Brucio - autonomia Factory Asks

Marco Degl’innocenti

Underground come ricerca della propria autonomia

Con estremo piacere vi portiamo oggi alla scoperta dei pantoni segreti di un talentuoso artista a cui siamo molto affezionati, uno che l’underground o le produzioni dal basso o meglio ancora le autoproduzioni le vive in autonomia con quell’intensità e passione che è davvero rara da trovare in giro oggi come oggi. Lui si fa chiamare Brucio.

Inizia la sua carriera nel 2008 disegnando per festival musicali e LP. Nel 2009 inizia a esporre le sue opere in Locali e Festival in giro per l’Italia. Fin dall’inizio il suo lavoro si estende su diverse aree del design e dell’arte, pittura acrilica, illustrazioni di libri, fumetti e graphic novel, volantini e copertine di dischi e decorazioni murali. Ha organizzato eventi e mostre d’arte in Liguria e Toscana (molti si ricorderanno la sua mostra a Pisa presso l’Arsenale). Tiene corsi e laboratori su disegno e musica.

Paint by Brucio
Come hai intrapreso questo percorso artistico?

In autonomia ho iniziato disegnando lettere (Crazy/Bruh/Brucio) quel tipo di grafica fatta di outline inline mi ha influenzato molto nei fumetti per le linee spesse e nette e nei quadri acrilici per le campiture. Disegnare o produrre qualcosa è sempre stato un antidoto alla solitudine e ai pensieri ossessivi che in questo modo si trasformano in qualcosa che mi fa stare bene sia nell’azione che nel prodotto finale.

A chi o cosa ti ispiri per quanto riguarda i tuoi lavori?

Se intendiamo “ispirazione” come corrente artistica, allora a partire dal writing anni 90-00 da cui ho imparato le linee e i movimenti taglienti, il fumetto underground italiano degli anni ottanta sia per temi che per atmosfere, l’arte psichedelica (Bad Trip artista mio concittadino in primis per i colori forti e la sensazione di movimento continuo delle opere). Tuttavia devo dire che l’ispirazione vera e propria della mia produzione è da ricercare di più nella vita quotidiana, la distorsione da “fumettaro” mi fa ricercare sempre storie diverse nelle persone interessanti che incontro, negli inconvenienti che mi capitano, così come nelle incomprensioni e una voglia costante di scappare via da tutto in paesaggi vivi psichedelici e vuoti allo stesso tempo.

Paint by Brucio
In quanto “artista” qual’è la tua massima aspirazione?

Forse cercare di far capire quello che c’è dentro i quadri e disegni, lo sforzo il lavoro di ricerca continua – in autonomia – per trovare una tecnica originale e un modo diverso di fare le cose, anche riuscire a camparci non mi dispiacerebbe ma è un altro discorso.

C’è un messaggio legato ai tuoi lavori senza il quale non li chiameresti tuoi?

Produco un sacco di disegni diversi, per capirsi, dai volantini dei miei amici della mitica “Baracchetta” a Lerse a fumetti a quadri, quando ero più giovane mi interessava di più dare un’interpretazione univoca spesso polemica e critica della  realtà, (il mio amico Baldu diceva che prima facevo dei disegni più intelligenti) ora mi interessano più le suggestioni, dare due input per innescare un ragionamento aperto più che esprimere un messaggio o una soluzione a qualcosa che dipende da dinamiche che non conosco (logico che delle idee di fondo ci sono), forse l’unico modo in cui mi sentirei snaturato sarebbe quello di cercare di dare un’interpretazione univoca della realtà imposta da altri, in questo senso la pubblicità mi mette un po’ in difficoltà (diverso è il caso della Baracchetta dove condivido tutto il modo di fare), oltre probabilmente a non avere i mezzi tecnologici per farla in quanto disegno per lo più a mano e preferisco usare il computer il meno possibile.

Paint by Brucio
Che cosa vuol dire underground per te?

Ho sentito recentemente una trasmissione su Radiorogna dove parlavano di quando la parola underground è stata iniziata ad usare in relazione ai movimenti culturali e in opposizione alla cultura di massa e dell’intrattenimento (mi sembra 1961, Duchamp), oggi spesso viene forse usata a sproposito o non ha un confine definito, forse è sempre stato così o forse è proprio così. Negli anni culture che si potevano definire “underground” sono state metabolizzate, rimasticate e riproposte in una veste diversa a livello mainstream (e noi aggiungiamo fuori da quella fascia di autonomia iniziale), dalla moda alla musica, basti guardare la cultura hiphop, la street art ma anche la musica Dark, l’Indie e tante altre…,

Per quel che mi riguarda ho sempre preferito cercare di tenermi un po’ fuori dai tormentoni e da quelle espressioni facilmente etichettabili che spesso magari garantiscono un successo più facile o un accesso più semplice a quelli che sono i circuiti “alternativi” in termini di serate eventi ecc…

Nel momento in cui tutti vogliono fare la stessa cosa è probabile che la qualità si diluisca o lo stesso messaggio possa essere usato per veicolare altri significati così come la stessa parola può avere più significati.

Forse per me “underground” significa proprio un cercare una diversità di approccio e un’autonomia di contenuti rispetto a quelle che sono le correnti più in voga in un determinato momento storico, questo non vuol dire che la mia produzione abbia un valore maggiore anzi, spesso mi posso permettere di sbrodolare o fare cose a caso per il gusto di farlo.

Le mie cose non hanno la pretesa di essere “underground” , alcuni quadri o temi ricorrenti più decorativi e naturalistici, potrebbero rimanere uguali nell’immagine anche se entrassero in un circuito più grande, (forse, se si esclude l’impacchettamento e il fatto che i supporti son presi per lo più dalla rumenta), ma lo sono perché girano in ambienti diversi dalle gallerie, altro discorso credo che valga per i fumetti più abbozzati e genuini che sono praticamente invendibili.

Paint by Brucio

Per paradosso in alcuni casi è il mercato a definire cosa sia una cosa e cosa l’altra, basti pensare a come certi argomenti oggi di gran moda potessero essere un tabù fino a pochi anni fa e a come certi supporti diventino quasi feticci.

In definitiva forse mezzi/contenuti/media/moda/mercato/attitudine.

Nel tempo che stiamo vivendo cosa dovrebbero fare le nuove generazioni?

Non mi sento nella posizione di dare consigli a nessuno! Quello che penso l’ho già scritto sopra, buona fortuna…

Cosa ci dobbiamo aspettare dal futuro? E che ruolo possono avere i piccoli gruppi e le associazioni come la nostra molto legate al proprio territorio e alla comunità di riferimento, che si muovono nel sottobosco di molte provincie e periferie italiane tra sopravvivenza, controcultura e ricerca di una scena?

Ora come ora è bigia la situazione tutti a casa, ma le associazioni come PUM, per me sono state sempre un punto di riferimento, basta pensare le tante volte che vi sono venuto a trovare da Spezia e da Firenze a Pisa, anche a Sp e a Fi ci son associazioni fotoniche Axmo, Three Faces, il Lavoratorio Artistico o realtà come Mescaleroscrew, Lo-ficomics, TypeKonnektion Crew e tante altre, con sto virus dev’essere pesante andare avanti, soprattutto per alcune situazioni specifiche che non riescono a finanziarsi e continuano ad avere spese fisse, spero che il terreno mantenga fertile oltre che per le associazioni anche per i centri sociali e i piccoli locali illuminati che continuano a far qualcosa di concreto in autonomia tra attività, mostre, laboratori e concerti, speriamo di ri-brindare presto.

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Edited by Daniele V. One of the founders of the PUM – Pisa Underground Movement. Devoted to electronic music and its cultural background. I started writing to accomplish the need to tell what’s going on and track change about our activities, and I found new energies and interests.)

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artista daria palotti Factory Asks

Daria Palotti

Manteniamoci sensibili, vibranti, intelligenti e curiosi

Recentemente su medium siamo incappati in un articolo di Devyn Springer molto interessante che cercava di descrivere il perché le parole “creativo” e “creativi” hanno poco a che fare con l’Arte e l’Artista con un ruolo nel processo di emancipazione, autonomia e indipendenza, andando invece nella direzione opposta, fianco a fianco con il mercato e la visione mercificata e capitalista del creare qualcosa. Questo numero molto illuminante concludeva rinnovando il ruolo dell’artista che con tutti i suoi potenti mezzi oggi come oggi può contribuire attivamente nel cambiare il mondo.

Siamo molto felici di presentarvi qualcosa che va in questa direzione. Non occorrono grandi gesti o parole per farvi capire come il processo artistico di Daria Palotti abbia in se i geni della rivoluzione. Basta ammirare le sue opere. Lei un’artista visuale che dipinge e modella, con un tocco sensibile, vibrante e intelligente, funzionale ad instillare il seme della curiosità in chi guarda. In fondo basta poco per attivare la scintilla del cambiamento.

Per tutti quelli che apprezzano il lavoro di Daria e per quelli che oggi ne hanno scoperto l’esistenza. Per tutti coloro che sono molto curiosi e vorrebbero vederla all’opera, vi ricordiamo che domenica 3 Maggio, qui su #CCTv ospiteremo un live painting di Daria con la musica prodotta dal artista/musicista DEVICE (socializza l’evento).

Come hai intrapreso questo percorso artistico?

L’ho intrapreso fin da piccola, un po’ per scelta, un po’ per caso, un po’ perché avevo una predisposizione, e tanto incoraggiamento da parte della famiglia. Perché mi piaceva e continua a piacermi: sto bene quando dipingo, modello, quando in qualche maniera faccio arte. E mi viene da aggiungere che il percorso artistico e il percorso della vita non sono distinti.

artista daria palotti
Foto: Daria Palotti al lavoro
A chi o cosa ti ispiri per quanto riguarda i tuoi lavori?

A tutto quello che vedo, vivo, leggo, conosco, ascolto, tutto quello che mi piace e che non mi piace. A tutto e tutti. Del passato e del presente.

In quanto “artista” qual’è la tua massima aspirazione?

Mi fa ridere che scrivi artista con le virgolette, anche perché, le metto sempre anch’io. Quando mi chiedono cosa faccio, solitamente, ci sono queste virgolette che aleggiano e rispondo nominando tutto quello che faccio senza mai usare la parola artista. Come se dire artista, fosse da superbi o fosse troppo, e qualcosa che non corrisponde al vero. Per poi finire a domandarsi: cos’è un artista, cos’è l’arte.. fai davvero arte? Non è artigianato? (Nessun artigiano si mette le virgolette.) Comunque l’aspirazione è… fare solo arte, vivere di arte, produrre arte. E aver sempre voglia e stimoli, di fare arte, e di migliorare sempre.

C’è un messaggio legato ai tuoi lavori senza il quale non li chiameresti tuoi?

No. La cosa che ricorre c’è, e sono io. Ma non mi sento di essere un messaggio.

artista daria palotti
Foto: Daria Palotti, Umano Germinare
Che cosa vuol dire underground per te?

Niente.
Tutto.
Sottoterra.
Metropolitana.
Inghilterra.
Notte
Alcol.
Musica.
Cultura
Adolescenza, giovinezza.
Rientri all’alba.
Visioni.
Sonno.
Sigarette, acre, acredine.
Punk.
A bestia e non.

Nel tempo che stiamo vivendo cosa dovrebbero fare le nuove generazioni?

Non so cosa dovrei fare io, figuriamoci se so cosa dovrebbero fare le nuove generazioni. Spero che siano consapevoli, antifasciste, e attente ai diritti di ogni minoranza. Pacifisti. Artistici e poetici. Giusti. Impegnati, ecologisti. Ma questo lo spero per le nuove e per le vecchie generazioni. E per me. Ma non è facile fare come si dovrebbe.

Cosa ci dobbiamo aspettare dal futuro?

Bo – Direi che è la risposta migliore, (come nel finale dell’adorato film “C’eravamo tanto amati”). Bo! Non lo so.
E non è che non lo so adesso, in seguito alla pandemia, non lo so in generale. D’istinto viene da pensar che andrà male, ma forse chissà, ci stupiremo di noi stessi. Comunque la risposta più sincera è “non lo so”. In effetti non so neppure pianificare il mio futuro a breve..da qui a qualche mese. L’altro giorno mi è stato chiesto, così all’improvviso, come m’immagino tra dieci anni..e non ho avuto nessuna risposta. Buio. Non riesco ad immaginare niente di diverso da adesso.
Come vivere un eterno presente. La domanda mi era stata fatta per stimolarmi a pianificare il presente, per impostare il futuro, ma ha generato “panico”. Va bene pianifichiamo. O almeno proviamoci. Ma cosa aspettarci non lo so.

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Foto Daria Palotti

E che ruolo possono avere i piccoli gruppi e le associazioni come la nostra molto legate al proprio territorio e alla comunità di riferimento, che si muovono nel sottobosco di molte provincie e periferie italiane tra sopravvivenza, controcultura e ricerca di una scena?

Mantenerci sensibili e vibranti. Intelligenti e curiosi. Allertati. Coscienti e consapevoli. Vivi.

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Info and links:

Visita il sito di Daria Paolotti per ulteriori info e vedere i suoi ultimi lavori

Appuntamento a Domenica 3 Maggio con un nuovo live streaming con il live painting di Daria Palotti e il sound di DEVICE

Live here

Danijel Žeželj Factory Asks

Danijel Žeželj

Underground and independent as a way to build-up an everyday creative process that never ends

It is an honor for our Under-blog to host an interview to a visual artist of the caliber of Danijel Žeželj. He is a great man and one of the greatest visual artists ever, words in some cases do not add much compared to the contribution of his Art.

We already had the honor of hosting Danijel a few weeks ago on our streaming channel (CCTv) for a live streaming performance and it was simply super! He did a special live painting show with music performed by a young artist from Pisa Underground Movement, DEVICE. Danijel welcomed this initiative with enthusiasm, asking us to be able to highlight during the live one of the Italian’s fundraising initiatives to deal with coronavirus emergency and we thought it might be the opportunity for Tuscan hospitals. It was a beautiful afternoon and many followed us (see at the end the video extract).

After, we asked Danijel to participate in our Factory Asks with few questions, thinking that would be a great inspiration for many other artists and people who follow our blog and our activities.

Who are you? Please describe yourself in few sentences

I’m a visual artist, I make graphic novels, paintings, prints, animations, live painting & live music performances. The common thread of all these works is visual narration, exploration of storytelling through images. That’s what keeps me going, finding the narrative line in a single image or a sequence of images. ­

LUNA PARK, 2009. Kevin Baker and Danijel Žeželj
160 pages, DC Vertigo, USA, 2009; Magic Press, Italy, 2010
How did your artistic career begin (just an anecdote)?

The very first work that I have “published”, or make public, was a painting on the wall I secretly made with a couple of friends in the underground passage in Zagreb’s train station. I was 16 or 17 years old. It was a painting of a boxer with the makeup of a clown. Although I started publishing my first comics a few years later I always felt that this clown boxer was my first “official” artwork. But the wall painting was quite bad:)

What is you work mainly inspired by?

The relationship. In every possible sense: the relationship between friends and enemies, the relationship between man and his dog, the relationship between a broken window and the street bellow, the relationship between an orange and apple, between art and politics, between black and white, between light and shadow, etc. It’s all about the relationship and the balance.

RED RIDING HOOD REDUX – trailer from Danijel Zezelj on Vimeo.

As a visual artist what is your maximum aspiration?

I work with my hands. I paint, draw, cut, spray, stamp, erase and then do it all over again. I guess my aspiration is to keep working and stay excited about it as long as possible.

What does underground/independent mean to you, if still mean something?

It means a lot, always. Underground and independent to me means being ready and willing to use your own mind and hands to construct and build something, to create. It does not have to be “Art” as in traditional classification of Arts, it could be carpentry, cooking, programing, geology, woodwork, any craft you learn and become good at. If you learn a craft, you have an instrument for building things up, and you can keep building and learning. It’s an everyday creative process that never ends.

What do you think about Art communities in your city and beyond?

I have never been too deeply involved in working within any art community or movement, I prefer to keep my independence and stay away from established rules of any group. I spent many years living abroad, in Italy, Seattle and New York, so I learned that your home and community is wherever you are, and in my experience, it is more important what you can give than what you receive. Also, today and more than ever before, we definitely all live in a global village, so the idea of community has much broader meaning. Never the less, the sense of community and home comes down to your own personal choice of right or wrong, positive or negative, and whatever direction you decide to take and however you spend your time and energy.

What are your next projects?

Because of the ongoing pandemic, some of the exhibitions and live painting projects have been canceled, but other work is ongoing. I just finished a graphic novel about Vincent van Gogh and it will be published in France in September, by Glénat Editions, with an exhibition in Paris (if corona permits). I’m also starting work on a new animation movie “The Drummer”, and then another couple of graphic novels, one written by myself and the other by Ales Kot, for USA publisher Image.

THOUSAND from Danijel Zezelj on Vimeo.

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Info and links:

Danijel is a well-known and respected visual artist, he has published and exhibited for: The New York Times, Marvel Comics, Washington Chronicle, DC Comics, the San Francisco Guardian, Harper’s Magazine, Dark Horse, L’Espresso, Il Grifo, De Agostini, Image Comics, Dargaud, Editions Mosquito, Hazard Edizioni Eris Edizioni and others.

Please check his website for additional info.

DANIJEL ZEZELJ – BLUE Live Painting on CCTv – Music by DEVICE

Other interviews:

EtnaComics

Lospaziobianco: The dream is mightier than the gravity – Danijel Zezelj


Break the Wall

Ehua

“Ehua: vorrei una CC più inclusiva, sia in termini di musica che di line up”

Terzo e fondamentale appuntamento con Break the Wall, la nuova rubrica di UndeRbloG che vuole contribuire a ricostruire una matrice di senso comune per comprendere il suono di oggi e le sue evoluzioni, riportando al centro del rapporto tra arte e collettività quell’idea di movimento e di cultura, fondamentali per ricostruire una nuova Club Culture (CC). Con molto piacere oggi vi presentiamo le idee e lo spirito di una giovane amica, Ehua alias Celine Angbeletchy, compagna di vecchia data per il PUM (Pisa Underground Movement) e autrice su questo blog di M.A.D. (music, art, dance in underground urban environments) che ringraziamo per il suo fondamentale contributo. Una tra le più interessanti artiste della scena musicale Londinese (Femme Culture, Nervous Horizon), Ehua è produttrice e DJ, anima curiosa dalla mente aperta, ossessionata dalla musica. Ma la musica è solo una delle forme creative attraverso le quali lei esprime il suo talento creativo. Da sempre molto vicina al mondo delle arti, compone anche colonne sonore per performance artistiche e co-gestisce GRIOT, un magazine online e una piattaforma creativa che celebra le arti dall’Africa.

Se vi siete persi il precedente numero di BTW, stiamo cercando volta per volta di allargare il raggio di gravitazione dei concetti che trattiamo, ogni volta con il prezioso e fondamentale contributo degli ospiti che intervistiamo. Quindi non è solo una questione di scala o di distanza geografica, fondamentale – nel nostro esperimento – è il rapporto dialettico tra la qualità degli spunti che si sviluppano grazie ai diversi ospiti e la naturale imprevedibilità insita nelle loro risposte alle nostre domande (che lasciano ampio spazio agli intervistati per toccare a fondo i temi che gli stanno più a cuore). Buon Viaggio!

“Ehua: vorrei una CC più inclusiva, sia in termini di musica che di line up”
1. In due righe cosa e’ per te la cc?

La cc è un universo molto complesso in continuo divenire, non è qualcosa di monolitico e universale, ma un fenomeno locale e globale che sta assumendo nuove declinazioni e includendo sonorità non esclusivamente eurocentriche. In generale, la cc è quel movimento che si crea quando nuove sonorità maturate all’interno di determinati contesti sociali arrivano sulla dance floor e vengono incorporati nella vita delle persone e nella cultura di un luogo o di una società.

2. Un disco che la rappresenta?

Come ho detto, essendo la cc in costante divenire e soggetta a fenomeni culturali locali, trovo davvero difficile indicare un solo disco che la rappresenti nella sua totalità. Quindi direi che per quanto riguarda la cc di Londra—città in cui vivo e che ha una scena club estremamente sfaccettata—le ultime VA compilation di etichette come Nervous Horizon e Hyperdub [rispettivamente NH Vol. 3 e Hyperswim] sono un ottimo mosaico di stili, generi e avanguardie molto presenti nella cc Iondinese in questo periodo. Ma allo stesso tempo, l’universo gqom ha avuto un fortissimo impatto in UK, e DJ come Sicaria Sound, Sherelle, Lcy e FAUZIA hanno contribuito al ritorno di sonorità tra i 140 e 160 bpm, quindi è impossibile indicare un singolo disco.

3. Le persone frequentano sempre meno i club, molti chiudono anche in paesi ‘avanti’ come la germania, cosa potremmo fare qui? Cosa manca? Cosa andrebbe cambiato?

La cc è in declino da ormai molti anni e mentre i club chiudono ovunque, i festival sono sempre piu popolari. Anche Berlino ha iniziato a subire i primi colpi perché le logiche di mercato prevalgono sempre, e lo stesso vale per Londra. L’Italia è un paese molto chiuso in termini di evoluzione della musica club e delle culture ad essa legate, anche il mondo underground è veramente poco inclusivo, quindi credo che la prima cosa da fare sia proprio quella di aprirsi di lasciare entrare ritmi, sonorità, culture.

4. Quale è la cc che vorresti?

Sicuramente vorrei una cc più inclusiva, sia in termini di generi musicali, ma anche in termini di line up. Vorrei che l’inclusività fosse messa al centro insieme al talento per dare spazio a narrazioni sonore alternative per una cc ricca, all’avanguardia e non autoreferenziale.

 

“Io metto una lente / davanti al mio cuore / per farlo vedere alla gente.” cit. Aldo Palazzeschi

Diplozoon EP

(Femme Culture)

by Ehua

 

 

 

 

 

Alcuni preziosi link:

Ehua BandCamp


Breve Bio

Ehua è una produttrice e DJ italiana con base a Londra. Il suo EP di debutto, Diplozoon, è uscito a novembre 2018 sull’etichetta londinese Femme Culture. L’uscita ha seguito New Moon—un singolo caratterizzato da “una struttura percussiva, con un twist atmosferico, brevi vocals che si riverberano accompagnati da synth lussureggianti e ondulati” (DJ Mag)—e Tiger, brano parte della Compilation di Femme Culture x UNWomen HeForShe. Tra le sue ultime uscite figurano il remix di Retina di Joe Turner per Future Bounce, Ruby, pezzo uscito ad Ottobre su Or.VA1 di Orphan. Records (NY), e Meteora, traccia parte delle terza compilation dell’etichetta londinese Nervous Horizon, NH V/A VOL.3. La musica è solo una delle forme creative attraverso le quali Ehua esprime il suo talento creativo. Da sempre molto vicina al mondo delle arti, compone anche colonne sonore per performance artistiche e co-gestisce GRIOT, un magazine online e una piattaforma creativa che celebra le arti dall’Africa, dalla diaspora africana e dal mondo.

Altre interviste:

Diplozoon EP

Premiere Ehua – Meteora

 

Edited by Daniele V. and Rozz Ella

Daniele is one of the founder of PUM – Pisa Underground Movement, he is a musician and he loves to play as DJs. He is a Ph.D. in Agricultural and Resource Economics. Born and raised in Pisa (Italy), he collaborates in several projects and uses to travel around the Globe searching for new and interesting music, he loves digging rare and unknown music!

Rozz Ella is one of the main resident DJ for Club Cultura (CC) at Carcol Club in Pisa (Italy), where she also promotes a bass night with the project Neanderthal of the Space Vandals crew. Despite the music, she also collaborates with the AutAut independent journal and with Underblog (www.pumfactory.it) where she manage “Break the Wall”.

PODCAST

CC#001 ARTF

CC#001 September 2019 with Dj Darius aka ARTF

Il detroittiano di Navacchio (Pisa), ARTF (per chi non lo conosce vedi la bio qui) ci fa l’onore di inaugurare la nuova stagione dei PODCAST. Lasciamo il resto alla musica, buon ascolto!

# Track, Artist
Detroit Is Black, Tiff Massey
I Just Wanna Tell, Waajeed
He Can Save You (Re-Plant), Floorplan
I’m In Trouble, Rimarkable
Funky Souls, Robert Hood Presents Floorplan
Just Work It (featuring Paris The Black Fu), DJ 3000
Our Nation, Subradeon
We Will Still Resist (Original Mix), Subradeon
Never Grow Old, Floorplan ‎

5ve records

Clap! Clap!

Clap! Clap! i 5 dischi che hanno cambiato la mia vita

Inizia oggi questa nuova e bella avventura: #5ve_R!, un piccolo diario di bordo. Una bussola molto preziosa che vi aiuterà a fuggire dal rumore di fondo per recuperare un pò di tempo con la parte più profonda dell’ascolto musicale, quei dischi che vi hanno emozionato sin da subito e che porterete sempre con voi. Rompiamo gli indugi e siamo molto orgogliosi di lanciare questa nuova rubrica con uno dei più influenti esponenti a livello mondiale delle nuove sonorità afro-elettroniche, uno dei più genuini ed interessanti artisti/produttori toscani di musica elettronica, Cristiano Crisci aka Clap! Clap! che ringraziamo di cuore per la sua grande disponibilità e passione assieme alla nostra inviata Rozz Ella per questa perla per #5ve r!. Read more “Clap! Clap!”

Break the Wall

Andrea Mi

“Andrea Mi e il ritorno alla genesi”

In questo primo episodio di Break the Wall, come ci suggerisce il titolo, cominceremo a rompere quel “wall of sound” che oggi si erge dietro ai più comuni generi DANCE (Techno, House, Bass, Indie Dance) per recuperare quelle matrici lontane dal mainstream e quell’idea di movimento e di cultura che in quasi tutte le parti del mondo continuano a definire uno State of Mind.

Ci lanciamo così nel tentativo di rimettere assieme, con molta pazienza, i diversi pezzi di un puzzle scombinato ma che continua ad esprimere un immenso valore per la nostra società contemporanea. Se la musica è un linguaggio universale, musica + danza rappresenta una forma di libertà e di espressione irrinunciabile, la nostra “Club Cultura – CC”
Sulla scia dell’esperimento “Club Cultura” in corso nei locali di Via Carlo Cattaneo Pisa – “il Caracol” – dove da mesi ha preso vita un nuovo progetto di night-life inclusiva, aperta alle nuove tendenze, accessibile (gratuita) e modulare, creiamo un continuum esperenziale amplificandolo con contenuti di diversa natura all’interno di questa nuova rubrica.
Nasce break the wall.
La musica sarà al centro di questo progetto per chi ama ballare, chi ha la curiosità di scoprire nuove tendenze musicali e soprattutto per chi vuole sentirsi parte di una comunità. Proporremo una peculiare visione che mette a sistema musica, architettura, design, arti grafiche in senso lato, con l’esplicita intenzione di abbattere ogni steccato “artistico”, immergendo lo spettatore in una “bolla” di stimolante creatività.

Il 14 Febbraio avremo come ospite speciale della 6a serata di “Club Cultura – Music is the Answer” Andrea Mi uno dei Djs, artisti, conduttore radiofonico (Controradio) e produttore di musica elettronica (Ooh sounds) di maggiore rilievo qui in Toscana che per l’occasione abbiamo pensato di intervistare grazie alla nostra amica e resident Dj Rozz Ella, per fare con lui un punto della situazione sulla CC e guardare assieme al futuro prossimo.

Andrea e la genesi, passato e futuro della CC

“Andrea Mi” nasce come dj radiofonico curando, dal 1993, trasmissioni e dj-set sull’emittente toscana Controradio e sulle frequenze nazionali di Popolare Network, dedicate principalmente ai nuovi suoni della scena elettronica internazionale. ‘Mixology’ è il suo radioshow settimanale e l’omonimo podcast che vanta oltre 30.000 followers in 26 paesi del mondo. Scrive per Soundwall, DLSO, Sentireascoltare e RBMA. L’ispirazione per il suo suono muove dal dub e dai beat e si sposta verso nuove le contaminazioni elettroniche all’insegna dell’eclettismo: bass music e progressioni ritmiche di varia natura. Con Backwords ha fondato la label OOH Sounds dedicata ai suoni sperimentali. Negli anni ha fatto girare i dischi in molti club italiani e internazionali tra Spagna, Grecia, Albania, Kosovo, Inghilterra e Francia.È resident dj del Kode1 di Bari e della one night _Underpop al Tenax di Firenze, oltre che delle storiche Vibranite all’Auditorium Flog e degli appuntamenti Rooty da BUH! Firenze. Ha girato i dischi con artisti come Coldcut, Kode9, Daddy G, Tricky, Jazzanova, Soul Jazz Sound System, Lee Scratch Perry, ?uestlove, Cooly G, Mala, DaM-Funk, Kode9 e molti altri… Ama definire il suo suono “from dub to club”.

Grazie alla nostra amica e Dj Rossella in arte Rozz Ella abbiamo raccolto da Andrea le seguenti risposte.

In due righe cosa è per te la cc?

È un incredibile bagaglio di conoscenze, esperienze, storie, pratiche e visioni che costituiscono un vero e proprio patrimonio culturale, fondamentale per capire la contemporaneità. Poche altre figure, infatti, sono al centro del paesaggio culturale odierno come quella del DJ, dato che siamo diventati tutti semionauti, navigatori di segni, marinai in un mare di frammenti di senso, remixatori della realtà… Siamo quotidianamente chiamati a connettere concetti e input che ci arrivano dalle parti più disparate. E chi meglio di uno che ha sempre ricercato e mixato può farci capire come si fa? Per costruire quel patrimonio culturale, ora disponibile a tutti, è servito il lavoro (certosino, durissimo e spesso mal pagato) di migliaia di dj, digger, promoter, imprenditori, designer, musicisti… Per essere compresa e utile necessita di molto rispetto e di tanto studio.

Un disco che la rappresenta?

Un solo disco che rappresenti tutto questo? Davvero la più difficile delle domande visto che parliamo di una storia già molto lunga e articolata. Non voglio sottrarmi al gioco ma concedetemi un minimo di provocazione. Parto dal presupposto che dal mio punto di vista il concetto di Club Culture è in continua evoluzione, quindi l’ultima release è importante quanto la pietra miliare storica, anche se ancora non lo sappiamo. Ecco, per me un disco che la rappresenta molto bene è ‘Submerged’, l’ultimo EP di Om Unit, produttore inglese fondamentale che dopo essersi portato a casa qualche titolo DMC (il circuito mondiale più accreditato per i turntublist supertecnici) con il nome di Too Tall, da qualche anno sta dando un contributo fondamentale alla musica elettronica con un’etichetta, tante release e una straordinaria capacità innovativa. Le 6 tracce che compongono l’uscita sono altrettante sintesi dense, profonde, bellissime di stili e scuole che hanno strutturato la storia della Club Culture negli ultimi decenni: dalla jungle alla techno, dalla bass music ai ritmi house. Per procedere in avanti spediti, ogni tanto è fondamentale che qualcuno ci fornisca dei quadri di sintesi.

 

Le persone frequentano sempre meno i club, molti chiudono anche in paesi ‘avanti’ come la Germania, cosa potremmo fare qui? Cosa manca? Cosa andrebbe cambiato?

Le ragioni sono tante e le “mancanze” ancora di più. Qui sintetizzare troppo non aiuta. Bisogna analizzare. Allora mi permetto di suggerire qualche spunto. I club sono stati (e, per certi versi, sono ancora) luoghi fondamentali per l’emersione e la crescita di molte subculture. Zone temporaneamente autonome, come le avrebbe chiamate Hakim Bey, o eterotopie, a sentire Michel Foucault. Oltre agli eventi musicali, per i quali hanno costituito il laboratorio delle nuove tendenze, sono stati la cornice ideale per lo sviluppo delle arti performative e del design, di certa arte visiva e di molta moda. Uno spazio, al contempo, fisico e immateriale, partecipativo e democratico. Dei ‘Non Luoghi’ nel senso buono del termine, potrebbe notare qualcuno. I club hanno amplificato alcuni dei movimenti (anche sociali) e delle scuole di moda più radicali e creative, hanno generato un nuovo modo di intendere l’editoria di costume e società, hanno proficuamente intrecciato la propria storia con quella di tanti momenti fondamentali dell’arte più rivoluzionaria e fuori dagli schemi. E non si tratta solo di edonismo, anzi. A ben guardare, dalla mostra emerge una continuità forte quella tra i movimenti di emancipazione rivendicazione sociale e la scena club. Per tacere del fondamentale ruolo nell’evoluzione musicale. Fino a qualche tempo fa erano gli unici posti nei quali tutto questo avveniva. Poi sono arrivati i Rave, quando ci siamo resi conto che certi club diventavano troppo legati a logiche commerciali. Successivamente i Festival hanno creato delle nuove occasioni per fruire, in modi diversi, contenuti simili.

Ad un certo punto è entrata in gioco, pesantemente, la rete e con lo streaming gratuito del dj set del tuo artista preferito in una cantina di Dubai ti ha tolto la voglia di alzare il culo dal divano per andarti a sentire come mixa il dj resident del tuo club sotto casa. Dopo ancora sono arrivate le piattaforme di virtual djing e i servizi attraverso i quali puoi pagare ‘on demand’ il tuo dj del cuore per suonare nel suo studio mentre tu lo balli nel tuo club preferito… La gentrificazione ha spopolato i centri delle nostre città, ha sottratto loro vita autentica e sputato fuori i club, troppo rumorosi e imprevedibili per i ricchi e vecchi nuovi abitanti che il capitalismo realista a messo a vivere lì. Inoltre tanti proprietari di club e altrettanti direttori artistici hanno messo la logica del profitto davanti a tutto. Di conseguenza, nei loro spazi, gli impianti audio hanno cominciato a fare schifo, come i cocktail al bancone del bar, e soprattutto, i set dei resident che se facevano dell’ottima ricerca ma non portavano gente sparivano dalla busta paga molto velocemente.  È per tutte queste ragioni (e per molte altre) che il club non ha più la stessa pregnanza di prima. Non ce l’avrà più? Secondo me invece sì. Saturi dell’eccessivo grado di finzione di tante esperienze virtuali, torneremo a scoprire il valore del sudore sulla nostra pelle, rivaluteremo il senso del ballare pigiati vicini, capiremo nuovamente cosa vuol dire stare sotto cassa, immersi nel suono… a cellulare in modalità aereo.

Quale è la cc che vorresti?

Quella nella quale si riflette seriamente e con cognizione di causa sul ‘mestiere’ del DJ. Quella nella quale non si va a ballare un genere, una formula, i nostri sbalzi ormonali che ci rendono bestie a caccia di prede ma si va a ballare un viaggio che il DJ ci invita a fare con lui. Quella nella quale anche gli impianti sono fatti con amore, le acustiche dei luoghi curati e il loro spazio non è un luogo di risulta ma un ambiente pensato, specificatamente, per poterci far immergere nel rito collettivo del ballo. Quella nella quale si torna a fare rete ma sul serio, lasciando da parte lego edonista e condividendo passioni, conoscenze, visioni. Quella nella quale guardiamo le cose in una prospettiva più ampia e conscia, senza accontentarci della superficialità del consumo alla quale un certo sistema economico vuole farci arrendere. Perché, come diceva Vicki Baum: “Ci sono delle scorciatoie per la felicità, e la danza è una di queste”.

 

Restate in contatto con noi, presto uscirà anche un mixtape e altre informazioni molto interessanti.

Se vorrete incontrarlo e ascoltarlo vi invitiamo il 14 Febbraio a non perdervi l’evento al Caracol:

https://www.facebook.com/events/631568790980945/

 

Alcuni preziosi link su Andrea:

https://www.soundwall.it/author/andrea-mi/

https://www.facebook.com/andreamidj/

https://www.controradio.it/tag/andrea-mi/

 

Edited by Daniele V. and Rozz Ella

Daniele is one of the founder of PUM – Pisa Underground Movement, he is a musician and he loves to play as DJs. He is a Ph.D. in Agricultural and Resource Economics. Born and raised in Pisa (Italy), he collaborates in several projects and uses to travel around the Globe searching for new and interesting music, he loves digging rare and unknown music!

Rozz Ella is one of the main resident DJ for Club Cultura (CC) at Carcol Club in Pisa (Italy), where she also promotes a bass night with the project Neanderthal of the Space Vandals crew. Despite the music, she also collaborates with the AutAut independent journal and with Underblog (www.pumfactory.it) where she manage “Break the Wall”.

 

Presentazione Mondo Techno di Andrea Benedetti, presso SanAntonio42 (Pisa) Factory Asks

Andrea Benedetti

ANDREA BENEDETTI

Grazie alla presentazione a Pisa presso Sanatonio42 del suo ultimo libro – Mondo Techno – intervistiamo per Factory Asks un importante ricercatore musicale e Dj Italiano, Andrea Benedetti. Andrea – nato a Roma – è uno di quei pionieri della cultura e musica underground nel nostro paese. Il suo è uno “state of mind” piuttosto che un genere preciso, una forma espressiva o un determinata “scena”. Il suo libro “Mondo Techno” è una pietra miliare per chi cerca di orientarsi sulla genesi e sviluppo del fenomeno Techno nel mondo.

Per chi vuole approfondire la storia di Andrea e di “Mondo Techno”, consigliamo questo articolo di Damir Ivic su SoundWall. Mentre riportiamo di seguito l’intervista che Andrea ci ha rilasciato per Factory Asks.

Come hai intrapreso questo percorso artistico?

A distanza di tanto tempo, posso dire che l’ho fatto per colmare un buco affettivo e per esprimere quello che non riuscivo ad esprimere a parole. La musica era l’espressione del mio inconscio e credo lo sia ancora.

A chi o cosa ti ispiri per quanto riguarda i tuoi lavori?

Hanno due visioni: una interiore e cioè l’espressione di ciò che provo in quel determinato momento e una rivolta verso il futuro cercando di esprimere il massimo rapporto fra umanità e tecnologia.

In quanto “artista” qual’è la tua massima aspirazione?

Cercare di trasmettere le emozioni che provo tramite la musica e condividerle con altri.

C’è un messaggio legato ai tuoi lavori senza il quale non li chiameresti tuoi?

A volte sono molto introverso e malinconico, mentre a volte sono molto carico e con voglia di fare festa. Da qui il mio amore per l’ambient e per le atmosfere rarefatte ed ipnotiche d allo stesso tempo per il funk, i bassi, la dinamica, il ritmo puro. Per cui è difficile trovare un minimo comune denominatore. Forse direi una voglia di non equilibrio per bilanciare quello mio caratteriale che invece è piuttosto tranquillo apparentemente.

Che cosa vuol dire underground per te?
Mondo Techno

Oggi come oggi poco perché è tutto talmente frastagliato che magari un’artista che ha un contratto con una major vende meno di uno di un’etichetta apparentemente più piccola. E poi ormai il successo non si determina più in copie fisiche vendute, ma nella capacità di sfondare il muro delle molteplici uscite quotidiane per cui magari una come Sophie, che è fondamentalmente underground alla fine è molto conosciuta anche in ambito pop. Credo sia invece importante mettere in risalto la parola ‘libertà’ e cioè la capacità di essere sempre te stesso in qualsiasi ambiente produttivo ti muovi.

Nel tempo che stiamo vivendo cosa dovrebbero fare le nuove generazioni?

Fare gruppo e formare delle squadre di lavoro in cui ci siano persone preparate sia nel campo della produzione musicale che del marketing. Saper comunicare oggi è importante tanto quanto produrre bene. E non detto che si debba comunicare in modo becero per forza, come non è detto che si debba produrre in modo becero per forza. Bisogna essere originali e creativi in entrambi i campi e lavorare assieme per uno scopo comune.

Credi che possiamo rivivere in qualche maniera l’onda che descrivi benissimo nel tuo libro “Mondo Techno” che ha caratterizzato il finire degli anni 80?

Non lo so. Quel periodo era legato allo stupore delle nuove tecnologie ed a musiche assolutamente innovative come electro, house e techno. Oggi c’è molta delusione ed amarezza in giro per il tradimento di quella possibile rivoluzione oppure c’è rassegnazione ed abbandono al flusso che ci circonda, ma bisogna invece sapere usare le nuove tecnologie e trovare la forza di essere ancora una volta rivoluzionari, senza fr riferimento al passato, ma partendo dalle piccole cose e da ciò che ci circonda vicino a noi. Iniziare dal tessuto urbano in cui viviamo. Poi il cambiamento si diffonde. Abbiamo tutto il mondo a disposizione con un click e ci sentiamo inutili se non riusciamo a sfondare, ma se diventiamo forti e credibili nel nostro territorio saremo di esempio per altri e sarà tipo una piccola grande valanga.

Una piccola curiosità che cosa intendi per tradimento di quella possibile rivoluzione, chi ha tradito e cosa è stato tradito?

Il tradimento del futuro. Quelli della mia generazione anche qualcuno dopo, hanno veramente pensato che la tecnologia potesse essere un tool rivoluzionario, ma in realtà ci si è in parte ritorto contro con l’eccesso di informazioni (l’information overload teorizzata da Alvin Tofler su ‘Future Shock’) e la nostra incapacità a gestirle con conseguente diffusione di cinismo, narcisismo e carenza empatica. L’opposto di quello che volevamo negli anni ‘90.

Cosa ci dobbiamo aspettare dal futuro? E che ruolo possono avere i piccoli gruppi e le associazioni come la nostra molto legate al proprio territorio e alla comunità di riferimento, che si muovono nel sottobosco di molte provincie e periferie italiane tra sopravvivenza, controcultura e ricerca di una scena?

E’ la giusta via come ho scritto prima. Bisogna solo tenere a bada l’ego e imparare dagli errori del passato recente.

Alcuni preziosi link:

Mixcloud

“Nessun artista è stato maltrattato durante la realizzazione di questa intervista”

Factory Asks 0026

PHOTOGRAPHS Factory Asks

Photographs

PHOTOGRAPHS

Intervistiamo oggi un giovane artista romano per Factory Asks: Photographs. È un progetto dall’atmosfera cupa, con influenze IDM e glitch. Dopo varie sperimentazioni giunge alla pubblicazione di 4 ep “MVMNT”. Il primo album sulla lunga distanza esce autoprodotto, nel maggio del 2017, “EKKLESIA”. “ALMA MATER”, è il suo secondo lavoro, contenente 8 tracce, composte con il contributo dei magnifici testi di GIANPIERO DE FILIPPO, pubblicato sotto l’etichetta Disorder rec. “Hurt” è un’album introspettivo, sicuramente più maturo nella composizione. il buio si accosta alla luce, le emozioni più forti prendono forma. 11 brani atmosferici, profondi, ideali per perdersi quando fuori tutto crolla.

01. Come hai intrapreso questo percorso artistico? 

Ciao, il mio percorso artistico parte da molto lontano, da 20 anni faccio musica. Anche se sono passato da vari genere, diciamo un po’ tutti (ahahah), quello di integrare l’elettronica nelle mie musiche è stata da sempre una mia ossessione, tanto da diventare adesso parte inscindibile e portante di esse. Da quando sono a Roma (4 anni), dopo aver chiuso il progetto clones theory (molto più dark wave oriented) , ho iniziato a sperimentare con i suoni per cercar di tirar fuori qualcosa che stia a metà strada tra dark, pop, idm, ambient (cosa che con HURT ho, credo, portato a compimento).

02. A chi o cosa ti ispiri per quanto riguarda i tuoi lavori?

Ti potrei sembrare pretenzioso, ma a nessuno in particolare; i miei gruppi/progetti preferiti sono talmente distanti da ciò che faccio ( pink floyd, neurosis, isis, sigur ros, sunn0, genesis…). Forse ultimamente ascoltando molta roba idm, tipo clark, apparat, oneothrix point never, autechre, aphex Twin, boards of canada, mi son fatto influenzare a mia insaputa. (Ahahah)

03. In quanto “artista” qual’è la tua massima aspirazione?

Non ho più un aspirazione, prima l’avevo, ora non più: compongo per necessità, suono per necessità, scrivo per necessità, sarei un depresso cronico se non esternassi i miei sentimenti in musica. Diciamo che la mia musica proviene dall’egoismo: é prima di tutto per me, poi per gli altri. (Certo è che gli apprezzamenti fanno mooooolto piacere comunque).

04. C’è un messaggio legato ai tuoi lavori senza il quale non li chiameresti tuoi?

Sono sempre stato ossessionato dalla guerra, in tutte le sue accezioni possibili, dal modo in cui l’uomo si autodistrugge, distrugge il suo habitat, i suoi simili; si, al centro di tutti i miei lavori c’è l’uomo ed il suo masochismo.

05. Che cosa vuol dire underground per te?

Vuol dire essere libero, libero di fare ciò che si vuole, a prescindere da ciò che vuole o vorrebbe la gente: le maggiori evoluzioni musicali provengono da lì.

06. Nel tempo che stiamo vivendo cosa dovrebbero fare le nuove generazioni?

Le nuove generazioni?? Ehm. Dovrebbero dedicarsi a qualche hobby, dovrebbero coltivare una o più passioni: vedo orde di ragazzini senza una passione , senza nulla, mi dici così come si fa a vivere, come si fa a tramandare la bellezza?

07. Cosa ci dobbiamo aspettare dal futuro? E che ruolo possono avere i piccoli gruppi e le associazioni come la nostra molto legate al proprio territorio e alla comunità di riferimento, che si muovono nel sottobosco di molte provincie e periferie italiane tra sopravvivenza, controcultura e ricerca di una scena?

Dal mio futuro non so ancora cosa dovreste aspettarvi, sono coerente, ma a volte imprevedibile, quindi…per quanto riguarda le associazioni come la vostra, sono un faro, un faro di speranza, perché è sempre bellissimo trovare qualcuno che crede nell’arte, e cerca di tramandarla come meglio può, e per questo grazie.A prestoE soprattutto ci vediamo al concerto!! (link evento fcbk)

Alcuni preziosi link

“Nessun artista è stato maltrattato durante la realizzazione di questa intervista”

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La Fondazione

Foundation il nuovo underground italiano?

Un nuovo inizio

La Fondazione. Un nuovo magma culturale si muove dietro a piccoli sinth autocostruiti, chitarre appositamente scordate e organi arrugginiti dal suono ruvido. Ma anche cavi che sfregolano e regalano glitch improvvisi, sensori ottici e altre diavolerie elettroniche che permettono la realizzazione di nuove sonorità. Questa è una ricerca sonora che comincia  molto tempo fa – con i primi lavori di Karlheinz Stockhausen – e giunge a noi attraverso artisti conosciuti come Tim Hecker.

La Fondazione at Factory Dn@
Sinergia Elettronica (Germany, Italy) – Live at Fondazione 2018 – Foto by Andrea Caracciolo

 

Una ricerca senza fine

Tuttavia la Fondazione come esperienza innovativa si presenta come una ricerca in continua evoluzione: “una lava in continua discesa che stenta a solidificarsi – a prendere una forma precisa – e continua a sfuggire ai diversi clichè“. In Italia, pochi sono gli spazi e le occasioni per poter respirare questa atmosfera. Forse si possono contare sulle dita di una mano quelli che offrono contenuti di taratura internazionale, quelli che riescono a farti vivere una nuova esperienza come – fondante – di nuova conoscenza e socialità.

Rafael Toral (Portugal) – Live at Fondazione 2018 – Foto by Andrea Caracciolo

La geografia nazionale, da sempre spietata se parliamo di cultura, anche per questo ambito si muove solamente da Milano a Roma come “il pendolo in un orologio che oscilla tra due poli”. Ogni tanto appare qualcosa in quel di Bologna, ma nel resto del “bel paese” questo magama non viene nemmeno immaginato. Tuttavia dal 31 marzo 2018, da un’idea nata in un periodo ancora non sospetto (ai tempi dell’Ex Colorificio di Pisa cioè il lontano 2013), emerge la Fondazione, una serie di incontri musicali per scoprire insieme il nuovo underground italiano ed europeo.

La ri-nascita di questo progetto – La Fondazione – in un’area storicamente così importante, come il bacino della costa Toscana, con base nella città Universitaria di Pisa – rappresenta un chiaro segnale ai tempi nostri. Pisa già fulcro del primo underground italiano (per chi non sa di cosa stiamo parlando si legga Black Hole di Turi Messineo),  ancora oggi nonostante tutte le batoste e i cambiamenti globali “che anche qui si fanno sentire“, resta e continua a rappresentare una fucina di resistenza culturale una laboratorio di nuove pratiche e controcultura.

Come in tutte le esperienze di resistenza, al momento sono solo i cuori più coraggiosi che vivono appieno quest’onda rivoluzionaria. Un’onda fatta di strani arrangiamenti musicali, spesso improvvisati, di muri di suono, di nebbie elettriche e colori acidi. “Ma di rivoluzione stiamo parlando” e non a caso, queste sessioni sperimentali hanno un pubblico di ribelli ancora più interessato e numeroso di molti altri generi musicali. Un pubblico che si muove e si sposta da tutta Italia per seguire gli artisti e trovare le serate nei diversi spazi che osano su queste vibes.

Trrmà (Italy) – Live at Fondazione 2018 – Foto by Andrea Caracciolo

 

La prima stagione

A Pisa, gli eventi della prima stagione della Fondazione, così come i futuri eventi vengono ospitati all’interno della Factory. L’hub di riqualificazione, orientamento e condivisione tra cultura, socialità e formazione creato dall’Associazione Pum Factory in via Volpe 98 ad Ospedaletto, Pisa. Una vera e propria factory, uno spazio aperto alla controcultura, anch’esso tutto sperimentale, fatto di tecnologia, arte, installazioni e musica. Uno spazio che merita di essere visitato di per sé, un’esperienza nuova per il visitatore, un’occasione sempre più rara nel panorama italiano, frutto della tenacia e della volontà dei suoi inquilni e fondatori.

Nella Factory prendono vita diversi progetti, tra cui La Fondazione: un progetto originariamente lanciato nel 2013 all’interno dell’ex-colorificio, che il Pisa Underground MovementAmbient-Noise Session (ANS) hanno ripreso dopo anni di eventi e sperimentazioni. PUM e ANS hanno creato sin da subito un ricco calendario di “sessioni” con artisti nazionali e internazionali, che spaziano dall’occult punk targato MACAO all’unione di musica africana e modular synth fino ad arrivare alle composizioni eclettiche del Portoghese Rafael Toral e all’ambient melodico Californiano degli Ensamble Economique.

Qui ricordiamo i concerti promossi già dalla prima stagione della Fondazione:

#1 Cerimonia secreta (Milano) – Alga Alma (Firenze)
#2 Sinergia Elettronica (Germany, Italy) – Andrea Borghi , Marco Baldini (Italy)
#3 Serpentu (Italy) , TRRMA (Italy)
#4 Nicola Vinciguerra, Nicola Tirabasso (Firenze)
#5 Rafael a Toral (Portugal) , David lucchesi , Fausto caricato (Pisa)

Sinergia Elettronica (Germany, Italy) – Live at Fondazione 2018 – Foto by Andrea Caracciolo

Il concept

Outsider che non si riconoscono in nessuna etichetta e preferiscono mettere mano alla materia sonora per produrre la loro personale idea di futuro: PUM e ANS vogliono riportare in questa parte di Toscana la possibilità di confrontarsi con scenari musicali differenti e meno codificati, ricollegandosi alla lunga tradizione di sperimentazione sonora pisana.

Trrmà (Italy) – Live at Fondazione 2018 – Foto by Andrea Caracciolo

La controcultura è movimento e il magma che scende da questa nuova vetta prima o poi non tarderà ad arrivare anche nelle vostre case.

Francesco Catelani – Live painting at Fondazione 2018 – Foto by Andrea Caracciolo

 

Restate all’acolto! e veniteci a trovare alle prossime tappe della Fondazione presso la Factory.