VOGUE, STRIKE A POSE

Italian Version – English

Quando queer, musica, danza e stigma sociale si uniscono, l’alchimia che si crea porta alla luce una dimensione culturale nuova, folle, che evade dalle logiche mainstream e dà ad ognuno la possibilità di brillare, di essere qualcuno a modo suo.

Malcolm-McLaren

 

“This society – going to a football game, basketball – that’s their entertainment. You know, a ball is ours. We prepare for a ball. We may spend more time preparing for a ball than anybody would spend preparing for anything else. You know, a ball is like our world. A ball, to us, is as close to reality as we’re gonna get to all of that fame and fortune and stardom and spotlights.”

Tratto dal documentario “Paris is Burning”, 1990

 

Vogue, una parola che sicuramente non vi suonerà nuova. Nota rivista di moda,  famoso singolo di Madonna, ma anche emblematico fenomeno artistico di grande rilievo, che ha animato per decenni ed anima ancora oggi la scena underground di molte città del mondo.

Questo termine non si riferisce solo a uno stile di danza contemporanea, ma rimanda a quella che viene considerata una vera e propria cultura radicata nelle comunità queer e LGBT della classe operaia nera e latina di New York ed altre città statunitensi. Essa unisce diverse forme di auto-espressione, in primis la danza, ma anche la musica e la moda, e  temi di natura politico-sociale come lo status, l’etnia, l’orientamento sessuale.

Tuttavia, l’elemento che più caratterizza questo movimento culturale è sicuramente lo stile di danza, appunto vogueing, che mescola pose plastiche a movimenti fluidi eseguiti con braccia e mani. Non a caso, il nome rimanda proprio alla famosa rivista, poiché le movenze e i gesti di questa danza vogliono ricreare le stesse pose e immagini di quelle iconiche pagine patinate.

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Al contrario di altri stili di danza nati da subculture urbane come l’hip hop o la breakdance in cui le performance avvengono principalmente per strada, il luogo prediletto per il vogueing sono le cosiddette ballrooms. All’interno di queste sale da ballo le varie houses, ovvero crews di ballerini organizzate gerarchicamente come vere e proprie famiglie, organizzano i balls: competizioni in cui i voguers o ball-walkers si esibiscono in diverse categorie (Fantasy, Realness, Solo ecc.).

Dagli anni Sessanta fino ad oggi il vogueing è andato evolvendosi, costituendo diversi stili. Lo stile Old Way, stile in voga prima del 1990, si configura come una vera e propria battaglia tra due walkers rivali. Nel famoso documentario sulla cultura Vogue Paris is Burning, un giovane parlando del significato del termine “house” afferma:

“Una house è una gang di strada gay. Se una gang di strada accresce la sua reputazione con gli street fights, una house lo fa esibendosi nelle categorie dei balls.”

Lo stile New Way della prima metà degli anni Novanta è caratterizzato invece da movimenti geometrici e articolati, a differenza del Vogue Femme, più aggraziato e fluido. Quest’ultimo dal 1995 in poi si è evoluto, dando vita a due nuove sotto categorie: Dramatics, stile acrobatico ed energetico, e Soft and Cunt, più femminile e sensuale.

Nato dalla dimensione comunitaria dei bassifondi delle inner cities americane, il vogueing si è poi esteso oltreoceano. Nel Regno Unito la scena Vogue si è diffusa da Londra ad altre città del paese come Liverpool, Manchester e Glasgow, nelle quali ha recentemente riacquistato una forte centralità. In particolare, a Liverpool ogni anno si tiene la competizione Vogue più grande a livello nazionale, il “Liverpool’s House of Suarez Ball”. L’evento è organizzato da Darren Suarez, ballerino professionista e mother, cioè fondatore, della House of Suarez. Per quanto riguarda la capitale, uno dei migliori modi per assistere ai più spiccati talenti della scena Vogue londinese è partecipare alle serate House of Trax. Questi party old-school organizzati mensilmente nell’East London, sono animati dai beat caratteristici della Chicago, Detroit e Baltimore House, generi che da qualche anno sono tornati in voga nella scena elettronica underground britannica anche grazie a etichette come la Night Slugs, che vanta artisti del calibro di Jam City e L-vis 1990.

Grazie a crews di ballerini professionisti, fashion shows e celebrità la cultura Vogue si è estesa in tutto il mondo. All’inizio degli anni Novanta Madonna con il suo singolo “Vogue”, è stata una delle prime insieme a Malcolm McLaren a rendere noto alle grandi masse questo movimento culturale.

Oggi, il merito per aver riportato all’attenzione internazionale, questo affascinante stile di danza va sicuramente a FKA Twigs. La cantante, ballerina, producer, coreografa e regista inglese la cui notorietà sta crescendo esponenzialmente in tutto il mondo, ha fatto del vogueing un tratto distintivo delle sue performance. Esibendosi con voguers professionisti come Benjamin Milan (mother della House of Milan) nei suoi spettacoli “Congregata” e in alcuni dei suoi video, Twigs ha riacceso i riflettori sul Vogue diventandone un’importante promotrice.

La potenza artistica ed espressiva di questo stile di danza negli ultimi anni è esplosa come non mai, arrivando anche in estremo oriente. In particolare, il voguing in Giappone è una vera e propria moda.  Aya Sato e Bambi, media-artists, ballerine, coreografe e modelle , unite sia nel lavoro che nella vita, oltre a girare video e a prendere parte a diversi progetti artistici, organizzano workshops di vogueing molto partecipati e apprezzati in tutto il mondo. Grazie al loro talento e alla loro originalità, Aya Sato e Bambi sono state volute dalla grande Madonna come backup dancers per la sua esibizione ai Brit Awards 2015. E’ indubbio che il futuro di queste due artiste nella scena Vogue nipponica ci riserverà molte interessanti sorprese.

La commistione artistica e concettuale di danza, moda e musica,  intese come forme di auto-espressione, rendono il vogueing e, più in generale, la cultura Vogue un fenomeno di originalità inequiparabile. Attraverso pose plastiche e movenze che spesso ricordano quelle di un mimo, questa espressione d’arte sembra mettere in contatto diretto ballerini e spettatori. Il vogueing è un vero e proprio linguaggio del corpo che non ha solo l’obiettivo di impressionare o emozionare, esso racconta l’intero universo di un individuo: non delinea solo lo status sociale e il background culturale, ma racconta anche i desideri, le passioni, i sogni. Racchiude quello che pensiamo che la società ci impedisca di essere o di avere. I voguers usano il loro corpo per esprimersi tramite un linguaggio inclusivo e universale che proprio grazie alla sua unicità sta tornando in voga nei panorami urbani di tutto il mondo.

D’altronde, come dice Madonna:

“life’s a ball, so get up on the dance floor!”.

|  The Factory | Celine |

2 COMMENTS
  • VOGUE, STRIKE A POSE - Pum FactoryPum Factory
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    […] English version – Italian […]

  • Nicolo
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    Articolo molto interessante e dettagliato!! Complimenti!!

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