Dj Roach PODCAST

CC#013 Dj Roach

CC#013 April 2020 – special mix from Dj Roach (Nuestro Futuro Records, Tec-troit)

Un nuovo mix incredibile, potente e passionale che scuoterà la tua anima, da Detroit, Dj Roach.

Raul Rocha è il figlio del fisarmonicista e cantante Librado Rocha. È un DJ, produttore e proprietario dell’etichetta (Nuestro Futuro Records a Detroit). È anche fondatore del Tec-Troit Undeground Festival, l’unico e il solo festival Techno gratuito a Detroit.

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ARTF New Sounds

ARTF

Volare verso il futuro

Non è facile recensire un amico con cui condividi una passione per la musica, in particolare la techno, l’eletro, l’EBM e tutte le sonorità bass. Con cui da quasi dieci anni sgomiti per mantenere viva una scintilla di contro-cultura nella città in cui vivi. Tuttavia oggi vi parliamo di idee nuove. Sopratutto dei suoni. Quelli in cui queste idee confluiscono, come in una sorta di sistema a vasi comunicanti suono e idee alimentano goccia dopo goccia il movimento.

Ora vi direte, mah vabbè questa è un operazione che proprio non ci aspettavamo. Bene vi direi. Quante volte siete usciti di casa alla ricerca di qualcosa di entusiasmante la fuori? Ma poi alla fine tornando tra le vostre mura vi siete resi conto che lo avevate da sempre li vicino a voi? Succede. Quindi è possibile, praticabile, forse è un operazione di mestiere, forse è semplicemente interessante anche ogni tanto fermarsi e parlare di ciò che ti circonda. Anzi, su questo ci abbiamo sempre provato. Da un lato ci slanciamo oltre il confine, dall’altro peschiamo dal nostro pozzo. Infondo non c’è un limite nell’arte e nella ricerca, ma solo tanta curiosità!

Anzi alle volte può essere molto interessante conoscere e scoprire ciò che ti sta vicino, ciò che diamo per scontato, per assodato

È con questa prospettiva di “familiarità” che vi presentiamo sotto una diversa angolatura Dario Filidei alias ARTF. Un artista che con molta umiltà, dedizione e passione insegue il sogno di una musica più universale fatta di inclusione sociale, cultura, educazione e sviluppo. Lo facciamo proprio in occasione della sua ultima uscita per Opilec Music (Torino) curata direttamente da Gianluca Pandullo a.k.a. I-Robots.

ARTF

Ancient Teaching EP, un EP che vuole essere un omaggio alle sonorità che ormai fanno parte del mio percorso artistico e di vita. Molti di voi riconosceranno subito le mie più grandi fonti di ispirazione in questo disco. Find your strenght into the sound!

In ciascun numero di “New Sounds” vi presenteremo cosa bolle in pentola. Le novità sommerse nella rete, i suoni da tenere d’occhio, gli artisti emergenti nel panorama nazionale, le labels e i retroscena della produzione elettronica.

Ciao Dario benvenuto! È vero che con te giochiamo in casa, ma ti ringraziamo lo stesso per aver accettato questa intervista. Cercheremo di fare del nostro meglio per far conoscere quegli aspetti più celati della tua arte.
Rompiamo subito il ghiaccio, chi è “ARTF”? Cosa rappresenta? Parlaci prima un po’ di te…

Ciao e prima di tutto grazie per avermi dato l’opportunità di esprimermi per scritto oltre che attraverso la musica. Direi che ARTF è un più uno stato d’animo che un personaggio ben definito. Posso dirti che l’idea di utilizzare la sigla ARTF deriva dalla tradizione della Techno originale. Dove si vuole celare il volto di chi suona ed il proprio ego per mettere al primo posto la musica e le emozioni. Questo ho voluto fare, quando ho coniato l’alias ARTF.

ARTF è l’acronimo di “Almost Ready To Fly“, una dicitura che trovavo spesso sulle scatole dei kit di montaggio degli aeromodelli di mio padre. Ho pensato che per me vivere immerso nella musica ogni giorno, suonare e produrre musica elettronica significasse essere sempre sul pezzo. Pronto a partire, pronto al decollo, gettarsi verso il futuro. Col passare degli anni, ho anche capito che per me fare musica elettronica (in particolare Techno) significa assaporare ogni minuto che viviamo con passione. Cercare sempre di essere felici di aver vissuto quel minuto appena trascorso.

ARTF deriva dalla tradizione della Techno originale

ARTF è anche una sigla semplice da ricordare come un modello di robot o cyborg, sempre per tornare alle origini Sci-Fi della Detroit Techno!. Sopratutto dell’immaginario che ruota attorno ad essa. Quindi chissà… sarebbe carino che qualcuno facesse il personaggio dei fumetti di ARTF come Alan Oldham o Qadim Haqq hanno fatto i fumetti di Underground Resistance o Drexciya…

L’altro mio alias – Dj Darius – non mi sembrava più appropriato per portare avanti il mio progetto a livello professionale. Non mi pareva essere in grado di esprimere quello che ho descritto sopra. Quindi l’ho lasciato per così dire, a Pisa, come un caro amico di paese che puoi sempre ritrovare quando torni alla tua città natale.

Quando inizia il tuo percorso musicale? Con quali sonorità ti senti più in empatia?

Il mio percorso musicale inizia alla fine degli anni ‘90 primi anni 2000. Con l’Hip Hop ed il Rap ma anche il Funk che ho scoperto più tardi, quando da adolescente rimasi folgorato dalla Break Dance. Che ho ballato fino alla fine delle superiori. Mi piaceva stare in mezzo alla gente e avere uno stile di vita da seguire con la mia comitiva di amici, stare in gruppo…

Niente di strano per l’età che avevo direi…

Di strano forse conoscendoti da adulto – diciamo – c’è che ballavi la break dance, penso che avrei fatto carte false per essere li e vederti all’opera.

Però non ho mai ascoltato molta musica convenzionale o mainstream. Ho sempre amato la musica alternativa e di protesta. Una musica che desse la possibilità di esprimere se stessi e di raccontare la propria versione della vita senza filtri, ne ipocrisia… Ascoltavo molto Rap Italiano negli anni dell’adolescenza, tipo Dj Gruff, Inoki, Gente Guasta, Uomini di Mare, Neffa, Fabri Fibra, Sangue Misto, 99 Posse, Menihr. Ma anche robe strumentali tipo Dj Skizo, Dj Shadow, Dj Krush e Dj Vadim

Molti dischi di questi gruppi sono stati la colonna sonora della mia adolescenza. Ho sempre amato la musica alternativa e di protesta. Ascoltavo molto Rap Italiano…

I vinili e i giradischi sono sempre stati in casa ed ad un certo punto è scattata la scintilla. Una delle tecniche della Break Dance è il Popping o Electro Boogie, come la chiamavamo all’epoca. Per questo stile, venivano usate per ballare basi Electro Funk e Miami Bass (ho scoperto molti anni dopo di cosa si trattava). Brani registrati principalmente con campionamenti e le classiche batterie elettroniche della Roland la 808 e la 909.

Da li qualcosa è scattato in me e mi misi ad indagare l’origine di questo suono spaziale robotico ed elettronico! Forse anche perché sono sempre stato un grande fan della fantascienza e film tipo Blade Runner, Star Wars, Mad Max e via dicendo… Come dicevo in casa ho sempre avuto i giradischi perché mio padre è anche appassionato di Hi-Fi e mio nonno era radio amatore.

Un giorno misi sul piatto i dischi dei Kraftwerk e degli Earth Wind and Fire e li è nata la magia.

La tappa cruciale che ha fatto nascere in me la mia passione per la musica elettronica. Avrò avuto 14 o 15 anni. Quei dischi ce li ho ancora…
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Copyright Under-blog, ARTF

Di li a poco ho iniziato a frequentare le discoteche della zona in cui vivevo, dove i Dj sapientemente miscelavano House music e pezzi un po’ più mainstream.

Anche quello è stato fondamentale perché mi sono innamorato del lato professionale di fare musica. Dei locali gestiti sapientemente e dell’intrattenimento fatto con criterio, con consapevolezza.

Nel corso degli anni, grazie agli amici che giravano attorno al negozio di dischi Sanantonio42 (Pisa), grazie ad esperienze di occupazioni e centri sociali come Rebeldia, Newroz e Cantiere San Bernardo, ma anche con l’esperienza Pisa Underground Movement, ho potuto approfondire molti generi: come il Reggae e il Dub, la DnB, Dubstep, Uk Garage, la House music, tutti generi che possiamo definire Black, in quanto nati in seno a questa comunità.

La mia costante però è sempre stata la Techno su cui ho studiato e studio ancora molto. Leggendo libri, guardando documentari, cercando di entrare in contatto con i protagonisti che hanno fatto la storia della musica elettronica in Italia e nel mondo.

Mi interessano molto gli aspetti culturali e socio-economici che ruotano attorno alla musica che faccio, seguo e studio molto anche questi aspetti. Faccio la mia personale battaglia politica a favore della cultura.

Con la Techno ho trovato il mio linguaggio universale. Sono molto legato alla scuola di Detroit. Sopratutto ad Underground Resistance, la mia guida da sempre. Ma anche altre etichette come la Metroplex, la M-Plant, la Motech e la Rekids per citare alcuni classici. Oppure etichette più nuove come Nuestro Futuro, Dirty Tech Rec, e Yaxteq.

Ritengo che la Techno sia una musica di protesta pacifica. Di riscatto sociale, scollegata da qualsiasi tipo di razza, ceto sociale, orientamento sessuale, fede religiosa o schieramento politico. E’ una musica ibrida, una scheggia impazzita. Si lega all’etica Punk del DIY, dell’autogestione e autoproduzione. E questo aspetto lo ritrovo nelle mie produzioni e nelle realtà con cui collaboro.

Ancorata all’etica Punk, del DIY, dell’autogestione e autoproduzione

La Techno credo che debba rimanere una musica popolare nel senso che dovrebbe rappresentare l’essere ed il sentire della gente comune. Il raccontare la vita di tutti giorni un po’ in chiave romantica e fantascientifica; deve raccontare le proprie aspirazioni. Il gettarsi positivamente e collettivamente verso il futuro, o in qualche modo essere una provocazione, in contrasto con un futuro distopico.

Quando nasce la tua collaborazione con Opilec?

La collaborazione con Opilec nasce in un classico tardo pomeriggio di ritorno dal lavoro…

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Copyright Opilec Music; ARTF, Ancient Teachings EP; Artwork by Artefract / Tim Paulvé

Qualche giorno prima avevo ingenuamente mandato i demo di due tracce che sono nell’Ancient Teachings EP a due etichette diverse. Tipo contemporaneamente, ed una di queste era la Opilec. Gianluca mi scrisse nella mail semplicemente “Chiamami questo è il mio numero…” . Alla fine il Karma non mi ha punito! Ho chiarito subito con Gianluca Pandullo. Anzi lo devo ringraziare, per aver superato la mia ingenuità e aver visto in me e nei miei brani un progetto valido. Poi ha avuto anche la pazienza di portare a termine questo lavoro che è durato circa 1 anno e mezzo!

Ho fatto sicuramente tesoro di questa esperienza.

Cosa ti ha influenzato maggiormente in questa nuova uscita?

Devo dire che semplicemente volevo plasmare il mio suono avvicinandomi il più possibile al Detroit sound. Ad artisti come UR, Drexciya, Robert Hood, Dj Rolando e Los Hermanos, magari citandoli ma senza cadere nel plagio o nel palesemente già sentito. Volevo far sentire al mondo quello che mi piace e mostrare la mia idea di fare musica Techno, Club Culture e Rave Culture. Stavo lavorando a vario materiale. Confesso che alcune tracce erano più ispirate di altre che volevano farsi piacere a delle etichette specifiche. Poi ad un certo punto mi sono ritrovato con molto materiale che ho inviato a Gianluca di Opilec. Lui mi ha seguito ed aiutato a correggere. A migliorare dal punto di vista dell’ingegneria del suono e a dargli un senso facendo anche dei piccoli editing sull’arrangiamento.

Il risultato è un disco techno solido che ha un bello storytelling e che pompa a dovere!

Non immagini quanto ci piacerebbe tornare tutti assieme a pompare un pò di bei beat nelle casse! In questa attesa, ti va di portarci nel tuo studio “virtualmente” presentaci due/tre strumenti fondamentali per il tuo lavoro di produttore?

Che dire, sicuramente le 3 colonne portanti del mio studio sono:

Il mio computer iMac su cui faccio girare Ableton Live 10 come sequencer, editing e arrangiamento; la drum machine Roland Tr-8 e il sintetizzatore monofonico Korg Monologue che uso molto per le basslines e per suoni dal sapore Sci-Fi ed Acid.

Per fare questo disco ho utilizzato anche il synth polifonico Korg Minilogue e l’Electribe Sampler sempre della Korg (tuttavia non mi è piaciuto come strumento e l’ho venduto dopo qualche mese). Poi naturalmente uso molti plug-in e strumenti virtuali che carico dentro Ableton Live. Uso spesso il vst Diva della U-He, i moduli interni di Live stesso per l’ingegneria del suono affiancati da software della Waves e della Fab-Filters.

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Copyright Under-blog
Con quali artisti hai legato di più nella tua carriera e quali pensi di aver messo in luce con il tuo lavoro?

Sicuramente i primi artisti con cui ho legato molto sono i miei compagni e compagne del collettivo Pisa Underground Movement. Anche la sua neo costola Club Cultura. Anche se a volte abbiamo visioni molto distanti sul come fare musica e sul come vivere la Club Culture e Rave Culture. C’è sempre qualcosa di fondo che ci accomuna e non è dicerto solo il fatto di vivere tutti nella stessa città.

Sento di aver legato molto a livello cittadino con Matteo e Marco (Pzzo & Drago) di Sanantonio42. Negli anni hanno veramente cercato di passare il testimone della Dj / Club / Rave Culture alle generazioni dopo la loro. Poi sempre a livello cittadino ho legato molto con Federico “Rico Herrera” che è la persona che più mi sta dando una mano con il mix ed il mastering.

Riguardo a questi ultimi due aspetti tecnici, sono stato molto in studio anche con Marzio Aricò “Prudo” di Alfa Romero che mi ha insegnato molto. A livello italiano mi sento di aver legato molto con Andrea Benedetti. Artista chiave della scena italiana, techno, EBM, rave, house etc… Un mentore per molti ragazzi e ragazze che vivono la Club e Rave Culture. Poi anche Simona Faraone che vive a Firenze da molti anni ma è anch’essa di Roma. Lei è stata una delle prime donne Dj in Italia ad intraprendere questa professione.

Simona Faraone è stata una delle prime donne Dj in Italia ad intraprendere questa professione.

Con lei mi sono confrontato molto negli ultimi tempi, su aspetti più legati al recupero di una scena italiana in declino. A livello internazionale ho legato molto con Silvio Jadranic della Klinik Room (etichetta indipendente della Croazia). Con Raul Rocha “Dj Roach” e Moses Malone di Tec-Troit (Detroit – USA). Non saprei dire se con i miei dischi ho messo in luce alcuni di questi uomini e donne di cultura. Sicuramente penso di averli messi in luce con il lavoro parallelo di programmazione e collaborazione per quanto riguarda serate ed eventi culturali. Con le rubriche sul nostro sito ed contenuti che trasmettiamo online. Vivo la musica a tutto tondo e sicuramente è necessario viverla di persona quindi prediligo questo tipo di approccio.

Di recente abbiamo avuto modo di ascoltare alcune tue uscite tra cui con la celebre Motech di Detroit, come è nata questa collaborazione? A cosa ti ispiri nel tuo lavoro?

La collaborazione con la Motech è nata qualche mese fa. Era dal 2016 che mandavo demo al loro indirizzo di posta elettronica. È stato un grande desiderio per molti anni pubblicare tracce per un’etichetta di Detroit!

Vorrei far sapere a tutte e tutti, che c’è stato molto lavoro. Molte ore di studio dietro a questi obbiettivi. Nessuno mi ha regalato niente. Mi sono fatto un gran c*** per imparare a far suonare le tracce come volevo e ad arrangiarle come avevo in mente! Nonostante tutto non posso di certo sentirmi “arrivato”! Ho sempre molto da imparare!

Sono un tipo che lavora sodo. Anche in questo spirito dell’“hard work and no compromise” mi rifaccio molto alla scuola americana di Detroit. Una città in molti aspetti molto differente dalla nostra Pisa, che invece è un paesone rispetto alle vere metropoli dalle mille sfaccettature socio-economiche degli States…

ARTF

Quindi, Underground Resistance, Drexciya, Mad Mike Banks, Robert Hood, Dj Roach & Moses Malone, Tec-Troit, Dj 3000, Dj Rolando, Esteban Adame, Santiago Salazar, Jeff Mills, Dj Stingray, Nomadico, Ray7, Scan7, Los Hermanos, Mark Flash, Waajeed…

Questi sono più o meno in ordine sparso i nomi ricorrenti da cui attingo ispirazione.

Voglio fare una musica che va dritta al sodo. Con degli elementi riconducibili alla musica del passato, legata alle radici della Club / Rave / Techno culture, ma senza essere nostalgici. Con consapevolezza che è necessario attingere dagli insegnamenti di chi ha originato questa musica per non perdere la strada e andare dritti verso il futuro.

È necessario attingere dagli insegnamenti di chi ha originato questa musica per non perdere la strada e andare dritti verso il futuro

Voglio fare una musica che fa ballare. Che emozioni e che faccia anche pensare. Al perché ci ritroviamo a ballare con questa musica e perché è sia necessario vivere l’esperienza di ballare davanti ad un buon potente sound system. Certo con decine se non centinaia o migliaia di ragazze e ragazzi, donne e uomini, giovani e meno giovani! Find your strenght into the sound!

Cosa bolle in pentola nel prossimo futuro?

Durante il triste periodo di lockdown ho cercato di sfruttare al meglio il tempo a disposizione. Ho letto molto e ascoltato molti dischi, cercando ulteriori ispirazioni svincolate dagli artisti techno citati fino ad adesso. Sto lavorando ad un EP Electro / Techno più concettuale ispirato alla trilogia di romanzi in stile Cyberpunk di William Gibson. Vorrei far ballare le persone e farle entrare in queste atmosfere torbide e distopiche raccontate nella “Trilogia dello Sprawl”. Vorrei cercare anche di lanciare qualche messaggio di avvertimento per il futuro tramite le tracce che pubblicherò… Ho già due brani masterizzati che hanno avuto già degli ottimi feedback. Quando la fantascienza coincide con la realtà ha bisogno di un adeguata colonna sonora non credete?!

Come vivi il rapporto con l’elettronica più orientata ai club? Quali sono 5 dischi a cui non potresti rinunciare in un Dj-set?

Come già detto più volte non amo molto la musica mainstream e commerciale e questo vale anche per la musica elettronica di tendenza. Trovo le scelte di molti artisti ed etichette funzionali ad alimentare un certo stile di vita legato all’ apparenza. Un Clubbing griffato, creato più per mostrare la propria presenza momentanea che per lasciare qualcosa di profondo che rimarrà a vita. Giullari che danzano con i drink in mano su ritmi dilatati e dai bassi BPM… Un falso benessere. Icona di un mondo esclusivo legato al “bengodi”. Tutto questo è solo per pochi, quelli a cui piace ostentare un life style di fatto di cose futili, i nuovi cortigiani del Re sole!

Vorrei sempre suonare in situazioni dove oltre a ballare e a divertirsi, vengono lanciati anche dei messaggi culturali forti. Quelli che ho citato nelle righe precedenti. Unità, inclusione, no razzismo, no sessismo e dove si possa dare il giusto valore agli artisti che suonano e ai tecnici e organizzatori dell’evento. La socialità e la musica sono elementi importanti della vita di ogni giorno. Spesso, in Italia (all’estero se la vivono in maniera diversa) e sopratutto in questo periodo di stallo post-covid, vengono ignorati se non demonizzati. Manca una vera progettualità per il futuro. Trovo infine che molti gestori di locali ed eventi siano totalmente improvvisati o eticamente abbiamo fatto affondare il clubbing in Italia pensando solo al profitto.

Vedo comunque che la pandemia ha acceso la miccia per un cambiamento. Ha fatto da propulsore per una nuova consapevolezza da parte del pubblico e degli addetti ai lavori, sta ispirando tutti coloro che come me vorrebbero una Club Culture più equa, dove si possa fare squadra verso un obbiettivo comune: fare cultura musicale.

I miei 5 dischi a cui non posso attualmente rinunciare nei miei dj set del 2020 sono :

Immagino che qualcuno si aspettava che elencassi altri titoli, sto cercando negli ultimi anni di non legarmi troppo ai dischi per stupire sempre il pubblico, sopratutto se parliamo di techno. Mi piace molto improvvisare anche se ho dei telai prestabiliti nei miei Dj set.

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Grazie ancora Dario per il tuo prezioso contributo e speriamo di poterti sentire presto magari con un mixtape per il nostro canale CC!


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ARTF as PUM and CC artist

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Edited by Daniele V. One of the founders of the PUM – Pisa Underground Movement. Devoted to electronic music and its cultural background. I started writing to accomplish the need to tell what’s going on and track change about our activities, and I found new energies and interests.

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    ARTF PODCAST

    CC#001 DJ DARIUS aka ARTF

    CC#001 September 2019 with Dj Darius aka ARTF

    Il detroittiano Darius da Navacchio (Pisa), in arte ARTF (bio qui) ci fa l’onore di inaugurare una nuova stagione di podcast dedicati all’esplorazione dei tratti caratteristici che potrebbero definire e contribuire a ridefinire quella che conosciamo come club culture.

    Quali suoni della storia più recente dell’umanità hanno influenzato nuovi stili musicali? Perché proprio il suono delle macchine è così importante per la comunità Afro-amerciana di Detroit? Quali sono le altre possibili influenze?

    La serie di podcast CC fa parte del progetto Club Cultura e si sviluppa come un vero e proprio ponte culturale tra gli eventi e le attività sviluppate nel mondo fisico e le esperienze fruibili attraverso il mondo digitale, un collegamento sempre più necessario.

    Ora lasciamo spazio alla musica scelta per noi da Dj Darius, buon ascolto!

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