Herrera

rico-herrera Break the Wall

Talento e tanta dedizione, il resto lo fa l’esperienza

Pisa, siamo negli anni ’90 quando Federico Lazzerini in arte Herrera quello che ricordo con molto piacere essere stato “il mio compagno di banco alle scuole medie” arriva in classe con una rivista per writers. Colori, firme, sigle e disegni mai visti prima. Si apre un mondo quello della Street Culture, dei rapper, degli MC e dei Dj che con il Turntablism ridefinivano nuovi confini e spazi sonori. Herrera a poco a poco è entrato in quello stargate costruendosi negli anni una carriera musicale come Dj, Rapper e Producer tanto solida quanto riconosciuta con rispetto e ammirazione dai diversi addetti ai lavori e appassionati. Ha girato molto in Italia, in lungo e largo con i suoi diversi progetti ma non ha mai lasciato le sue origini e la sua città natale, Pisa.

Abbiamo fatto una bella chiacchierata con Herrera sullo stato della cultura che ci unisce, un’artista coerente e versatile come mostra il suo ampio CV. Si parte con “I Maniaci Dei Dischi” per poi collaborare con Sangue Mostro e Musteeno; diverse le produzioni tra Hip Pop e sonorità più House come “Buongiorno EP” fino alla creazione di Medicine Records.
Ciao Fede, è un enorme piacere averti qui con noi e poter scambiare un pò di riflessioni con te che toccano temi importanti come la scena e la club culture da condividere con chi segue Under-blog e #Btw. Se ti dovessi descrivere con la musica, cosa senti più vicino a te, quale elettronica diciamo ti rappresenta meglio?

Artisticamente sono molto versatile, amo i vecchi samplers, il vinile, le Wallabee Clarks. Non credo di rientrare nel termine elettronico puro, ascolto musica che è composta anche con strumenti elettronici principalmente Hip Hop, House, Funk, Jazz e tutte le sfumature che stanno in mezzo.

Quando è iniziato questo amore?

Ho iniziato a comprare dischi in vinile intorno al 93, inizialmente ho studiato il turntablism, partecipai anche all’ITF mi sembra nel 2000 al Link di Bologna, arrivai sesto credo, eliminato da DJ Yaner, che poi arrivò in finale contro Jay Kay, dovrei avere sempre il VHS e forse gira pure un video su YouTube di quella gara, gli studi sulla produzione sono iniziati nei primi 2000 quando presi il mio primo MPC da Dre Love, prima usavo pedaliere da chitarra e multi traccia a cassetta, facevo tutto esclusivamente con i giradischi, ma non è rimasto molto in giro, qualche CD o tape.

Cosa ne pensi della Club Culture nella tua città e oltre?

Ci sono molte situazioni interessanti, ho collaborato praticamente con tutti nella mia città. Ora grazie ad internet hai accesso a tante informazioni ma l’esperienza rimane il fattore principale che ti consente di capirle certe informazioni. Le situazioni che seguo sono molto di nicchia quindi non saprei dirti come vanno le cose più “mainstream” vedo che i festival da anni stanno spopolando e i locali fanno un pò fatica. Comunque ci sono tantissime realtà che spingono artisti che fanno musica da club di qualità, rimanendo in zona a Firenze per esempio negli ultimi anni hanno sfilato un sacco di nomi noti in ambito House come anche al Deposito di Pisa e pure i ragazzi del Sanantonio42 (Drago e Pizzo) tra presentazioni e serate fanno un sacco di cose, questi sono quelli più vicini a me ma ci sono tante altre realtà. Nelle altre città d’Italia idem, tante belle cose.

Quali sono le principali criticità? Cosa possiamo fare per migliorare l’attuale Club Culture? E quali sono i pro (e i contro)?

Non saprei, le situazioni più commerciali funzionano, per quanto riguarda le nicchie forse abbiamo pochi blog, siti e riviste di settore, e bisognerebbe creare degli spazi di aggregazione dove si parla e ci si scambia musica, potrebbe essere utile. All’estero molti generi musicali che appartengono al nostro campo hanno anche le loro danze di riferimento e da sempre la danza è un modo per stare assieme, ci sono circoli dove si balla e si studiano i passi anche il pomeriggio. Le scene esistono per strada, nei quartieri, non solo nei Club. Per unire servono dei fattori di identificazione, il riconoscersi in qualcosa aiuta tanto, credo sia molto importante l’aspetto sociale, andrebbe curato.

Quali sono gli aspetti positivi del fare musica al giorno d’oggi?

Sono moltissimi, la tecnologia chiaramente ha dato tanto sia in termini di produzione che di divulgazione, puoi fare un brano registrarlo e farlo sentire al mondo in poche ore. Io rimango legato all’epoca in cui ho iniziato, sia per le macchine che uso ma anche per l’aspetto umano, il top rimane sempre trovarsi accendere le macchine e divertirsi, se sei da solo poi chiami i tuoi amici e fai sentire i beats per telefono, ora mandiamo i vocali si fa prima.

Quali sono le sensazioni che hai verso il tuo ultimo EP / album?

L’ultimo lavoro in vinile è stato “ Uno EP” per Roots Underground Records, è andato molto bene sia a livello di vendite che di feedback, sono molto affezionato a quel disco sia perché è il mio primo lavoro ufficiale in chiave più “houseggiante” sia per l’amicizia che si è creata con Marco Celeri boss della label. Per quanto riguarda il digitale a Gennaio ho fatto uscire sul mio bandcamp “Educated Man” un pezzo broken che sta andando veramente bene è stato suonato da molti dJs che stimo in varie parti del mondo.


Links:

Medicine Records

Discogs


Mr.Redley plays my last single for MixMag mix


Edited by Daniele V. One of the founders of the PUM – Pisa Underground Movement. Devoted to electronic music and its cultural background. I started writing to accomplish the need to tell what’s going on and track change about our activities, and I found new energies and interests.)

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