Dalo New Sounds

Dalo

Distacco e immersione

Come per Dalo, la tranquillità vissuta come distacco dalla vita caotica delle nostre città unita al desiderio di immergersi nella contemplazione della natura è qualcosa che ognuno di noi prova e ha provato nella propria vita. Diciamo che rappresenta un sentimento antico, almeno quanto il poeta Orazio uno dei primi pensatori che ci ha lasciato una tale testimonianza.

Ora vi direte, ma che c’entra lo stare bene con se stessi, magari in campagna con una rubrica come New Sounds che parla di musica elettronica? Uno si aspetta che i musicisti conducano una vita al limite, fatta di eccessi e di movimento.

Ebbene non è sempre così, anzi è molto interessante conoscere e scoprire il movimento opposto, ovvero come dalla quiete e dalla riflessione nasce il bisogno di comporre musica e di intrecciare suoni, di comunicare e raccontare una storia.

È con questa prospettiva “rovesciata” che vi presentiamo Simone D’Alonzo aka Dalo, un artista davvero interessante che uscirà domani – Venerdì 17 Luglio 2020 – con il suo primo EP “Simulacro” per la Torinese Sideshape Recordings. Vi consigliamo pertanto di tenere d’occhio nelle prossime 24 ore il Bandcamp dell’etichetta discografica per ascoltare il suo nuovo lavoro.

DALO

L’arte della quiete è sempre stato un motto che mi ha ispirato a creare musica. Semplicità nel fermare e osservare un mondo in costante cambiamento, poiché cambia il mio desiderio di creare sempre suoni diversi nella pace della mia camera da letto. Dopo più di un anno di lavoro arriva “Simulacro”, due pezzi che descrivono meglio la dicotomia tra il flusso continuo di cose e la contemplazione di esse.

Simone è nato a Bordighera, in Liguria, un luogo con feste in spiaggia e malinconia, che sono le caratteristiche di quasi tutte le sue produzioni musicali.

Beatmaker, ha debuttato con il suo primo lavoro elettronico da solista nel 2013 con l’EP Motion per Audiokult collaborando con la cantautrice inglese Cammie Robinson. Sempre con l’etichetta austriaca pubblicherà due ep, poi si sposterà con con la teutonica “Emerald & Doreen rec.” Con loro ha pubblicato un EP e 3 Lp. Infine Dalo ha partecipato a diverse uscite come remixer e altrettante compilation, alcune selezionate dal DJ Jerry Bouthier di Kitsune.

In ciascun numero di “New Sounds” vi presenteremo cosa bolle in pentola, le novità sommerse nella rete, i suoni da tenere d’occhio, gli artisti emergenti nel panorama nazionale, le labels e i retroscena della produzione elettronica.

Benvenuto su New Sounds Dalo! Domani 17 Luglio uscirà “Simulacro” per Sideshape Recordings: un EP contenente due tuoi nuovi brani “Simulacro ed Entropia” e un remix di Simulacro by Plato. In questo lavoro ci muoviamo su un’elettronica libera da schemi fissi, dove la componente ritmica diventa rituale. Tuttavia per capirne l’origine facciamo un paio di passi indietro, parlaci di te?

Dalo è un ragazzo di 33 anni che vive a Bordighera in Liguria, diviso tra due passioni, videogames e orto. Una dicotomia che in qualche modo si rispecchia nel mio modo di fare musica, tra elettronica e ricerca di situazioni più immersive emotivamente, come i panorami sul mare che regala la mia città.

Quando inizia il tuo percorso musicale? Con quali sonorità ti senti più in empatia?

E’ stato proprio un gioco per la prima playstation ne 1999, “music 2000” che mi ha introdotto alla creazioni musicali, ma è stato poi nel 2012 che ho iniziato a condividere le mie prime produzioni su soundcloud, dove poi ho conosciuto Audiokult ed Emerald&Doreen, le due label, la prima austriaca e la seconda tedesca, che hanno pubblicato i miei lavori fino a quest’anno, dove finalmente si rimane in patria.

I suoni che più mi regalano emozioni sono quei brani celtici, orientali o comunque etnici, che mi ispirano per la produzione dei brani. Nonostante la mia libreria musicala sia veramente variegata, e non solo di elettronica affine al mio genere, i suoni più meditativi, legati a vecchi strumenti e tradizioni, sono quelli che mi emozionano sicuramente di più.

Domani esce “Simulacro”. Un’altra chicca per la casa discografica Torinese a due settimane circa da “Emotional Control” dei Wicked Expectations. Questa volta strizziamo l’occhio all’IDM più concettuale con una manipolazione di elementi vocali e parti ritmiche che ci porta in una dimensione eterea caratterizzata da un costante movimento. Tocchiamo il cielo e ci spingiamo nella giungla più profonda allo stesso tempo.
Una curiosità, perché Simulacro? Da dove nasce l’idea?

Mi ritengo molto fortunato a vivere in una città immersa nel verde, e potermi dedicare ad una passione “dimenticata” come l’orto, su di un bellissimo mare come panorama.

Questo vivere al di fuori dai ritmi frenetici delle città mi permette di avere sempre una sensazione da raccontare in musica. Simulacro nasce dalla consapevolezza di un tempo che si ferma, se ci si mette a godere di certi momenti, come osservare appunto il mare, ma allo stesso tempo il continuo flusso di esso, in continuo movimento, come siamo noi.

Quindi ho voluto riprodurre in musica questo concetto, suoni eterei che rimandassero alla contemplazione sopra dei tappeti ritmici che dessero loro un movimento costante.

Cosa ti ha influenzato maggiormente in questo primo lavoro per Sideshape? Rispetto ai tuoi precedenti brani senti di aver liberato qualche parte di te e intrapreso un nuovo percorso?

Sicuramente sì, ho sempre avuto un approccio “emotivo” con le mie produzioni, ma è sempre stato molto marchiato un mio lato “disco” nelle precedenti uscite, un mio lato più “danzereccio” che con gli amici di Sideshape per questo lavoro ho smussato, cercando di raccontare una storia, al contrario di fare battere i piedi a tempo. In un anno di tempo, da quando ho avuto la fortuna di conoscere Gaetano e la famiglia Sideshape, ci siamo sempre  confrontati su cosa volessi “raccontare” con questo disco, loro sono stati sempre super attenti affinché uscisse l’emotività in questo progetto, e questo modus operandi mi ha davvero dato una marcia in più per creare qualcosa di più intimista, poi il remix di Plato è stata la ciliegina sulla torta.

Suoni live? Che strumenti hai usato per comporre questo EP?

Ho fatto dei Dj set, ma ora non suono più. Preferisco la produzione all’esecuzione live, un giorno potrei cambiare idea, ma per ora sono fuori totalmente dal mondo club. Per la produzione, mouse e tastiera sono stati i veri protagonisti, gli unici veri strumenti che uso sono una tastiera midi ed un campionatore.

Seguirà qualche altro lavoro? Cosa hai in cantiere?

Mi piacerebbe continuare questo percorso con Sideshape e qualcosina in lavorazione c’è già, ma ho anche in mente di implementare un progetto di musica con qualcosa di visivo, come un cortometraggio, sarebbe il mio secondo e mi diverte un sacco realizzarli.

Come vivi il rapporto con l’elettronica più orientata ai club? Quali sono 5 dischi a cui non potresti rinunciare in un Dj-set?

Adoro l’elettronica che fa divertire nei club, ma quella sofisticata, che anche se non stai a sudare in pista la sia apprezza per le sue sonorità.

I 5 must sono:

  • Gold Panda – You
  • Kenton Slash Demon – Sun
  • Gidge – you
  • Pional – Into a trap
  • Indian Wells – Alcantara
Simulacro EP, Artwork: Maniaco D’amore [Pietro Tenuta]; Copyright Sideshape Recordings; Release date 17 July 2020

Grazie ancora Simone per il tuo prezioso contributo e speriamo di poterti sentire presto magari con un mixtape per il nostro futuro format Transmedia!


Links:

Dalo on Sideshape.com

Soundcloud

Biography

Simone D’Alonzo aka Dalo was born in Bordighera, in Liguria, a place with beach parties and melancholy, which are the characteristic almost of all his musical productions.

He began as a beatmaker, but made his debut with his first solo electronic work in 2013 with the EP Motion, for Audiokult, working with the English singer-songwriter Cammie Robinson, with the Austrian label he will publish two ep, then he will move to the German Emerald&Doreen rec. With the latter, he will publish an EP and 3 Lp, been part in several releases as remixers, and as many compilations, some selected by the DJ Jerry Bouthier of Kitsunè.


Edited by Daniele V. One of the founders of the PUM – Pisa Underground Movement. Devoted to electronic music and its cultural background. I started writing to accomplish the need to tell what’s going on and track change about our activities, and I found new energies and interests.

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Wicked Expectation New Sounds

Wicked Expectation

Emozioni racchiuse nel suono elettronico di una band Torinese capace di ridisegnare il dance-floor

Quale città meglio di Torino per cominciare il nuovo viaggio di ricerca musicale con New Sounds? Una città da sempre ricca di idee, vivacità culturale e proposte musicali di caratura internazionale. Ci piace pensare che questa nuova rubrica di Under-blog possa essere inaugurata non a caso in una delle culle della musica elettronica della nostra penisola. E non a caso i suoni che vi presentiamo oggi si intrecciano con una realtà che sta crescendo molto sia per qualità delle proposte che per numerosità delle uscite.

Parliamo del nuovo Ep dei Wicked ExpectationEmotional Control” uscito lo scorso 26 Giugno 2020 per la Torinese Sideshape Recordings.

Un EP che combina i generi IDM e Brokenbeat, ispirato dalla cultura del clubbing, l’essenza del controllo emotivo si riflette nella costante ricerca di un equilibrio tra distanza e isolamento. Non a caso il lavoro è stato registrato durante il lockdown dovuto al COVID-19 ed esprime la necessità dell’evasione attraverso un sentimento di malinconia.

Grain of Sand sembra molto contemporanea pur mantenendo una certa influenza proveniente dagli anni ’90. Le percussioni di batteria e basso ricordano il genere IDM, mentre le voci glitch raggiungono il loro culmine creando melodie e atmosfera synthpop.

Emotional Control suona in modo più sperimentale, con un groove spezzato fatto dalla combinazione di batteria, basso e campioni vocali. La malinconia dell’isolamento da Covid-19 ha giocato il suo ruolo nel nuovo stile di Wicked Expectation, culminato con la creazione di questa traccia.

press release Sideshape.com

In ciascun numero di “New Sounds” vi presenteremo cosa bolle in pentola, le novità sommerse nella rete, i suoni da tenere d’occhio, gli artisti emergenti nel panorama nazionale, le labels e i retroscena della produzione elettronica.

Rinrgaziamo così i Wicked Expectations per il tempo e le risposte che ci hanno fornito e ci lanciamo ad esplorare il loro suono.

New Sounds
Copyright Wicked Expectation
Benvenuti su New Sounds ragazzi! Il 26 Giugno è uscito “Emotional Control” per la Torinese Sideshape Recordings. Un nuovo e potente EP contenente due brani a cavallo tra sonorità IDM e matrici più dance con l’innesto della voce che squarcia le atmosfere più scure per potare l’ascoltatore verso una profondità emotiva luminosa. Prima pubblicazione con l’etichetta discografica Torinese, come vi siete trovati? Vi hanno supportato da subito nel progetto?

L’incontro con i ragazzi della Sideshape è stato incredibilmente fortuito e casuale, ma nulla succede per caso e questa collaborazione è nata subito sotto una buona stella! Ci siamo sentiti subito come a casa nostra e speriamo davvero che questa sia solo la prima di una serie di pubblicazioni insieme!

Un pò di spazio ai retroscena che vogliamo approfondire qui su New Sounds…Quali sono le figure della label con cui avete maggiormente collaborato?

In generale, dato il loro ruolo, abbiamo collaborato inizialmente con Alessandro Di Paola (per il mix dei brani) e Gaetano Lo Bianco (per le scelte di pubblicazione). Successivamente anche con Pasquale Lauro (PLATO) e Maniaco D’amore [Pietro Tenuta] (per l’artwork). E’ stato un vero piacere conoscere tutti e sicuramente avremo modo di approfondire la loro conoscenza nei prossimi mesi!

Quando avete iniziato a lavorare a questo progetto? Tutto strumentale o ibrido con l’ausilio di DAWs e VST?

Direi abbastanza ibrido. In una prima fase abbiamo registrato alcune parti in studio, dopodiché tutto il lavoro è stato fatto su DAW, con l’editing dei vari samples e creazione dell’arrangiamento vero e proprio.

Dove avete registrato il materiale e in particolare la voce?

La maggior parte delle registrazioni è stata fatta nel nostro piccolo studio a Milano, alcune parti le abbiamo però inevitabilmente registrate a casa durante il lockdown.

Nel cantato come nelle parti ritmiche ci risento diverse influenze, ad esempio la brillantezza della voce mi ricorda un po’ alcuni pezzi dei Gus Gus (Arabian Horse), vi ispirate a qualcuno?

Più che ispirarci ad uno o a più artisti in particolare, direi che ad influenzarci maggiormente è la musica che ascoltiamo. Per la verità i nostri ascolti variano molto anche tra noi componenti della band. Forse è proprio questa strana alchimia che crea il nostro stile.

Come avete avviato il progetto e quali sono le vostre inclinazioni?

Il progetto è nato nel 2012 con Gianluca ed Andrea e ha attraversato diverse fasi. In origine eravamo molto più Rock/Alternative e meno ‘elettronici’. Poi con il passare degli album e degli EP, la voglia di sperimentare con la musica elettronica ha preso sempre più il sopravvento.

Da band, come vivete il rapporto con la techno, elettronica e dance? Quando è nata questa infatuazione? Da buoni Torinesi ci aspettiamo che i Subsonica abbiano fatto da apripista ad intere generazioni successive, è stato così? Oppure ci sono percorsi più intimi e segreti?

I Wicked sono nati come band alternative nel 2012. Inizialmente le influenze erano band che univano l’elettronica ad altri generi, una su tutti i Radiohead. Piano piano ci siamo avvicinati sempre di più ad un’elettronica “club” ma mantenendo sempre la nostra formazione originale. La strumentazione si è evoluta con noi e, forse la caratteristica peculiare, ci accompagna ancora oggi un live set-up da alternative band insieme a tutta la strumentazione elettronica necessaria; forse questa cosa è quella che più ci accomuna ai Subsonica, che è una band da noi sempre apprezzata ma che non è mai stata la vera fonte di ispirazione.

Il vostro è un progetto solo musicale oppure avete in mente di unire ad esempio nei vostri live l’ausilio di video e altri media per arricchire l’esperienza?

L’unione audio-video, secondo noi, è fondamentale per completare il viaggio e renderlo un’esperienza sensoriale a tutto tondo. Negli scorsi anni abbiamo utilizzato delle proiezioni durante i live. Ci piacerebbe implementarle con il video mapping, magari in collaborazione con qualche artista di quel mondo…

New Sounds
Emotional Control EP, Artwork: Maniaco D’amore [Pietro Tenuta]; Copyright Sideshape Recordings
Toccando il tema dei live, di sicuro la situazione che stiamo vivendo è scoraggiante, in New Sounds siamo curiosi di capire voi da musicisti come avete vissuto il lockdown e come vivete la situazione attuale? Quali sono le vostre prospettive future? Su under-blog abbiamo ampiamente discusso della problematica in BtW

La situazione live è sicuramente drammatica, per la quantità di persone che lavora in questo mondo e che, per ora, è impossibilitata a lavorare. Alcune programmazioni sono riprese, anche se con mille restrizioni e misure di sicurezza, ma tutti noi guardiamo al futuro con l’ottimismo di poter tornare a fare i concerti in modo tale che risultino un piacere per chi ascolta. Per quanto ci riguarda, noi abbiamo scritto musica nuova durante questo periodo, quella che state ascoltando è parte di essa, altra arriverà…

Speriamo di potervi ospitare presto in Toscana, magari di vederci a Pisa! Vi ringraziamo ancora per questa chiacchierata su New Sounds!

Per ora abbiamo fatto un solo live in Toscana, a Serravalle Pistoiese durante il festival Serravalle Rock. Quella sera abbiamo suonato insieme agli islandesi Vok ed è stata una serata memorabile. Speriamo di tornare assolutamente presto dalle vostre parti!


Links:

Wicked Expectation on Sideshape.com

Soundcloud

Band page on facebook

Biography

Wicked Expectation are an electronic/IDM band from Turin, Italy. Experimentalambient and glitch sounds are mixed with pitched vocals and synths, designing an immersive and mind-altering imaginary. The band was formed in 2012 and published its debut album Visions in 2015 that was played live across Italy and Switzerland. Visions concept is about the relationship between humans, nature, and technology: a restless and schizophrenic coexistence that might generate great innovations and catastrophes at the same time. The sound research and new instrumental set-up pushed the band to create new songs included in the new album Folding Parasite that does not have a concept behind. Folding Parasite songs have massive use of synthesizers and samples, with fewer guitars and acoustic drums compared to the previous album. Groove is often a combination of Bass, Synth Bass, and Drum Machines. The album tour let the band play across Italy (including summertime festivals), Switzerland, France, and Belgium. Folding Parasite was released in March 2017.

In April 2019 the band released Echoes which represents a step further into the Wicked Expectation production process. The sound is even more electronic and abstract with downtempo rhythms, allowing the band to play also DJ sets. In June 2020 the band released Emotional Control, two-tracks EP for the Turin-based label Sideshape Recordings.


Edited by Daniele V. One of the founders of the PUM – Pisa Underground Movement. Devoted to electronic music and its cultural background. I started writing to accomplish the need to tell what’s going on and track change about our activities, and I found new energies and interests.

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Giosuè Impellizzeri Break the Wall

Giosuè Impellizzeri

Nessun spazio all’improvvisazione, ma più lavoro di squadra e scambio di competenze per scrivere una nuova pagina.

Possiamo davvero – tutti insieme – pensare di scrivere una nuova pagina per la Club Culture nel nostro paese. Anche se non esiste una ricetta specifica da cui partire, abbiamo dalla nostra le conoscenze e l’esperienza di diverse persone dotate di grande spessore umano, artistico e culturale.

Giosuè Impellizzeri è sicuramente tra queste. Per gli artisti o i lavoratori culturali figure come quella di Giosuè rappresentano delle guide fondamentali, così come per gli appassionati che cercano nutrimento costante per placare l’insaziabile sete di conoscenza. Prendendo in prestito due versi a me cari di Eugenio Montale, il suo “scrivere” è come il “mastice che tiene insieme questi quattro sassi“. Uno di quelli che ha attraversato due decadi di storia musicale scrivendo tantissimo su riviste cartacee specializzate e svariate webzine. Ma non solo, ha prodotto musica su etichette italiane e internazionali, ha curato festival e realizzato una serie di set mixati per vari network radiofonici.

Suo il libro Gigolography. The International DeeJay Gigolo Records History Book su una delle figure chiavi per la Club Culture, Dj Hell, uscito per CRAC Edizioni, così come altri lavori sulla musica elettronica raccolti nella collana Decadance e realizzati assieme a Luca Giampetruzzi.

Gigolography. The International DeeJay Gigolo Records History Book

È un grande onore per noi poterci confrontare con lui tra queste pagine e attraverso le diverse domande di #BtW giungere assieme ad una nuova consapevolezza, muovendo un ulteriore passo avanti nel tentativo di contribuire a riscrivere una nuova pagina di CC! (qui il precedente numero).

Chi sei?

Mi occupo di musica elettronica e DJ culture da oltre vent’anni. Nel 1996 ho iniziato a scrivere con una vecchia Olivetti le prime recensioni che inviavo speranzosamente via fax alle redazioni di vari giornali. Nel corso del tempo mi sono dedicato anche alla composizione, alla radio, alla discografia e alla scrittura di libri, con una particolare predilezione per l’archivistica e le storicizzazioni, probabilmente derivata dagli studi universitari. In sostanza mi considero un appassionato desideroso di approfondire le conoscenze, in modo quasi scientifico, sulle cose per cui nutro interesse tra cui, ovviamente, la musica.

Quale musica elettronica ti rappresenta?

Difficile dirlo, è come chiedermi di estrarre dalla collezione il disco preferito. Essere nemico della monotematicità inoltre non mi aiuta a dare una risposta secca. Direi comunque da “Autobahn” dei Kraftwerk in giù, considerando il gruppo tedesco tra i principali “motori” di gran parte di ciò che è avvenuto all’elettronica dopo essersi smarcata dalla posizione più strettamente accademica delle decadi precedenti.

Kraftwerk – We are the Robots
Quando è iniziato questo amore?

Credo intorno al 1988, ma inconsapevolmente. A livello intenzionale invece indicherei il 1992, quando iniziai a comprare dischi (usati) per cimentarmi in mixaggi domestici. Raccattavo, per poche migliaia di lire, materiale di scarto di altri aspiranti DJ del mio paese, ben felici di sbarazzarsi di dischi che non avrebbero più potuto usare durante le feste casalinghe che si organizzavano negli anni delle scuole medie. Tra quelli trovai “Move Your Feet To The Rhythm Of The Beat” del compianto Hithouse, uscito nel 1989.

Lo ascoltavo decine di volte cercando di capire come si potesse “assemblare” una musica simile che mettevo agli antipodi di ciò che invece stavo apprendendo studiando il pianoforte, sin dal 1986. Un effetto ancora più dirompente lo provai attraverso la copertina di quel disco che, in una sorta di maxi tavola fumettistica, lasciava scorgere l’interno di uno studio di registrazione allestito in casa. Quelle “diavolerie” piene di pulsanti, leve e cursori alimentarono la mia curiosità per un mondo arcano e letteralmente tutto da scoprire.

Cosa ne pensi della cultura in Italia legata alla musica e in particolare alla scena che segui?

Dipende da cosa si intende per “cultura”. È sufficiente snocciolare la paternità di campionamenti seppur già svelati su WhoSampled? Identificare l’anno di uscita di un disco con un occhio fisso su Discogs? Fare un sunto o un copiaincolla di un capoverso di Wikipedia per descrivere un artista o un particolare periodo stilistico? Può forse ritenersi un divulgatore culturale chi scopiazza, per giunta male, libri ed articoli o realizza interviste compiacenti a personaggi famosi di turno col fine di accattivarsene le simpatie? Eppure c’è più di qualcuno, includendo persino chi si considera un appassionato, che di fronte a tutto ciò si mostra entusiasta, perché evidentemente considera “culturali” questo tipo di contenuti.

“È sufficiente snocciolare la paternità di campionamenti seppur già svelati su WhoSampled?”

Personalmente ritengo che la cultura musicale affondi le radici nella ricerca (autentica, non derivata dall’incrocio di una manciata di clic su Google), nella conoscenza (che per fortuna non è downloadabile ma frutto di esperienza accumulata in anni) e nell’imparzialità e capacità di analizzare criticamente anche più scenari stilistici senza spocchiose contrapposizioni da sterili battaglie ideologiche. La cultura musicale, per me, resta tale a prescindere dal campo di applicazione, che si parli dei Drexciya o dei 2 Unlimited, piuttosto che di Jesse Saunders o degli Oppenheimer Analysis, o degli Ace Of Base o Jimi Tenor. L’importante è muoversi col giusto intento, spirito, competenza e consapevolezza.

“..che si parli dei Drexciya o dei 2 Unlimited, piuttosto che di Jesse Saunders o degli Oppenheimer Analysis, o degli Ace Of Base o Jimi Tenor. L’importante è muoversi col giusto intento, spirito, competenza e consapevolezza”

A malincuore però giungo all’amara conclusione che la deculturalizzazione abbia avuto la meglio in Italia, ma con uno “storico” come il nostro era utopico sperare nel contrario. Nei decenni passati i media tradizionali (stampa, radio e tv) non hanno di certo aiutato, tolte poche eccezioni, a far emergere aspetti culturali legati al nightclubbing e alla musica correlata, puntando piuttosto a lucrare nel momento propizio per poi abbandonare il “giocattolo” una volta rotto e riprenderlo quando faceva più comodo. In assenza di un modello genuinamente ed autenticamente culturale che fungesse da traino, nell’immaginario collettivo si è insinuata una lunga serie di luoghi comuni che sarà arduo, o forse impossibile, estirpare.

“il grande pubblico e gli ambienti generalisti hanno iniziato a riconoscere ai disc jockey il ruolo di professionisti proprio quando di professionismo se ne lamenta la mancanza.”

Dalla house intesa come stile messo in piedi da non musicisti incapaci e costretti a ripiegare su campionamenti di brani altrui, alla techno, ossessionante martellio privo di senso, dalla discoteca, girone infernale e teatro di dissolutezza, ai DJ, più vicini ad un hobby dopolavorista che ad una professione vera e propria. Paradossalmente il grande pubblico e gli ambienti generalisti hanno iniziato a riconoscere ai disc jockey il ruolo di professionisti proprio quando di professionismo se ne lamenta la mancanza. In un quadro simile di cultura ne vedo davvero poca e se è vero che si raccoglie ciò che si semina, appare evidente che il campo sia stato seminato male o per niente.

Quali sono le principali criticità?

La musica in Italia è marginalmente considerata una forma culturale, figurarsi quella elettronica e prevalentemente utilizzata nelle discoteche. È un settore scarsamente riconosciuto anche dalle istituzioni, come del resto avviene a tutte quelle attività creativo/artistiche o intellettuali. È quindi facile intuire la ragione per cui sia così diffuso un pressappochismo allarmante e disarmante. Che dire poi di quegli addetti ai lavori (o presunti tali) che continuano ad alimentare plateali inesattezze o incongruenze storiche con nozionismo spicciolo? E i tanti magazine completamente disinteressati a finalità educative, didattiche e formative? Si può pensare di combattere l’ignoranza ed essere presi sul serio pubblicando un articolo che descrive la Love Parade come «evento organizzato per festeggiare la caduta del Muro di Berlino»?

L’Arte, così come il lavoro culturale di chi fa musica, la suona oppure la mixa sono considerati aspetti marginali in Italia; scarsamente riconosciuti dalle istituzioni emerge il bisogno di scrivere e di parlarne.

Persino in discoteca le cose sembrano complicarsi perché pare essersi sensibilmente assottigliato il numero di locali in cui poter avanzare proposte diverse dalla prevedibilità del mainstream, e ciò è avvenuto perché molti art director hanno smarrito la progettualità ma soprattutto la visione di un intrattenimento “illuminato”, lasciandosi conquistare da obiettivi economicamente più vantaggiosi.

Nel frattempo la club culture, un tempo vista di traverso dai benpensanti e conservatori, è stata cannibalizzata dal pop ed è diventata un grosso affare dato in pasto alla cultura di massa. La club music si è quindi affrancata ed emancipata uscendo dal circolo esclusivo delle discoteche mentre una parte di DJ non viene più annessa ai personaggi di serie b anzi, recentemente alcuni particolarmente noti, strapagati e brandizzati sono stati definiti le “rock star del nuovo millennio”.

“La club culture è stata cannibalizzata dal pop ed è diventata un grosso affare dato in pasto alla cultura di massa.”

Per certi versi però il “Dio DJ” che profetizzarono i Faithless nel 1998 è finito col diventare una parodia di ciò che era in origine. Consacrarsi a livello generalista ha voluto dire rinunciare all’autenticità perché, è bene rammentarlo, il divismo da stadio e il DJing non avevano molti punti in comune. Come scrissi già nel 2016, avremmo potuto parlare di rivoluzione se il DJing avesse scardinato la spettacolarizzazione delle rock band ma sembra invece che ne abbia semplicemente preso il posto.

Quella che molti indicano trionfalmente come rivoluzione insomma, assomiglia più ad uno scambio di ruoli che ha acuito ulteriormente il livello di criticità culturale. Che fine farà il disc jockey quando la grande industria dell’intrattenimento, che ora lo ha eletto come archetipo del trascinatore di folle, si stancherà e sarà in cerca di una nuova figura da mitizzare? L’idolo di milioni di giovani rischierà di essere declassato a banale pigiatasti mandando in fumo la credibilità di quella che nacque come virtuosa espressione artistica?

Cosa possiamo fare per migliorare l’attuale stato delle cose e scrivere una nuova pagina?

A dispetto del distanziamento sociale imposto dalla pandemia che viviamo da qualche mese, credo sarebbe fruttuoso l’assembramento (non fisico ovviamente!) ossia fare squadra e sistema allineando chi è mosso dagli stessi intenti e soprattutto dalla medesima passione, perché in Italia esiste eccome uno zoccolo duro di autentici appassionati preparatissimi in materia, sebbene spesso sottovalutati e sottostimati.

La speranza non manca, serve coordinamento ed esperienza per scrivere una nuova pagina!

Questa prospettiva però, pur auspicata da tempo immemore, continua a non trovare facile applicazione nel nostro Paese dove si preferisce coltivare il proprio orticello e non dividerlo con altri per creare realtà più solide. Il resto lo fa (purtroppo) l’invidia, che mi pare un male particolarmente radicato nel settore, ed una competizione malsana che mira a soddisfare solo interessi e tornaconti personali.

Quali sono i pro (e i contro) delle eventuali operazioni da fare per migliorare la situazione?

Mi piace vedere solo i pro dietro un propositivo lavoro di squadra. Unire le forze, mettendo quindi a disposizione del team le proprie competenze, potrebbe equivalere a perfezionare ogni aspetto dell’operato. Poi lo scambio vicendevole di opinioni è costruttivo, un sano confronto aiuta a maturare e a superare i propri limiti.

Quali sono gli aspetti positivi del lavorare nell’ambito della musica al giorno d’oggi?

Anche in questo caso dipende dall’approccio che si riserva alla musica e al mondo che gravita intorno ad essa. C’è chi cerca successo e popolarità, chi donne, chi denaro, chi appagamento per sfamare il proprio ego. Io nulla di tutto ciò ma di aspetti positivi ne potrei elencare tanti come il rapportarsi con persone provenienti da ogni parte del globo, allargare i propri orizzonti ma soprattutto scoprire senza sosta cose nuove. Ad alimentare da sempre la mia attenzione e il mio interesse per ciò che faccio è esattamente il piacere per la scoperta e la musica, come tutte le espressioni artistiche, resta una fonte inesauribile di meravigliose scoperte.


Links:

Decadance il blog realizzato dallo stesso Giosuè.

“Gigolography. The International DeeJay Gigolo Records History Book” e recensione del libro su ondarock

Pagine Autore di Giosuè su DJMAGITALIA, Soundwall


Edited by Daniele V. One of the founders of the PUM – Pisa Underground Movement. Devoted to electronic music and its cultural background. I started writing to accomplish the need to tell what’s going on and track change about our activities, and I found new energies and interests.)

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Populous - Europe-pic-by-Ilenia-Tesoro-scaled.jpg Break the Wall

Populous

A metà fra mente e corpo

Intervista a Populous

Quale sarà il destino post-pandemia per la cultura e in particolare per tutti gli operatori e lavoratori culturali, di certo non lo possiamo ancora intravedere. Tuttavia, riprendendo le parole di Tim Exile in una sua recente intervista uscita su Medium, sappiamo con certezza che nel 2019, il 96% dei diritti musicali sono stati incassati dal solo 4% dei top musicisti.

Se e vero che la pandemia ha dato un durissimo colpo a tutto il settore, è altrettanto vero che “l’industria della musica” prima di questo colpo non lavorava comunque per i milioni di musicisti indipendenti e appassionati che, nonostante tutto continuano a fiorire intorno a noi.

“Un’arte diversa, più giusta e più resistente sta nascendo intorno a noi. Si concentra sulla creazione di comunità piuttosto che di soli contenuti e il blocco globale accelererà i suoi progressi”.

Allora con questo “ritrovato” slancio non vediamo l’ora di lasciare quello che si potrebbe chiamare un dark past per un migliore e speriamo più luminoso futuro. Su questa linea e in questa direzione, ci muoviamo in questa nuova puntata di Break The Wall con un ospite davvero speciale che ringraziamo di cuore per la sua disponibilità e grande sensibilità.

Populous è un artista di grandissimo spessore per la scena elettronica italiana e internazionale che si muove sui confini del noto e del sottobosco sin dal 2003, quando esordì con i primi pezzi per l’etichetta di Berlino Morr Music. Lo ringraziamo infinitamente per questo suo prezioso contributo nella ricerca di portare nuova conoscenza nella Cultura Club.

Prima di cominciare vi ricordiamo qui il precedente numero di #BtW. Buon Viaggio!

Cosa è per te la Club Culture?

Penso sia qualcosa esattamente a metà fra mente e corpo. La cultura da club non è solo andare a ballare, è andare a ballare sapendo dove e come farlo. Ma sopratutto sapendo COSA andare a ballare.

Un disco che la rappresenta?

Un disco, anzi forse meglio un nome, che mi catapultato in quella dimensione è stato “Leftism” dei Leftfield.

Letfield - cultura
Foto Dj MAg
Quale è la Club Culture che vorresti? 

Non c’è una cultura che vorrei, non una in particolare almeno. Non mi interessa spingere una scena più di un’altra. Ho i miei dj preferiti, i miei festival di riferimento, i media che consulto più spesso. Questo non vuol dire che non segua anche altro. Sono sempre curioso di sapere cosa succede negli altri dancefloor, cosa balla la gente quando suona tizio o perché vada a ballare su quell’isola o in quel club sotterraneo. L’importante è che ci sia sempre coscienza, stile, ricerca. 

Populous - cultura
Populous by Joana Ferreira
Parlaci dei tuoi ultimi lavori: quali sonorità, quali ritmi stai tirando fuori dal tuo cappello magico?

Ho passato anni ad ascoltare quella che qualcuno definirebbe “moderna world music”. Sono davvero contento e orgoglioso di questo percorso. Sento di aver raggiunto una sorta di diploma, in cui ho prima studiato, poi testato e infine interiorizzato ritmi non europei. Ora quei ritmi sono parte di me. Ma non ho più voglia ne stimoli nel volerlo mostrare per forza. Non ti verrò più a sbattere in faccia che sto facendo cumbia e dembow, lo faccio e basta perché ormai non me ne rendo più nemmeno conto. Forse il nuovo disco è solo un po’ più dancefloor degli altri. O forse no. Non sono bravo a capire certe cose.

Nicola Napoli - cultura
Fonte Rumoremag: Artwork di Nicola Napoli del nuovo album di Populous, in uscita il 22 maggio per Wonderwheel Recordings e La Tempesta International
Cultura e Arte sono tra le più colpite dalle necessarie attuali misure emergenziali a causa della loro profonda necessità di relazioni sociali, di eventi in-presenza, di partecipazione. Succede però che, in maniera forse inaspettata, si è messo in moto un meccanismo spontaneo in cui si sta diffondendo sempre di più una produzione e una fruizione artistica e culturale online sia a livello quantitativo (un’esplosione di performance, dj- e live-set, ecc.), che qualitativo (il mezzo – telecamere, tecnologie di comunicazione a distanza alla portata di tutti – che dà vita a oggetti culturali nuovi e mai visti). Una produzione e una fruizione dal basso, orizzontale e diffusa. Cosa ne pensi? Sta nascendo un nuovo underground?

Questa roba stravolgerà tutto. Ovvio che toccherà anche la cultura. Sta modificando equilibri umani, facendo mutare amicizie, relazioni, rapporti lavorativi, tutto. Anche la cultura verrà cambiata. Non ho ancora avuto modo di fermarmi a riflettere, ma è esattamente in situazioni come queste che l’underground (ri)nasce, si rafforza e resta impresso nella mente delle persone. 

Cosa pensi che ne resterà a emergenza finita (oppure è troppo presto per parlarne)?

Quando prima dicevo che non avevo ancora avuto modo di pensare era proprio a questo che mi riferivo. La gente imparerà qualcosa da tutto questo? Capirà che c’era qualcosa di profondamente sbagliato nel nostro comportamento? Alcuni si. Ma altri, con quella sensibilità di merda che si ritrovano, ci metteranno un paio di settimane a rimuovere tutto e ricominciare a comportarsi da coglioni. Se questa cosa può in qualche modo essere stimolo per migliorare certi aspetti malati e insostenibili della scena club, ben venga.

Martina Loiola - cultura
Pink by Martina Loiola

Links:

W sta per Women” insghts sul nuovo album di Populous su Rumoremag

Il nuovo ritmo di Populous, intervista sul penultimo lavoro dell’artista “Azulejos” (soundwall)


Rozza - cultura

Edited by Domenica Carella. Domenica in arte Rozz Ella è una DJ impegnata e appassionata di musica elettronica. Il suo percorso artisitico nasce nella sua città di nascita (Taranto) e si sviluppa a Pisa, nei centri sociali e non solo, legali e non. Da ultimo la vediamo sulle frequenze della bass music con Neanderthal della crew di Space Vandals e come resident per il format ClubCultura al Caracol Pisa. In passato ha collaborato con la redazione di AutAut.

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Break the Wall

Direct Y & Nodezero Electronics

La Musica al Centro, in particolare l’Electro

Intervista all’artista e produttore romano Direct Y 

Oggi ci sposteremo nella musica della Capitale per Break the Wall. Si, avete capito bene, quella Roma della “rave generation” e parleremo di Underground: quello fatto di spazi sociali e di energie positive in cerca di una collocazione “stabile” sul territorio; di Club Culture e di aggregazione attorno alla musica, l’Electro con la “E” maiuscola, non una moda effimera, ma perpetua parte di un percorso musicale che ha abbattuto le regole del tempo; e di produzione musicale indipendente, con un artista davvero interessante e poliedrico e la sua “spaziale” label.

Oggi vi presentiamo con molto piacere, Fabrizio Rega aka Direct Y che assieme al socio Ivan Zanon (AHK) ha fondato da anni quella splendida realtà musicale che si chiama Nodezero Electronics.

Direct Y - Musica
Nodezero official Logo

Se vi va di perdervi tra le loro produzioni, vi assicuriamo che ne rimarrete colpiti. Troverete dei suoni “nuovi” ed energici accompagnati a delle ritmiche coinvolgenti e con quel pizzico di oscurità che ti lasciano semplicemente a bocca aperta. Prima di continuare, prendetevi un po’ di tempo e alzate il volume. Se vi siete persi il precedente numero di #BtW, oppure è la prima volta che vi trovate qui, questa è una rubrica di UNDER-BLOG che vuole portare nuova conoscenza nella Cultura Club, ogni volta con il prezioso e fondamentale contributo degli ospiti che intervengono.

Un vero e proprio percorso di ricerca nella speranza di contribuire a riscrivere una nuova pagina di CC! Buon Viaggio!

Chi sei?

Mi chiamo Fabrizio, sono di Roma, faccio musica elettronica con lo pseudonimo Direct Y e sono un papà.

Quale musica elettronica ti rappresenta?

L’Electro.

Quando è iniziato questo amore?

Vengo da un quartiere (Ostia Lido) dove nei primi 2000 la mia generazione aveva già un’eredità elettronica che veniva direttamente dal territorio. Esisteva una realtà chiamata Spaziokamino (SPZK) che negli anni 90 è stato parte di un movimento culturale rave poi sgomberato nel 2001, le cui energie e i giovani attivi della zona furono dislocate su diverse realtà e posti che non citerò.

Personalmente ho contribuito con degli amici all’organizzazione di party fatti con energie totalmente locali e senza guests, a meno di qualcuno che aveva più esperienza degli altri. Il contesto prevedeva l’interazione con l’audio, la console, l’acid techno e una non semplicissima gestione di situazioni sociali che includevano il consumo di sostanze stupefacenti.

“Energie locali, senza guests, e con la musica al centro”

In quel periodo facevo musica con un collettivo chiamato AudioResistance che già da diversi anni faceva uscite e compilation rivendicando un modello do it yourself e no copyright. Eravamo discretamente attivi sia nella produzione che nell’ascolto di materiale e ci sono ancora testimonianze del lavoro di quegli anni. Anche se non c’era un riferimento ad una vera e propria produzione discografica, molti artisti che parteciparono al progetto erano validissimi e sono tutt’ora attivi.

Successivamente a quell’esperienza nel 2010 ho creato il collettivo Nodezero che è poi divenuto la label “Nodezero Electronics” portata avanti da me e il mio socio Ivan (AHK) incentrata sullo stile Electro, che ormai era divenuto per me un riferimento che mi permetteva di spaziare tra viaggi cosmici e break più orientati al dancefloor.

Cosa ne pensi della Club Culture nella tua città e oltre?

Roma è una grande città e inevitabilmente ci sono diversi club che fanno musica e proposte interessanti, ma è un sistema fatto di piccole organizzazioni, guests e tanto capitalismo.

Credo che in tutti questi anni non sia stato raggiunto un obiettivo a parer mio fondamentale: quello di alimentare le scene musicali del territorio. La mia città è un grande contenitore di energie e di tanti artisti che non hanno nulla da invidiare a nomi affermati del settore, ma ci sono poche valvole di sfogo, il confronto con la maggior parte dei proprietari dei locali si fa con i numeri e si rischia di incappare in pericolose avventure con alte possibilità di fallimento economico.

“Bisognerebbe alimentare le scene musicali del territorio”

La chiave potrebbe essere proprio la lungimiranza dei proprietari e dei gestori di club, chi di questi ha un background specifico ed è spinto dalla passione e dall’amore per quello che sta facendo, ha in mano un’arma potentissima. Bisogna metterci dentro la Culture, altrimenti è solo un Club, per quanto confortevole esso sia.

Quali sono le principali criticità?

Forse le ho appena descritte.

Cosa possiamo fare per migliorare l’attuale Club Culture?

Non credo di avere la soluzione in tasca, probabilmente si tratta di investire cercando di far parte di un network incentrato sulla musica e costituito da produttori, dj, etichette, studi, tecnici, negozi di dischi, uffici stampa, club e distribuzioni, che si supportano a vicenda e mirano a creare solidi rapporti, spinti da un’energia di base: la musica, che dovrebbe essere sempre al centro della narrazione.

E quali sono i pro (e i contro)?

Domanda di riserva?

Quali sono gli aspetti positivi del fare musica al giorno d’oggi?

Fare musica, come le altre forme d’arte, ci permette di distrarci per un po’ dall’implacabile ritmo della nostra società globalizzata, di prenderne dei pezzi, rielaborarli e “talvolta” rivomitarli con eleganza ed ispirazione.

Quali sono le sensazioni che hai verso il tuo ultimo EP / album?

Sono molto positivo (nonostante mentre sto scrivendo le risposte a queste domande mi trovi in isolamento per lockdown covid-19) e nell’ultimo periodo ho collaborato con diverse persone, artisti che sono poi divenuti degli amici. La mia etichetta, Nodezero Electronics, ha diverse uscite su cui lavorare ed è in corso di preparazione “Spin Sonic Division 3”, compilation annuale che rappresenta a pieno la rete che siamo riusciti a costruire partendo proprio dal territorio, che come di consueto conterrà un mio pezzo. Consiglio vivamente di ascoltare la precedente, “Spin Sonic Division 2” a volume sostenuto.


Links:

Direct Y – Facebook

Nodezero Electronics – Bandcamp

Nodezero Electronics – Soundcloud

Nodezero Electronics – Facebook

Direct Y – The Electric Sheep – intervista su The Formant

Direct Y - Musica
Direct Y, The Electric Sheep
BIO (EN – written by Mischa Mathys)

Direct Y, aka Fabrizio Rega, has forged a unique musical sound from language of machines. It’s a language the artist knows intricately, translating it for the dystopian club land of Italy through tech-hybrid tracks that range from Electro to four to the floor Techno. Making his initial mark in 2006 with the aptly titled Human Vs Computer, Direct Y cemented the ideas behind his music within the bowels of the no-copyright project, Audioresistance.

It was through this project where his abstract view of the dance floor was first established, taking its cues from the underground rave scene of Rome and classic science fiction novels. Nodezero followed in 2008 and alongside AHK, Direct Y has been using the outlet to deliver the subterranean sounds of Europe’s nightlife to the world including that of the collective’s two remaining members.

The project, re-launched in 2012 as the independent label Nodezero Electronics, has been a nurturing environment for both AHK and Direct Y, allowing the latter the freedom to mature and develop his artistry since 2012, and leading to the seminal EP, Electric Sheep.

Direct Y continues to be a staple in Rome’s underground electronic scene while his work persistently finds new avenues of exploration in the realm of the electronic beat, decoding the language of machines.


Edited by Daniele V.

One of the founders of the PUM – Pisa Underground Movement. Devoted to electronic music and its cultural background. I started writing to accomplish the need to tell what’s going on and track change about our activities, and I found new energies and interests.

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