di una scena?

Dal mio futuro non so ancora cosa dovreste aspettarvi, sono coerente, ma a volte imprevedibile, quindi…per quanto riguarda le associazioni come la vostra, sono un faro, un faro di speranza, perché è sempre bellissimo trovare qualcuno che crede nell’arte, e cerca di tramandarla come meglio può, e per questo grazie.A prestoE soprattutto ci vediamo al concerto!! (link evento fcbk)

Alcuni preziosi link

“Nessun artista è stato maltrattato durante la realizzazione di questa intervista”

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GAD TIDHAR

Gad Tidhar

GAD TIDHAR

Factory Ask meets today a really interesting artist, Gad Tidhar. He was born in Israel in 1983, and his musical education began with the guitar. At the age of twenty-two, he bought his first oud and started to explore the music of Turkey, Persia and the Arab world. He studied Persian music for three years with tar virtuoso Piris Eliyahu, followed by oud with Nizar Rohana, and also traveled to Crete to study Turkish music with Ross Daly. In 2009 he formed the Faran Ensemble with kamancheh player Roy Smila and percussionist Refael Ben-Zichry – the trio released their first album in 2013, have performed as far as Germany, the Netherlands, and Poland, and even appeared in a video by the band U2! He also founded the ‘Durbar’ trio in 2015, together with Jordi Pratz on sarod and various percussionists, to combine Persian and Indian music. In 2016 established ‘Lucid trio’ with two great artist from small Mitzpe Ramon. Sigi Yadgar plays the piano and Jacky Fay with the cello.

Gad currently lives in Mitzpe Ramon, in the heart of the Negev Desert and we are really pleased to interview Gad for our UNDERBLOG.

01. How did your artistic career begin?

About ten years ago, a friend told me that there is one teacher I must go to. I had just started to play the “oud”. At that time, I was herding camels in the Negev desert. Traveling with 50 camels from place to place. Sleeping mostly outdoor, for about ten days a month, living an ancient version of life. After Reaching the teacher, I have understood that music is what have been searching. I have started to practice as much as I could and compositions started to come. A few years after, with that Roy Smila and Refael Ben Zichry, we have founded Faran.

"Nessun artista è stato maltrattato durante la realizzazione di questa intervista" Factory Asks 0026
Gad Tidhar play oud in Nagev desert
02. What are the main sources of inspiration for your work?

Nature’s silence. Traveling in the desert or any other timeless landscape fills me with melodies.

03. As an artist what is your maximum aspiration?

Well, I don’t know.. I wish I had something like that. I wish to do soundtracks to amazing movies, to keep learning from the ancient traditions.

04. Is there a characterizing message related to your work?

Love nature. respect the creation.

Gad Tidhar
Gad Tidhar reflections
05. What does underground mean to you?

Creation moved by inner passion, ignoring functional thoughts and doubts.

06. What are your next projects?

I have some projects that I love and try to promote.
Lucid – the new trio of oud cello and piano
Durbar – the oud & sarod, Tombak & Tabla
, and Faran, the first professional project I have. Trio wishes Kamancha, oud, and percussions.

Some precious links:

“Nessun artista è stato maltrattato durante la realizzazione di questa intervista”

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Martino Prendini

Martino Prendini

MARTINO PRENDINI

Un video-artista molto promettente: Martino Prendini. Lui non sa di preciso cosa fa. Nel suo sito c’è scritto “illustratore ed animatore 2d” ma è sempre un bel po’ difficile spiegare ciò che sta facendo e che vorrà fare. Video, illustrazioni, animazioni, live visual, ma d’altra parte le etichette contano poco, servono più per scrivere tag o compilare curricula che per altro. Di certo c’è che è nato a Rovigo nel 1985, che quindi ha passato i 31 anni, e che gli piacciono i contrasti e le contraddizioni, come la giustapposizione fra la concretezza delle arti tradizionali e le sperimentazioni dell’epoca digitale.

01. Come hai intrapreso questo percorso artistico?

A dire il vero, il mio percorso da video-artista è sempre stato abbastanza strano ed un pò difficile da seguire ed identificare, almeno ad un occhio esterno. In ambito visivo ho cominciato con grafica e web design, mano a mano provando cose diverse, dall’illustrazione alle riprese live. Ultimamente mi affascina molto la glitch art, tutto ciò che compete una performance live visual e, naturalmente, l’animazione. Tendo a muovermi molto, in ambito creativo, da un lato per una questione di curiosità dall’altro perchè vivo molto a periodi… Posso smettere di disegnare a lungo, ad esempio, perché in un periodo mi coinvolge maggiormente lavorare con una camera. » probabile quindi che in futuro questo percorso potrà cambiare ancora, d’altra parte mi piace lasciarmi sorprendere.

An Exit from Martino Prendini on Vimeo.

02. A chi o cosa ti ispiri per quanto riguarda i tuoi lavori?

Le influenze sono molte e molto differenti fra loro. Anzitutto la musica ha sempre avuto un ruolo chiave. Molto del mio lavoro si lega ad essa, ed anche quando non lo fa direttamente questa mi influenza nel processo creativo. Sono un divoratore di musica e piuttosto onnivoro, e difficilmente lavoro senza. Se devo pensare ad un’influenza specifica, le chine zen ad esempio sono state la ragione per cui ho cominciato a disegnare tanti anni fa. Nello specifico la copertina di un’edizione del Tao Te Ching, che da ragazzino mi catturava incredibilmente e dalla quale ho provato ad imitarne lo stile. Ma da qui si procede in modo parecchio caotico… Molto cinema, fotografia, scenografia teatrale, certa scena indie nei video-game, per cominciare. Mi impongo quotidianamente almeno un’ora di ricerca in campo creativo, visto fra l’altro che gestisco un sito di ispirazioni. Un altro ruolo chiave lo hanno le persone e gli incontri, spesso sono la maggiore fonte di ispirazione anche se apparentemente in forma indiretta.

03. In quanto “artista” qual è la tua massima aspirazione?

Anzitutto tendo sempre a schivare i termini “video-artista” e “arte”. Non sono etichette che mi competono, che ci si possa auto-affibbiare con nonchalance. Ho sempre preferito l’ambiguità fumosa del termine “creativo”. Chiarirò questo, ciò che voglio è semplicemente essere diverso domani rispetto ad oggi. In un’altra posizione ed un altro punto di vista. Costi quel che costi, e coi miei limiti. Non voglio ridurmi ad essere solo me stesso per tutta la vita. Questa credo sia la mia massima aspirazione, sia umana che relativa a tutto ciò che faccio.

04. C’è un messaggio legato ai tuoi lavori senza il quale non li chiameresti tuoi?

Più che messaggio si tratta di suggestioni. Amo il termine suggestione, perchè si relaziona all’inconscio e all’impatto che da video-artista ricerco sempre. Amo la tensione, provare a renderla, viverla, credo sia un fil rouge di ogni cosa che faccio. Non cerco risoluzioni ed equilibri nei miei lavori, ma il tendersi, il volgersi verso, spesso in posizioni scomode, uno sforzo quasi fisico coi tendini in mostra, che coinvolga il corpo anche se indirettamente. Non a caso prima ho parlato di musica, non a caso mi affascina il movimento attraverso varie accezioni. Un’altra suggestione per me importante è l’impatto col mistero femminile. Per me il mistero più bello e inconoscibile e struggente dell’universo. Si tratta di un mondo intero, un ecosistema, un paesaggio completo in per sé stesso, fragile ed indistruttibile. Infondo tutto ciò che faccio è una lettera d’amore e al contempo un modo per scoprire o immaginare ciÚ che si cela dietro al mistero. Stranamente, persino nei lavori che sembrano meno legarsi alla femminilità essa c’è, magari in un tratto o nel modo in cui compare un’idea.

05. Che cosa vuol dire underground per te?

Se penso ad underground, per un video-artista penso ad un muoversi dal basso. Che per me è il movimento più autentico e potente. Come dire, qualcosa che sale dalla pancia per coinvolgere tutto il corpo, tutto quanto l’attorno. Chi parte dal basso lo fa per necessità, lo fa per un sentire irrefrenabile, lo fa perchè proprio non può fare altro. Ed in questi casi è necessario condividere, trovare urgenze simili alla tua, ed è allora che diventa un movimento. E conosco bene cosa voglia dire questa urgenza fuori dai circuiti, venendo da una realtà piccola e dimenticata come Rovigo. C’è bisogno di questo, l’underground è il luogo mentale e di condivisione di questo movimento che parte dalla pancia.

This is what detox feels like – short film for BBC’s Drugsland series from Martino Prendini on Vimeo.

Alcuni preziosi links:

Video di Martino Prendini

“Nessun artista è stato maltrattato durante la realizzazione di questa intervista”

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TANIA FILIPA

Tania Filipa

TANIA FILIPA

Tânia Filipa is a very recognizable graphic designer from Lisbon, Portugal. The work of self-taught Portuguese artist Tânia Filipa embodies an abstract vision. Her project is running since March 2013 and she has worked with a variety of clientage, from start-up labels to “big” labels and clients. The visual project is immensely connected to electronic music influence. The main influence present in all projects is minimal art. Simple, objective and catchy. Her approach is very striking and bold creating a beautiful outcome that combines an extremely strong and formal reduction in the use of neutral colors based products. Lines, circles, triangles, and squares it’s always part of the process, the beauty on simple elements it’s what she stands for.

01. How did your artistic career as a graphic designer begin?

My artistic career began around 2011/2012. The interest in Graphic Design was something that grew up naturally by seeing the work of others at the time, in my home country Portugal (for me it made no sense the Art that was being associated with certain projects).

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Tania Filipa for Refresh

The first projects I did were only meant to be shared with friends and to try to give them a different perspective of what could be done in a matter of Art – Music relationship. The feedback at the time was insanely good, I was not expecting it at all. I just started by doing some very basic stuff on Photoshop and later on, I started using Illustrator and Corel Draw to really create my own original pieces of artwork. I must say this all happened because of a dear friend called Diego Ortiz, who encourage me to take things to the next level and to get more serious about what I was creating… That I could actually have a future with the Art I was creating in the Electronic Music scene. I wasn’t as positive as he was I must admit, however, I gave it a try in early 2013, choose a name for the project, launched a website, started contacting some labels, and it has been growing ever since! I’m very happy with my achievements so far and I hope to keep contributing more and more with my Art in the Electronic Music world.

02. What are your main sources of inspiration?

My work as a graphic designer is mainly inspired by… Myself. My thoughts, the way I like to see things. It’s very simple, minimalistic and abstract, I love neutral colors, I love small text, I love to keep it consistent… But the key element is of course… Music! When I’m working, I’m always listening to music, discovering new artists, listening to something related to the project who hired me… It all started because of Electronic Music, so it is the key element! Of course, there are also a lot of Designers that have done exquisite projects that also inspire me like Network Osaka; Ray Sison a.k.a SkilledConcept and Ross Gunter.

03. As an artist what is your maximum aspiration?

My maximum aspiration is to always work with people who understand the message that I’m trying to pass. People that love my Art and that trust me completely when it comes to finalizing a project that they requested. It’s very important for me to be surrounded by people who make me comfortable, and that does not pressure me by confining my creative process. People who see the same beauty in Abstract Art as I do. So, basically as long as I get to do what I love, with people who love to see and also connect themselves with what I, I can say that I’m fulfilled.

Tania Filipa
Tania Filipa for Alex Harmony
04. Is there a characterizing message related to your work?

Yes for sure, the message behind my work as a graphic designer is that less is more! You can always see more and understand more with less to look at. My work is done around simplicity and what can be achieved by… Personally I think the more Info you put on a Flyer, for example, the fewer people actually see what that Flyer is trying to transmit you. So it’s always good to keep things at a level where it’s harmonious. For me, nothing else makes more sense than something Minimalistic and full of Geometry!

05. What does underground mean to you?

Well… Lately, it seems to be such an “ordinary” word, people who have no clue about how it all began, what it stands for, or even when it began, say that they are underground, that they “live” for the underground. Unfortunately, it seems to be like a plague nowadays, it’s more of a status than a movement for the majority. However for me, it stands for roots, I love to watch documentaries about it, about how it expanded, how it all started… Underground for me right now, means not a crowded place, not a trendy DJ and people around me that I have never seen before in my life, just dancing…

Thank you, Tania, from all Factory Asks followers!

Some useful links:

TF Concept Design on Facebook

Latest works

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“Nessun artista è stato maltrattato durante la realizzazione di questa intervista.”  

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Teresa Basili

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TERESA BASILI

Una giovanissima make-up artist, Teresa. Nasce il 12 novembre del 1990. Inizia a studiare musica da parecchio piccina con il pianoforte. Tra amore e odio iniziali riesce a farselo amico fino ai 20 anni, lasciandolo poi per trasferirsi a Milano dopo aver frequentato il Liceo Artistico Musicale di Lucca, per iniziare gli studi di scenografia all’Accademia di Belle Arti a Brera. Dopo la laurea intraprende quello che sarà il suo futuro da make-up artist alla scuola di trucco BCM di Milano.

01. Come hai intrapreso il percorso artistico del make-up?

Fin da piccina mi dilettavo a colorare la faccia di mio fratello con le matite acquerellabili bagnate sputandoci su, ma finiva sempre a schiaffi. Ho iniziato frequentando il corso di scenografia all’accademia di Milano. Un giorno dall’aula accanto alla mia spunta una donna che aveva i capelli come Doc di Ritorno al Futuro, era un’insegnante. Chiese se ci fosse qualcuno disponibile a fare da modello per un ragazzo che doveva realizzare un trucco teatrale… : “vengo io!”. Così mi sono fatta impiastricciare la faccia e mi sono innamorata per la prima volta nella vita. Quando ho iniziato la scuola per truccatori ho incontrato di nuovo la donna con i capelli di Doc, è stata la mia insegnante di effetti speciali. Ho iniziato così.

TERESA BASILI make-up
Foto: Nicol P. Claroni
02. A chi o cosa ti ispiri per quanto riguarda i tuoi lavori?

Tutto. Qualsiasi cosa io veda, senta, tocchi o ascolti. Sono molto curiosa, questo mi aiuta. Quando lavoro per commissioni, che siano film o spettacoli teatrali, faccio mille ricerche per capire cosa vogliono e come arrivare al progetto finito. Quando lavoro per i miei progetti di make-up personali faccio la stessa cosa ma sentendomi molto più libera. Do sfogo a quello che penso perché è il mio progetto e posso scegliere ciò che voglio, dire e trasmettere cose molto più personali.

03. In quanto “artista” qual è la tua massima aspirazione?

Poter riuscire a creare, esprimere attraverso corpo e colori in totale libertà. E allo stesso tempo trasmettere sensazioni, di qualsiasi genere, agli altri.

TERESA BASILI make-up
Foto: Nicol P. Claroni
04. C’è un messaggio legato ai tuoi lavori senza il quale non li chiameresti tuoi?

Credo di si, nei miei progetti esiste sempre un tema che è quello del doppio. della specularità, bianco e nero. E bianco e nero siamo noi, un dualismo di cui non ci libereremo mai.

05. Che cosa vuol dire underground per te?

Underground è la creatività che non viene trasmessa attraverso i normali canali commerciali, è sperimentazione libera da ogni vincolo imposto.

Concept Foto di Nicol P. Claroni, Make up di Teresa Basili

Alcuni link preziosi:

Sito Web di Teresa Basili

“Nessun artista è stato maltrattato durante la realizzazione di questa intervista”

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PLATO - AWAKE

FACTORY ASKS 0022

PLATO

Musicista di formazione pianista, di sicuro uno dei talenti nascosti del bel paese. Vi presentiamo un caro amico, Pasquale Lauro alias Plato. Ho iniziato con la musica nel 1996, con dei compagni di scuola ci trovavamo davanti al Teatro Regio di Torino per ballare e fare freestyle su beat registrati un’ora prima a casa. Da lì a poco avrei iniziato a fare qualche serata in alcuni locali torinesi. Ho studiato chitarra classica e pianoforte presso il Centro Jazz di Torino suonando poi negli anni in parecchi progetti, spesso band o collettivi. Tra i miei collaboratori/amici storici, con i quali lavoro tutt’ora, figurano Imo, ottimo producer (con cui seguo il progetto Unlimit in collaborazione con il cantante e performer londinese Randolph Matthews) e Mdns che da sempre cura tutto l’aspetto grafico e visual dei miei lavori.

01. Come hai intrapreso il tuo percorso da musicista?

Ho iniziato quasi per caso. Avevo 14 anni e un giorno con altri due amici trovammo un annuncio: vendevano due technics usati, un mixer 2 canali di una marca sconosciuta, due casse passive e un amplificatore, più una raccolta di vinili di musica elettronica di svariati generi, dance, trance, progressive e hardcore alla modica cifra di 900 mila lire. Perché non approfittare? Uno dei due amici aveva una stanza poco più grande di uno sgabuzzino e il giorno dopo l’acquisto iniziammo a metterci sui piatti a fare pratica, tutti i pomeriggi lì a macinare dischi. Poi dopo poco tempo mi venne voglia di iniziare a produrre, fu quell’anno che scoprii i primi software. Iniziai con Acid 1.0 della Sonic Foundry e da lì, passando da un po’ di generi, non ho più smesso.

PLATO - AWAKE
PLATO – AWAKE
02. A chi o cosa ti ispiri per quanto riguarda i tuoi lavori?

Come musicista, cerco di ispirarmi con qualsiasi cosa mi capiti sotto gli occhi, musica, libri, un articolo, un concetto, un avvenimento, tutto può servire per scrivere un pezzo o tirare giù un beat. 

PLATO LIVE
PLATO-AWAKE

Ho sempre lavorato su un mio suono cercando di rimanere sempre attuale ispirandomi anche a generi diversi dall’elettronica. Per citare alcuni dei miei artisti preferiti al quale spesso mi ispiro: Apparat, James Blake, Synkro, Robot Koch, l’italianissimo Clap! Clap!, Jon Hopkins.

03. In quanto “artista” qual è la tua massima aspirazione?

Credo che la massima aspirazione, per me come per la maggior parte degli artisti, sia creare cose che piacciano a se stessi e poi agli altri in una misura sempre più grande.

04. C’è un messaggio legato ai tuoi lavori senza il quale non li chiameresti tuoi?

Il messaggio che credo accomuni tutti i miei lavori da musicista è di matrice emotiva, suoni che cercano di traghettarti oltre l’estetica di genere. Nei pezzi cerco sempre di bucare in profondità, di catturare l’attenzione ma a livelli più profondi, mi piace creare tessuti sonori riconducibili in un periodo storico ma che superino il tempo e mi auguro di riuscirci.

PLATO LIVE
PLATO – LIVE
05. Che cosa vuol dire underground per te?

E’ il laboratorio per un musicista, la base senza la quale il mainstream non potrebbe esistere. E’ li che avviene la vera sperimentazione, dove ci si sporca le mani insomma, l’esempio più famoso è il dubstep, in cima alle classifiche grazie alla devozione e la passione di a producer come El B, Skream. o Burial. Gente come Skrillex deve molto a loro. In ogni città è sempre importante avere uno o più zone dove l’underground possa crescere e svilupparsi, purtroppo qui a Torino negli ultimi anni tutto ciò è venuto a mancare con la chiusura di posti come i Murazzi, centro nevralgico non solo della movida ma anche di tutti i movimenti sotterranei.

PLATO LIVE
PLATO LIVE
Alcuni preziosi link:

Bandcamp

Sideshape records

“Nessun artista è stato maltrattato durante la realizzazione di questa intervista”

Factory Asks 0022