rico-herrera Break the Wall

Herrera

Talento e tanta dedizione, il resto lo fa l’esperienza

Pisa, siamo negli anni ’90 quando Federico Lazzerini in arte Herrera quello che ricordo con molto piacere essere stato “il mio compagno di banco alle scuole medie” arriva in classe con una rivista per writers. Colori, firme, sigle e disegni mai visti prima. Si apre un mondo quello della Street Culture, dei rapper, degli MC e dei Dj che con il Turntablism ridefinivano nuovi confini e spazi sonori. Herrera a poco a poco è entrato in quello stargate costruendosi negli anni una carriera musicale come Dj, Rapper e Producer tanto solida quanto riconosciuta con rispetto e ammirazione dai diversi addetti ai lavori e appassionati. Ha girato molto in Italia, in lungo e largo con i suoi diversi progetti ma non ha mai lasciato le sue origini e la sua città natale, Pisa.

Abbiamo fatto una bella chiacchierata con Herrera sullo stato della cultura che ci unisce, un’artista coerente e versatile come mostra il suo ampio CV. Si parte con “I Maniaci Dei Dischi” per poi collaborare con Sangue Mostro e Musteeno; diverse le produzioni tra Hip Pop e sonorità più House come “Buongiorno EP” fino alla creazione di Medicine Records.
Ciao Fede, è un enorme piacere averti qui con noi e poter scambiare un pò di riflessioni con te che toccano temi importanti come la scena e la club culture da condividere con chi segue Under-blog e #Btw. Se ti dovessi descrivere con la musica, cosa senti più vicino a te, quale elettronica diciamo ti rappresenta meglio?

Artisticamente sono molto versatile, amo i vecchi samplers, il vinile, le Wallabee Clarks. Non credo di rientrare nel termine elettronico puro, ascolto musica che è composta anche con strumenti elettronici principalmente Hip Hop, House, Funk, Jazz e tutte le sfumature che stanno in mezzo.

Quando è iniziato questo amore?

Ho iniziato a comprare dischi in vinile intorno al 93, inizialmente ho studiato il turntablism, partecipai anche all’ITF mi sembra nel 2000 al Link di Bologna, arrivai sesto credo, eliminato da DJ Yaner, che poi arrivò in finale contro Jay Kay, dovrei avere sempre il VHS e forse gira pure un video su YouTube di quella gara, gli studi sulla produzione sono iniziati nei primi 2000 quando presi il mio primo MPC da Dre Love, prima usavo pedaliere da chitarra e multi traccia a cassetta, facevo tutto esclusivamente con i giradischi, ma non è rimasto molto in giro, qualche CD o tape.

Cosa ne pensi della Club Culture nella tua città e oltre?

Ci sono molte situazioni interessanti, ho collaborato praticamente con tutti nella mia città. Ora grazie ad internet hai accesso a tante informazioni ma l’esperienza rimane il fattore principale che ti consente di capirle certe informazioni. Le situazioni che seguo sono molto di nicchia quindi non saprei dirti come vanno le cose più “mainstream” vedo che i festival da anni stanno spopolando e i locali fanno un pò fatica. Comunque ci sono tantissime realtà che spingono artisti che fanno musica da club di qualità, rimanendo in zona a Firenze per esempio negli ultimi anni hanno sfilato un sacco di nomi noti in ambito House come anche al Deposito di Pisa e pure i ragazzi del Sanantonio42 (Drago e Pizzo) tra presentazioni e serate fanno un sacco di cose, questi sono quelli più vicini a me ma ci sono tante altre realtà. Nelle altre città d’Italia idem, tante belle cose.

Quali sono le principali criticità? Cosa possiamo fare per migliorare l’attuale Club Culture? E quali sono i pro (e i contro)?

Non saprei, le situazioni più commerciali funzionano, per quanto riguarda le nicchie forse abbiamo pochi blog, siti e riviste di settore, e bisognerebbe creare degli spazi di aggregazione dove si parla e ci si scambia musica, potrebbe essere utile. All’estero molti generi musicali che appartengono al nostro campo hanno anche le loro danze di riferimento e da sempre la danza è un modo per stare assieme, ci sono circoli dove si balla e si studiano i passi anche il pomeriggio. Le scene esistono per strada, nei quartieri, non solo nei Club. Per unire servono dei fattori di identificazione, il riconoscersi in qualcosa aiuta tanto, credo sia molto importante l’aspetto sociale, andrebbe curato.

Quali sono gli aspetti positivi del fare musica al giorno d’oggi?

Sono moltissimi, la tecnologia chiaramente ha dato tanto sia in termini di produzione che di divulgazione, puoi fare un brano registrarlo e farlo sentire al mondo in poche ore. Io rimango legato all’epoca in cui ho iniziato, sia per le macchine che uso ma anche per l’aspetto umano, il top rimane sempre trovarsi accendere le macchine e divertirsi, se sei da solo poi chiami i tuoi amici e fai sentire i beats per telefono, ora mandiamo i vocali si fa prima.

Quali sono le sensazioni che hai verso il tuo ultimo EP / album?

L’ultimo lavoro in vinile è stato “ Uno EP” per Roots Underground Records, è andato molto bene sia a livello di vendite che di feedback, sono molto affezionato a quel disco sia perché è il mio primo lavoro ufficiale in chiave più “houseggiante” sia per l’amicizia che si è creata con Marco Celeri boss della label. Per quanto riguarda il digitale a Gennaio ho fatto uscire sul mio bandcamp “Educated Man” un pezzo broken che sta andando veramente bene è stato suonato da molti dJs che stimo in varie parti del mondo.


Links:

Medicine Records

Discogs


Mr.Redley plays my last single for MixMag mix


Edited by Daniele V. One of the founders of the PUM – Pisa Underground Movement. Devoted to electronic music and its cultural background. I started writing to accomplish the need to tell what’s going on and track change about our activities, and I found new energies and interests.)

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Call for dancers

PUM Factory è orgogliosa di lanciare un nuovo progetto transmediale, nella ricerca tra musica elettronica, danza e video arte: “Tempo to Tempo” Ep.1

Il progetto è ideato in collaborazione con la Parallelo Dance storica compagnia di danza. 

L’idea vuole esplorare il confine tra la danza tribale e quella occidentale per riscoprire la matrice del tempo. Verranno analizzate strutture antropologiche di varie culture al fine di ottenere una congiunzione tra passato, presente e futuro. Si prevede lo sviluppo di cinque Episodi sul tema.

L’audizione e indirizzata a danzatori, danzatrici e performers per la realizzazione in video dell’Episodio1.

Il progetto “Tempo to Tempo” verrà proposto in festival nazionali e internazionali.

L’audizione verrà effettuata il giorno mercoledì 15 Luglio 2020 a partire dalle ore 18:30 a seconda dell’ordine delle adesioni pervenute. L’Audizione si terrà presso la sede della Parallelo Dance in Via Coccapani 54 Pisa c/o Mistral.

Il progetto è indirizzato a chi ama la danza, a tutti gli artisti motivati dalla voglia di sperimentare nuovi percorsi e dal desiderio di contribuire alla realizzazione di contenuti innovativi nel campo della danza e dei linguaggi multimediali arricchendo o consolidando le proprie esperienze performative.

Si collaborerà con artisti che offriranno un’esperienza e un expertise internazionale nel campo della danza e dei linguaggi multimediali.

È richiesta un’età minima di 18 anni compiuti. 

danza
Inviare una candidatura con:

Una breve descrizione dei propri studi/formazione professionale (max 200 parole). Chi fosse in possesso di un mini clip, è gradita la visione.

Info e candidature:

parallelodance@gmail.com                                       info@pumfactory.it

Testo integrale della call qui

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Brucio - autonomia Factory Asks

Marco Degl’innocenti

Underground come ricerca della propria autonomia

Con estremo piacere vi portiamo oggi alla scoperta dei pantoni segreti di un talentuoso artista a cui siamo molto affezionati, uno che l’underground o le produzioni dal basso o meglio ancora le autoproduzioni le vive in autonomia con quell’intensità e passione che è davvero rara da trovare in giro oggi come oggi. Lui si fa chiamare Brucio.

Inizia la sua carriera nel 2008 disegnando per festival musicali e LP. Nel 2009 inizia a esporre le sue opere in Locali e Festival in giro per l’Italia. Fin dall’inizio il suo lavoro si estende su diverse aree del design e dell’arte, pittura acrilica, illustrazioni di libri, fumetti e graphic novel, volantini e copertine di dischi e decorazioni murali. Ha organizzato eventi e mostre d’arte in Liguria e Toscana (molti si ricorderanno la sua mostra a Pisa presso l’Arsenale). Tiene corsi e laboratori su disegno e musica.

Paint by Brucio
Come hai intrapreso questo percorso artistico?

In autonomia ho iniziato disegnando lettere (Crazy/Bruh/Brucio) quel tipo di grafica fatta di outline inline mi ha influenzato molto nei fumetti per le linee spesse e nette e nei quadri acrilici per le campiture. Disegnare o produrre qualcosa è sempre stato un antidoto alla solitudine e ai pensieri ossessivi che in questo modo si trasformano in qualcosa che mi fa stare bene sia nell’azione che nel prodotto finale.

A chi o cosa ti ispiri per quanto riguarda i tuoi lavori?

Se intendiamo “ispirazione” come corrente artistica, allora a partire dal writing anni 90-00 da cui ho imparato le linee e i movimenti taglienti, il fumetto underground italiano degli anni ottanta sia per temi che per atmosfere, l’arte psichedelica (Bad Trip artista mio concittadino in primis per i colori forti e la sensazione di movimento continuo delle opere). Tuttavia devo dire che l’ispirazione vera e propria della mia produzione è da ricercare di più nella vita quotidiana, la distorsione da “fumettaro” mi fa ricercare sempre storie diverse nelle persone interessanti che incontro, negli inconvenienti che mi capitano, così come nelle incomprensioni e una voglia costante di scappare via da tutto in paesaggi vivi psichedelici e vuoti allo stesso tempo.

Paint by Brucio
In quanto “artista” qual’è la tua massima aspirazione?

Forse cercare di far capire quello che c’è dentro i quadri e disegni, lo sforzo il lavoro di ricerca continua – in autonomia – per trovare una tecnica originale e un modo diverso di fare le cose, anche riuscire a camparci non mi dispiacerebbe ma è un altro discorso.

C’è un messaggio legato ai tuoi lavori senza il quale non li chiameresti tuoi?

Produco un sacco di disegni diversi, per capirsi, dai volantini dei miei amici della mitica “Baracchetta” a Lerse a fumetti a quadri, quando ero più giovane mi interessava di più dare un’interpretazione univoca spesso polemica e critica della  realtà, (il mio amico Baldu diceva che prima facevo dei disegni più intelligenti) ora mi interessano più le suggestioni, dare due input per innescare un ragionamento aperto più che esprimere un messaggio o una soluzione a qualcosa che dipende da dinamiche che non conosco (logico che delle idee di fondo ci sono), forse l’unico modo in cui mi sentirei snaturato sarebbe quello di cercare di dare un’interpretazione univoca della realtà imposta da altri, in questo senso la pubblicità mi mette un po’ in difficoltà (diverso è il caso della Baracchetta dove condivido tutto il modo di fare), oltre probabilmente a non avere i mezzi tecnologici per farla in quanto disegno per lo più a mano e preferisco usare il computer il meno possibile.

Paint by Brucio
Che cosa vuol dire underground per te?

Ho sentito recentemente una trasmissione su Radiorogna dove parlavano di quando la parola underground è stata iniziata ad usare in relazione ai movimenti culturali e in opposizione alla cultura di massa e dell’intrattenimento (mi sembra 1961, Duchamp), oggi spesso viene forse usata a sproposito o non ha un confine definito, forse è sempre stato così o forse è proprio così. Negli anni culture che si potevano definire “underground” sono state metabolizzate, rimasticate e riproposte in una veste diversa a livello mainstream (e noi aggiungiamo fuori da quella fascia di autonomia iniziale), dalla moda alla musica, basti guardare la cultura hiphop, la street art ma anche la musica Dark, l’Indie e tante altre…,

Per quel che mi riguarda ho sempre preferito cercare di tenermi un po’ fuori dai tormentoni e da quelle espressioni facilmente etichettabili che spesso magari garantiscono un successo più facile o un accesso più semplice a quelli che sono i circuiti “alternativi” in termini di serate eventi ecc…

Nel momento in cui tutti vogliono fare la stessa cosa è probabile che la qualità si diluisca o lo stesso messaggio possa essere usato per veicolare altri significati così come la stessa parola può avere più significati.

Forse per me “underground” significa proprio un cercare una diversità di approccio e un’autonomia di contenuti rispetto a quelle che sono le correnti più in voga in un determinato momento storico, questo non vuol dire che la mia produzione abbia un valore maggiore anzi, spesso mi posso permettere di sbrodolare o fare cose a caso per il gusto di farlo.

Le mie cose non hanno la pretesa di essere “underground” , alcuni quadri o temi ricorrenti più decorativi e naturalistici, potrebbero rimanere uguali nell’immagine anche se entrassero in un circuito più grande, (forse, se si esclude l’impacchettamento e il fatto che i supporti son presi per lo più dalla rumenta), ma lo sono perché girano in ambienti diversi dalle gallerie, altro discorso credo che valga per i fumetti più abbozzati e genuini che sono praticamente invendibili.

Paint by Brucio

Per paradosso in alcuni casi è il mercato a definire cosa sia una cosa e cosa l’altra, basti pensare a come certi argomenti oggi di gran moda potessero essere un tabù fino a pochi anni fa e a come certi supporti diventino quasi feticci.

In definitiva forse mezzi/contenuti/media/moda/mercato/attitudine.

Nel tempo che stiamo vivendo cosa dovrebbero fare le nuove generazioni?

Non mi sento nella posizione di dare consigli a nessuno! Quello che penso l’ho già scritto sopra, buona fortuna…

Cosa ci dobbiamo aspettare dal futuro? E che ruolo possono avere i piccoli gruppi e le associazioni come la nostra molto legate al proprio territorio e alla comunità di riferimento, che si muovono nel sottobosco di molte provincie e periferie italiane tra sopravvivenza, controcultura e ricerca di una scena?

Ora come ora è bigia la situazione tutti a casa, ma le associazioni come PUM, per me sono state sempre un punto di riferimento, basta pensare le tante volte che vi sono venuto a trovare da Spezia e da Firenze a Pisa, anche a Sp e a Fi ci son associazioni fotoniche Axmo, Three Faces, il Lavoratorio Artistico o realtà come Mescaleroscrew, Lo-ficomics, TypeKonnektion Crew e tante altre, con sto virus dev’essere pesante andare avanti, soprattutto per alcune situazioni specifiche che non riescono a finanziarsi e continuano ad avere spese fisse, spero che il terreno mantenga fertile oltre che per le associazioni anche per i centri sociali e i piccoli locali illuminati che continuano a far qualcosa di concreto in autonomia tra attività, mostre, laboratori e concerti, speriamo di ri-brindare presto.

Grazie per la tua disponibilità e la bella chiacchierata Marco, a presto!

Nessun artista è stato maltrattato durante la realizzazione di questa intervista

Links:

Telebrucio facebook

Brucio Instagram

LO-ficomics

Mescaleros

Typeconnection

Threefaces


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artista daria palotti Factory Asks

Daria Palotti

Manteniamoci sensibili, vibranti, intelligenti e curiosi

Recentemente su medium siamo incappati in un articolo di Devyn Springer molto interessante che cercava di descrivere il perché le parole “creativo” e “creativi” hanno poco a che fare con l’Arte e l’Artista con un ruolo nel processo di emancipazione, autonomia e indipendenza, andando invece nella direzione opposta, fianco a fianco con il mercato e la visione mercificata e capitalista del creare qualcosa. Questo numero molto illuminante concludeva rinnovando il ruolo dell’artista che con tutti i suoi potenti mezzi oggi come oggi può contribuire attivamente nel cambiare il mondo.

Siamo molto felici di presentarvi qualcosa che va in questa direzione per Factory Asks. Non occorrono grandi gesti o parole per farvi capire come il processo artistico di Daria Palotti abbia in se i geni della rivoluzione. Basta ammirare le sue opere. Lei un’artista visuale che dipinge e modella, con un tocco sensibile, vibrante e intelligente, funzionale ad instillare il seme della curiosità in chi guarda. In fondo basta poco per attivare la scintilla del cambiamento.

Per tutti quelli che apprezzano il lavoro di Daria e per quelli che oggi ne hanno scoperto l’esistenza. Per tutti coloro che sono molto curiosi e vorrebbero vederla all’opera, vi ricordiamo che domenica 3 Maggio, qui su #CCTv ospiteremo un live painting di Daria con la musica prodotta dal artista/musicista DEVICE (socializza l’evento).

Come hai intrapreso questo percorso artistico?

L’ho intrapreso fin da piccola, un po’ per scelta, un po’ per caso, un po’ perché avevo una predisposizione, e tanto incoraggiamento da parte della famiglia. Perché mi piaceva e continua a piacermi: sto bene quando dipingo, modello, quando in qualche maniera faccio arte. E mi viene da aggiungere che il percorso artistico e il percorso della vita non sono distinti.

artista daria palotti
Foto: Daria Palotti al lavoro
Cosa ispira il tuo lavoro?

Tutto quello che vedo, vivo, leggo, conosco, ascolto, tutto quello che mi piace e che non mi piace. Mi ispiro a tutto e tutti. Del passato e del presente.

In quanto “artista” qual’è la tua massima aspirazione?

Mi fa ridere che scrivi artista con le virgolette, anche perché, le metto sempre anch’io. Quando mi chiedono cosa faccio, solitamente, ci sono queste virgolette che aleggiano e rispondo nominando tutto quello che faccio senza mai usare la parola artista. Come se dire artista, fosse da superbi o fosse troppo, e qualcosa che non corrisponde al vero. Per poi finire a domandarsi: cos’è un artista, cos’è l’arte.. fai davvero arte? Non è artigianato? (Nessun artigiano si mette le virgolette.) Comunque l’aspirazione è… fare solo arte, vivere di arte, produrre arte. E aver sempre voglia e stimoli, di fare arte, e di migliorare sempre.

C’è un messaggio legato ai tuoi lavori senza il quale non li chiameresti tuoi?

No. La cosa che ricorre c’è, e sono io. Ma non mi sento di essere un messaggio.

artista daria palotti
Foto: Daria Palotti, Umano Germinare
Che cosa vuol dire underground per te?

Niente.
Tutto.
Sottoterra.
Metropolitana.
Inghilterra.
Notte
Alcol.
Musica.
Cultura
Adolescenza, giovinezza.
Rientri all’alba.
Visioni.
Sonno.
Sigarette, acre, acredine.
Punk.
A bestia e non.

Nel tempo che stiamo vivendo cosa dovrebbero fare le nuove generazioni?

Non so cosa dovrei fare io, figuriamoci se so cosa dovrebbero fare le nuove generazioni. Spero che siano consapevoli, antifasciste, e attente ai diritti di ogni minoranza. Pacifisti. Artistici e poetici. Giusti. Impegnati, ecologisti. Ma questo lo spero per le nuove e per le vecchie generazioni. E per me. Ma non è facile fare come si dovrebbe.

Cosa ci dobbiamo aspettare dal futuro?

Bo – Direi che è la risposta migliore, (come nel finale dell’adorato film “C’eravamo tanto amati”). Bo! Non lo so.
E non è che non lo so adesso, in seguito alla pandemia, non lo so in generale. D’istinto viene da pensar che andrà male, ma forse chissà, ci stupiremo di noi stessi. Comunque la risposta più sincera è “non lo so”. In effetti non so neppure pianificare il mio futuro a breve..da qui a qualche mese. L’altro giorno mi è stato chiesto, così all’improvviso, come m’immagino tra dieci anni..e non ho avuto nessuna risposta. Buio. Non riesco ad immaginare niente di diverso da adesso.
Come vivere un eterno presente. La domanda mi era stata fatta per stimolarmi a pianificare il presente, per impostare il futuro, ma ha generato “panico”. Va bene pianifichiamo. O almeno proviamoci. Ma cosa aspettarci non lo so.

artista daria palotti
Foto Daria Palotti

E che ruolo possono avere i piccoli gruppi e le associazioni come la nostra molto legate al proprio territorio e alla comunità di riferimento, che si muovono nel sottobosco di molte provincie e periferie italiane tra sopravvivenza, controcultura e ricerca di una scena?

Mantenerci sensibili e vibranti. Intelligenti e curiosi. Allertati. Coscienti e consapevoli. Vivi.

Grazie Daria, a presto!

Nessun artista è stato maltrattato durante la realizzazione di questa intervista

Links:

Visita il sito di Daria Paolotti per ulteriori info e vedere i suoi ultimi lavori


Rozza - cultura

Edited by Domenica Carella. Domenica in arte Rozz Ella è una DJ impegnata e appassionata di musica elettronica. Il suo percorso artisitico nasce nella sua città di nascita (Taranto) e si sviluppa a Pisa, nei centri sociali e non solo, legali e non. Da ultimo la vediamo sulle frequenze della bass music con Neanderthal della crew di Space Vandals e come resident per il format ClubCultura al Caracol Pisa. In passato ha collaborato con la redazione di AutAut.

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Danijel Žeželj Factory Asks

Danijel Žeželj

Underground and independent as a way to build-up an everyday creative process that never ends

It is an honor for our Under-blog to host an interview to a visual artist of the caliber of Danijel Žeželj. He is a great man and one of the greatest visual artists ever, words in some cases do not add much compared to the contribution of his Art.

We already had the honor of hosting Danijel a few weeks ago on our streaming channel (CCTv) for a live streaming performance and it was simply super! He did a special live painting show with music performed by a young artist from Pisa Underground Movement, DEVICE. Danijel welcomed this initiative with enthusiasm, asking us to be able to highlight during the live one of the Italian’s fundraising initiatives to deal with coronavirus emergency and we thought it might be the opportunity for Tuscan hospitals. It was a beautiful afternoon and many followed us (see at the end the video extract).

After, we asked Danijel to participate in our Factory Asks with few questions, thinking that would be a great inspiration for many other artists and people who follow our blog and our activities.

Who are you? Please describe yourself in few sentences

I’m a visual artist, I make graphic novels, paintings, prints, animations, live painting & live music performances. The common thread of all these works is visual narration, exploration of storytelling through images. That’s what keeps me going, finding the narrative line in a single image or a sequence of images. ­

LUNA PARK, 2009. Kevin Baker and Danijel Žeželj
160 pages, DC Vertigo, USA, 2009; Magic Press, Italy, 2010
How did your artistic career begin (just an anecdote)?

The very first work that I have “published”, or make public, was a painting on the wall I secretly made with a couple of friends in the underground passage in Zagreb’s train station. I was 16 or 17 years old. It was a painting of a boxer with the makeup of a clown. Although I started publishing my first comics a few years later I always felt that this clown boxer was my first “official” artwork. But the wall painting was quite bad:)

What is you work mainly inspired by?

The relationship. In every possible sense: the relationship between friends and enemies, the relationship between man and his dog, the relationship between a broken window and the street bellow, the relationship between an orange and apple, between art and politics, between black and white, between light and shadow, etc. It’s all about the relationship and the balance.

RED RIDING HOOD REDUX – trailer from Danijel Zezelj on Vimeo.

As a visual artist what is your maximum aspiration?

I work with my hands. I paint, draw, cut, spray, stamp, erase and then do it all over again. I guess my aspiration is to keep working and stay excited about it as long as possible.

What does underground/independent mean to you, if still mean something?

It means a lot, always. Underground and independent to me means being ready and willing to use your own mind and hands to construct and build something, to create. It does not have to be “Art” as in traditional classification of Arts, it could be carpentry, cooking, programing, geology, woodwork, any craft you learn and become good at. If you learn a craft, you have an instrument for building things up, and you can keep building and learning. It’s an everyday creative process that never ends.

What do you think about Art communities in your city and beyond?

I have never been too deeply involved in working within any art community or movement, I prefer to keep my independence and stay away from established rules of any group. I spent many years living abroad, in Italy, Seattle and New York, so I learned that your home and community is wherever you are, and in my experience, it is more important what you can give than what you receive. Also, today and more than ever before, we definitely all live in a global village, so the idea of community has much broader meaning. Never the less, the sense of community and home comes down to your own personal choice of right or wrong, positive or negative, and whatever direction you decide to take and however you spend your time and energy.

What are your next projects?

Because of the ongoing pandemic, some of the exhibitions and live painting projects have been canceled, but other work is ongoing. I just finished a graphic novel about Vincent van Gogh and it will be published in France in September, by Glénat Editions, with an exhibition in Paris (if corona permits). I’m also starting work on a new animation movie “The Drummer”, and then another couple of graphic novels, one written by myself and the other by Ales Kot, for USA publisher Image.

THOUSAND from Danijel Zezelj on Vimeo.

Thank you Danijel!

Nessun artista è stato maltrattato durante la realizzazione di questa intervista

Links:

Danijel is a well-known and respected visual artist, he has published and exhibited for: The New York Times, Marvel Comics, Washington Chronicle, DC Comics, the San Francisco Guardian, Harper’s Magazine, Dark Horse, L’Espresso, Il Grifo, De Agostini, Image Comics, Dargaud, Editions Mosquito, Hazard Edizioni Eris Edizioni and others.

Please check his website for additional info.

DANIJEL ZEZELJ – BLUE Live Painting on CCTv – Music by DEVICE

Other interviews:

EtnaComics

Lospaziobianco: The dream is mightier than the gravity – Danijel Zezelj


Edited by Roberta Ada Cherrycola www.instagram.com/ada.cherrycola

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Break the Wall

Ehua

“Ehua: vorrei una CC più inclusiva, sia in termini di musica che di line up”

Terzo e fondamentale appuntamento con Break the Wall, la nuova rubrica di UndeRbloG che vuole contribuire a ricostruire una matrice di senso comune per comprendere il suono di oggi e le sue evoluzioni, riportando al centro del rapporto tra arte e collettività quell’idea di movimento e di cultura, fondamentali per ricostruire una nuova Club Culture (CC). Con molto piacere oggi vi presentiamo le idee e lo spirito di una giovane amica, Ehua alias Celine Angbeletchy, compagna di vecchia data per il PUM (Pisa Underground Movement) e autrice su questo blog di M.A.D. (music, art, dance in underground urban environments) che ringraziamo per il suo fondamentale contributo. Una tra le più interessanti artiste della scena musicale Londinese (Femme Culture, Nervous Horizon), Ehua è produttrice e DJ, anima curiosa dalla mente aperta, ossessionata dalla musica. Ma la musica è solo una delle forme creative attraverso le quali lei esprime il suo talento creativo. Da sempre molto vicina al mondo delle arti, compone anche colonne sonore per performance artistiche e co-gestisce GRIOT, un magazine online e una piattaforma creativa che celebra le arti dall’Africa.

Se vi siete persi il precedente numero di BTW, stiamo cercando volta per volta di allargare il raggio di gravitazione dei concetti che trattiamo, ogni volta con il prezioso e fondamentale contributo degli ospiti che intervistiamo. Quindi non è solo una questione di scala o di distanza geografica, fondamentale – nel nostro esperimento – è il rapporto dialettico tra la qualità degli spunti che si sviluppano grazie ai diversi ospiti e la naturale imprevedibilità insita nelle loro risposte alle nostre domande (che lasciano ampio spazio agli intervistati per toccare a fondo i temi che gli stanno più a cuore). Buon Viaggio!

“Ehua: vorrei una CC più inclusiva, sia in termini di musica che di line up”
1. In due righe cosa e’ per te la cc?

La cc è un universo molto complesso in continuo divenire, non è qualcosa di monolitico e universale, ma un fenomeno locale e globale che sta assumendo nuove declinazioni e includendo sonorità non esclusivamente eurocentriche. In generale, la cc è quel movimento che si crea quando nuove sonorità maturate all’interno di determinati contesti sociali arrivano sulla dance floor e vengono incorporati nella vita delle persone e nella cultura di un luogo o di una società.

2. Un disco che la rappresenta?

Come ho detto, essendo la cc in costante divenire e soggetta a fenomeni culturali locali, trovo davvero difficile indicare un solo disco che la rappresenti nella sua totalità. Quindi direi che per quanto riguarda la cc di Londra—città in cui vivo e che ha una scena club estremamente sfaccettata—le ultime VA compilation di etichette come Nervous Horizon e Hyperdub [rispettivamente NH Vol. 3 e Hyperswim] sono un ottimo mosaico di stili, generi e avanguardie molto presenti nella cc Iondinese in questo periodo. Ma allo stesso tempo, l’universo gqom ha avuto un fortissimo impatto in UK, e DJ come Sicaria Sound, Sherelle, Lcy e FAUZIA hanno contribuito al ritorno di sonorità tra i 140 e 160 bpm, quindi è impossibile indicare un singolo disco.

3. Le persone frequentano sempre meno i club, molti chiudono anche in paesi ‘avanti’ come la germania, cosa potremmo fare qui? Cosa manca? Cosa andrebbe cambiato?

La cc è in declino da ormai molti anni e mentre i club chiudono ovunque, i festival sono sempre piu popolari. Anche Berlino ha iniziato a subire i primi colpi perché le logiche di mercato prevalgono sempre, e lo stesso vale per Londra. L’Italia è un paese molto chiuso in termini di evoluzione della musica club e delle culture ad essa legate, anche il mondo underground è veramente poco inclusivo, quindi credo che la prima cosa da fare sia proprio quella di aprirsi di lasciare entrare ritmi, sonorità, culture.

4. Quale è la cc che vorresti?

Sicuramente vorrei una cc più inclusiva, sia in termini di generi musicali, ma anche in termini di line up. Vorrei che l’inclusività fosse messa al centro insieme al talento per dare spazio a narrazioni sonore alternative per una cc ricca, all’avanguardia e non autoreferenziale.

 

“Io metto una lente / davanti al mio cuore / per farlo vedere alla gente.” cit. Aldo Palazzeschi

Diplozoon EP

(Femme Culture)

by Ehua

 

 

 

 

 

Alcuni preziosi link:

Ehua BandCamp


Breve Bio

Ehua è una produttrice e DJ italiana con base a Londra. Il suo EP di debutto, Diplozoon, è uscito a novembre 2018 sull’etichetta londinese Femme Culture. L’uscita ha seguito New Moon—un singolo caratterizzato da “una struttura percussiva, con un twist atmosferico, brevi vocals che si riverberano accompagnati da synth lussureggianti e ondulati” (DJ Mag)—e Tiger, brano parte della Compilation di Femme Culture x UNWomen HeForShe. Tra le sue ultime uscite figurano il remix di Retina di Joe Turner per Future Bounce, Ruby, pezzo uscito ad Ottobre su Or.VA1 di Orphan. Records (NY), e Meteora, traccia parte delle terza compilation dell’etichetta londinese Nervous Horizon, NH V/A VOL.3. La musica è solo una delle forme creative attraverso le quali Ehua esprime il suo talento creativo. Da sempre molto vicina al mondo delle arti, compone anche colonne sonore per performance artistiche e co-gestisce GRIOT, un magazine online e una piattaforma creativa che celebra le arti dall’Africa, dalla diaspora africana e dal mondo.

Altre interviste:

Diplozoon EP

Premiere Ehua – Meteora

 

Edited by Daniele V. and Rozz Ella

Daniele is one of the founder of PUM – Pisa Underground Movement, he is a musician and he loves to play as DJs. He is a Ph.D. in Agricultural and Resource Economics. Born and raised in Pisa (Italy), he collaborates in several projects and uses to travel around the Globe searching for new and interesting music, he loves digging rare and unknown music!

Rozz Ella is one of the main resident DJ for Club Cultura (CC) at Carcol Club in Pisa (Italy), where she also promotes a bass night with the project Neanderthal of the Space Vandals crew. Despite the music, she also collaborates with the AutAut independent journal and with Underblog (www.pumfactory.it) where she manage “Break the Wall”.

5ve records

Clap! Clap!

Clap! Clap! i 5 dischi che hanno cambiato la mia vita

Inizia oggi questa nuova e bella avventura: #5ve_R!, un piccolo diario di bordo. Una bussola molto preziosa che vi aiuterà a fuggire dal rumore di fondo per recuperare un pò di tempo con la parte più profonda dell’ascolto musicale, quei dischi che vi hanno emozionato sin da subito e che porterete sempre con voi. Rompiamo gli indugi e siamo molto orgogliosi di lanciare questa nuova rubrica con uno dei più influenti esponenti a livello mondiale delle nuove sonorità afro-elettroniche, uno dei più genuini ed interessanti artisti/produttori toscani di musica elettronica, Cristiano Crisci aka Clap! Clap! che ringraziamo di cuore per la sua grande disponibilità e passione assieme alla nostra inviata Rozz Ella per questa perla per #5ve r!. Read more “Clap! Clap!”