GAD TIDHAR Factory Asks

Gad Tidhar

GAD TIDHAR

Factory Ask meets today a really interesting artist, Gad Tidhar. He was born in Israel in 1983, and his musical education began with the guitar. At the age of twenty-two, he bought his first oud and started to explore the music of Turkey, Persia and the Arab world. He studied Persian music for three years with tar virtuoso Piris Eliyahu, followed by oud with Nizar Rohana, and also traveled to Crete to study Turkish music with Ross Daly. In 2009 he formed the Faran Ensemble with kamancheh player Roy Smila and percussionist Refael Ben-Zichry – the trio released their first album in 2013, have performed as far as Germany, the Netherlands, and Poland, and even appeared in a video by the band U2! He also founded the ‘Durbar’ trio in 2015, together with Jordi Pratz on sarod and various percussionists, to combine Persian and Indian music. In 2016 established ‘Lucid trio’ with two great artist from small Mitzpe Ramon. Sigi Yadgar plays the piano and Jacky Fay with the cello.

Gad currently lives in Mitzpe Ramon, in the heart of the Negev Desert and we are really pleased to interview Gad for our UNDERBLOG.

01. How did your artistic career begin?

About ten years ago, a friend told me that there is one teacher I must go to. I had just started to play the “oud”. At that time, I was herding camels in the Negev desert. Traveling with 50 camels from place to place. Sleeping mostly outdoor, for about ten days a month, living an ancient version of life. After Reaching the teacher, I have understood that music is what have been searching. I have started to practice as much as I could and compositions started to come. A few years after, with that Roy Smila and Refael Ben Zichry, we have founded Faran.

"Nessun artista è stato maltrattato durante la realizzazione di questa intervista" Factory Asks 0026
Gad Tidhar play oud in Nagev desert
02. What are the main sources of inspiration for your work?

Nature’s silence. Traveling in the desert or any other timeless landscape fills me with melodies.

03. As an artist what is your maximum aspiration?

Well, I don’t know.. I wish I had something like that. I wish to do soundtracks to amazing movies, to keep learning from the ancient traditions.

04. Is there a characterizing message related to your work?

Love nature. respect the creation.

Gad Tidhar
Gad Tidhar reflections
05. What does underground mean to you?

Creation moved by inner passion, ignoring functional thoughts and doubts.

06. What are your next projects?

I have some projects that I love and try to promote.
Lucid – the new trio of oud cello and piano
Durbar – the oud & sarod, Tombak & Tabla
, and Faran, the first professional project I have. Trio wishes Kamancha, oud, and percussions.

Some precious links:

“Nessun artista è stato maltrattato durante la realizzazione di questa intervista”

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Martino Prendini Factory Asks

Martino Prendini

MARTINO PRENDINI

Un video-artista molto promettente: Martino Prendini. Lui non sa di preciso cosa fa. Nel suo sito c’è scritto “illustratore ed animatore 2d” ma è sempre un bel po’ difficile spiegare ciò che sta facendo e che vorrà fare. Video, illustrazioni, animazioni, live visual, ma d’altra parte le etichette contano poco, servono più per scrivere tag o compilare curricula che per altro. Di certo c’è che è nato a Rovigo nel 1985, che quindi ha passato i 31 anni, e che gli piacciono i contrasti e le contraddizioni, come la giustapposizione fra la concretezza delle arti tradizionali e le sperimentazioni dell’epoca digitale.

01. Come hai intrapreso questo percorso artistico?

A dire il vero, il mio percorso da video-artista è sempre stato abbastanza strano ed un pò difficile da seguire ed identificare, almeno ad un occhio esterno. In ambito visivo ho cominciato con grafica e web design, mano a mano provando cose diverse, dall’illustrazione alle riprese live. Ultimamente mi affascina molto la glitch art, tutto ciò che compete una performance live visual e, naturalmente, l’animazione. Tendo a muovermi molto, in ambito creativo, da un lato per una questione di curiosità dall’altro perchè vivo molto a periodi… Posso smettere di disegnare a lungo, ad esempio, perché in un periodo mi coinvolge maggiormente lavorare con una camera. » probabile quindi che in futuro questo percorso potrà cambiare ancora, d’altra parte mi piace lasciarmi sorprendere.

An Exit from Martino Prendini on Vimeo.

02. A chi o cosa ti ispiri per quanto riguarda i tuoi lavori?

Le influenze sono molte e molto differenti fra loro. Anzitutto la musica ha sempre avuto un ruolo chiave. Molto del mio lavoro si lega ad essa, ed anche quando non lo fa direttamente questa mi influenza nel processo creativo. Sono un divoratore di musica e piuttosto onnivoro, e difficilmente lavoro senza. Se devo pensare ad un’influenza specifica, le chine zen ad esempio sono state la ragione per cui ho cominciato a disegnare tanti anni fa. Nello specifico la copertina di un’edizione del Tao Te Ching, che da ragazzino mi catturava incredibilmente e dalla quale ho provato ad imitarne lo stile. Ma da qui si procede in modo parecchio caotico… Molto cinema, fotografia, scenografia teatrale, certa scena indie nei video-game, per cominciare. Mi impongo quotidianamente almeno un’ora di ricerca in campo creativo, visto fra l’altro che gestisco un sito di ispirazioni. Un altro ruolo chiave lo hanno le persone e gli incontri, spesso sono la maggiore fonte di ispirazione anche se apparentemente in forma indiretta.

03. In quanto “artista” qual è la tua massima aspirazione?

Anzitutto tendo sempre a schivare i termini “video-artista” e “arte”. Non sono etichette che mi competono, che ci si possa auto-affibbiare con nonchalance. Ho sempre preferito l’ambiguità fumosa del termine “creativo”. Chiarirò questo, ciò che voglio è semplicemente essere diverso domani rispetto ad oggi. In un’altra posizione ed un altro punto di vista. Costi quel che costi, e coi miei limiti. Non voglio ridurmi ad essere solo me stesso per tutta la vita. Questa credo sia la mia massima aspirazione, sia umana che relativa a tutto ciò che faccio.

04. C’è un messaggio legato ai tuoi lavori senza il quale non li chiameresti tuoi?

Più che messaggio si tratta di suggestioni. Amo il termine suggestione, perchè si relaziona all’inconscio e all’impatto che da video-artista ricerco sempre. Amo la tensione, provare a renderla, viverla, credo sia un fil rouge di ogni cosa che faccio. Non cerco risoluzioni ed equilibri nei miei lavori, ma il tendersi, il volgersi verso, spesso in posizioni scomode, uno sforzo quasi fisico coi tendini in mostra, che coinvolga il corpo anche se indirettamente. Non a caso prima ho parlato di musica, non a caso mi affascina il movimento attraverso varie accezioni. Un’altra suggestione per me importante è l’impatto col mistero femminile. Per me il mistero più bello e inconoscibile e struggente dell’universo. Si tratta di un mondo intero, un ecosistema, un paesaggio completo in per sé stesso, fragile ed indistruttibile. Infondo tutto ciò che faccio è una lettera d’amore e al contempo un modo per scoprire o immaginare ciÚ che si cela dietro al mistero. Stranamente, persino nei lavori che sembrano meno legarsi alla femminilità essa c’è, magari in un tratto o nel modo in cui compare un’idea.

05. Che cosa vuol dire underground per te?

Se penso ad underground, per un video-artista penso ad un muoversi dal basso. Che per me è il movimento più autentico e potente. Come dire, qualcosa che sale dalla pancia per coinvolgere tutto il corpo, tutto quanto l’attorno. Chi parte dal basso lo fa per necessità, lo fa per un sentire irrefrenabile, lo fa perchè proprio non può fare altro. Ed in questi casi è necessario condividere, trovare urgenze simili alla tua, ed è allora che diventa un movimento. E conosco bene cosa voglia dire questa urgenza fuori dai circuiti, venendo da una realtà piccola e dimenticata come Rovigo. C’è bisogno di questo, l’underground è il luogo mentale e di condivisione di questo movimento che parte dalla pancia.

This is what detox feels like – short film for BBC’s Drugsland series from Martino Prendini on Vimeo.

Alcuni preziosi links:

Video di Martino Prendini

“Nessun artista è stato maltrattato durante la realizzazione di questa intervista”

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