Plato - Rueda - Sideshape New Sounds

Rueda: una metafora della vita. Ecco il perchè.

Un brano che rinforza la maturità raggiunta dal produttore torinese Plato

“Questi giorni sono un po’ come andare su una ruota panoramica, un continuo scendere e salire di emozioni. Siamo come due giostre di quella ruota che stanno vicine ma allo stesso tempo distanti, che continuano a girare e girare nella speranza di potersi toccare.”
Cit. Maniaco d’Amore

Siamo davvero felici di annunciarvi oggi su New Sounds che il prossimo 20 Novembre 2020 uscirà il nuovo brano di Pasquale Lauro in arte Plato per Sideshape Recordings (Torino) sul Bandcamp ufficiale dell’etichetta discografica.

Un nostro caro amico, produttore, arrangiatore e sound designer al di fuori da ogni limite di genere.

Tempo addietro – nel 2016 – lo avevamo intervistato su Under-blog per Factory Ask, precisamente quando uscì il suo capolavoro “Awake“.

Come allora – ancora oggi Plato ama spaziare su trame sonore che variano dall’ambient alla house, dalla world music alla realizzazione di soundtracks. Questo eclettismo misto ad una ricerca armonica più emozionale rende le sue produzioni adatte sia ad un ascolto più intimo che al clubbing più raffinato.

Per Rueda, l’artista torinese ha scelto di accompagnare il brano con l’immagine di una ruota panoramica. Un’immagine davvero significativa in un momento come quello che stiamo vivendo, dove i corpi vengono separati, distanziati, isolati mentre la vita prosegue.

“Rueda” by Plato; Artwork: Maniaco D’amore [Pietro Tenuta]; Copyright Sideshape Recordings; Release date 20 November 2020

Rueda è come la vita che gira senza sosta, caratterizzata da più o meno momenti felici, ma tutti in ugual modo importanti.

Nel brano La presenza del suono costante dell’arpeggiatore vuole evocare un flusso ininterrotto di energia vitale, su una ritmica spezzata tipica dell’elettronica nordeurpea, sospesa in alcuni momenti per sottolineare quanto siano importanti le pause e le riprese durante la nostra esistenza.

In questo sviluppo ritmico ci vediamo tutta la formazione jazzistica di Plato, mentre per le atmosfere – per chi ha avuto modo di ascoltare l’artista in passato – ci troviamo un pò a cavallo tra i suoni dei suoi primi brani con il progetto Unlimit in collaborazione con Imo e il  cantante-performer londinese Randolph Matthews e l’album Awake in una visione più matura del comparto armonico.

In Rueda si percepisce tutto lo sviluppo che il progetto ha avuto in questi anni, frutto del lavoro che Plato ha avviato su fronti paralleli come la collaborazione con la compagnia teatrale Fabula Rasa all’interno del progetto Black Fabula come soundscaper / sound-designer, per il quale ricordiamo il brano Refugee. Ma anche un pizzico della vena pop dell’artista, che recentemente ha avuto modo di esplorare con il progetto Vento assieme al cantautore Torinese Esma.


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Edited by Daniele V. One of the founders of the PUM – Pisa Underground Movement. Devoted to electronic music and its cultural background. I started writing to accomplish the need to tell what’s going on and track change about our activities, and I found new energies and interests.

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    ARTF New Sounds

    Ancient Teaching ci fa volare verso il futuro!

    L’ultimo EP di ARTF per Opilec Music

    Non è facile recensire un amico con cui condividi una passione per la musica, in particolare la techno, l’eletro, l’EBM e tutte le sonorità bass. Con cui da quasi dieci anni sgomiti per mantenere viva una scintilla di contro-cultura nella città in cui vivi. Tuttavia oggi vi parliamo di idee nuove. Sopratutto dei suoni. Quelli in cui queste idee confluiscono, come in una sorta di sistema a vasi comunicanti suono e idee alimentano goccia dopo goccia il movimento.

    Ora vi direte, mah vabbè questa è un operazione che proprio non ci aspettavamo. Bene vi direi. Quante volte siete usciti di casa alla ricerca di qualcosa di entusiasmante la fuori? Ma poi alla fine tornando tra le vostre mura vi siete resi conto che lo avevate da sempre li vicino a voi? Succede. Quindi è possibile, praticabile, forse è un operazione di mestiere, forse è semplicemente interessante anche ogni tanto fermarsi e parlare di ciò che ti circonda. Anzi, su questo ci abbiamo sempre provato. Da un lato ci slanciamo oltre il confine, dall’altro peschiamo dal nostro pozzo. Infondo non c’è un limite nell’arte e nella ricerca, ma solo tanta curiosità!

    Anzi alle volte può essere molto interessante conoscere e scoprire ciò che ti sta vicino, ciò che diamo per scontato, per assodato

    È con questa prospettiva di “familiarità” che vi presentiamo sotto una diversa angolatura Dario Filidei alias ARTF. Un artista che con molta umiltà, dedizione e passione insegue il sogno di una musica più universale fatta di inclusione sociale, cultura, educazione e sviluppo. Lo facciamo proprio in occasione della sua ultima uscita per Opilec Music (Torino) curata direttamente da Gianluca Pandullo a.k.a. I-Robots.

    ARTF

    Ancient Teaching EP, un EP che vuole essere un omaggio alle sonorità che ormai fanno parte del mio percorso artistico e di vita. Molti di voi riconosceranno subito le mie più grandi fonti di ispirazione in questo disco. Find your strenght into the sound!

    In ciascun numero di “New Sounds” vi presenteremo cosa bolle in pentola. Le novità sommerse nella rete, i suoni da tenere d’occhio, gli artisti emergenti nel panorama nazionale, le labels e i retroscena della produzione elettronica.

    Ciao Dario benvenuto! È vero che con te giochiamo in casa, ma ti ringraziamo lo stesso per aver accettato questa intervista. Cercheremo di fare del nostro meglio per far conoscere quegli aspetti più celati della tua arte.
    Rompiamo subito il ghiaccio, chi è “ARTF”? Cosa rappresenta? Parlaci prima un po’ di te…

    Ciao e prima di tutto grazie per avermi dato l’opportunità di esprimermi per scritto oltre che attraverso la musica. Direi che ARTF è un più uno stato d’animo che un personaggio ben definito. Posso dirti che l’idea di utilizzare la sigla ARTF deriva dalla tradizione della Techno originale. Dove si vuole celare il volto di chi suona ed il proprio ego per mettere al primo posto la musica e le emozioni. Questo ho voluto fare, quando ho coniato l’alias ARTF.

    ARTF è l’acronimo di “Almost Ready To Fly“, una dicitura che trovavo spesso sulle scatole dei kit di montaggio degli aeromodelli di mio padre. Ho pensato che per me vivere immerso nella musica ogni giorno, suonare e produrre musica elettronica significasse essere sempre sul pezzo. Pronto a partire, pronto al decollo, gettarsi verso il futuro. Col passare degli anni, ho anche capito che per me fare musica elettronica (in particolare Techno) significa assaporare ogni minuto che viviamo con passione. Cercare sempre di essere felici di aver vissuto quel minuto appena trascorso.

    ARTF deriva dalla tradizione della Techno originale

    ARTF è anche una sigla semplice da ricordare come un modello di robot o cyborg, sempre per tornare alle origini Sci-Fi della Detroit Techno!. Sopratutto dell’immaginario che ruota attorno ad essa. Quindi chissà… sarebbe carino che qualcuno facesse il personaggio dei fumetti di ARTF come Alan Oldham o Qadim Haqq hanno fatto i fumetti di Underground Resistance o Drexciya…

    L’altro mio alias – Dj Darius – non mi sembrava più appropriato per portare avanti il mio progetto a livello professionale. Non mi pareva essere in grado di esprimere quello che ho descritto sopra. Quindi l’ho lasciato per così dire, a Pisa, come un caro amico di paese che puoi sempre ritrovare quando torni alla tua città natale.

    Quando inizia il tuo percorso musicale? Con quali sonorità ti senti più in empatia?

    Il mio percorso musicale inizia alla fine degli anni ‘90 primi anni 2000. Con l’Hip Hop ed il Rap ma anche il Funk che ho scoperto più tardi, quando da adolescente rimasi folgorato dalla Break Dance. Che ho ballato fino alla fine delle superiori. Mi piaceva stare in mezzo alla gente e avere uno stile di vita da seguire con la mia comitiva di amici, stare in gruppo…

    Niente di strano per l’età che avevo direi…

    Di strano forse conoscendoti da adulto – diciamo – c’è che ballavi la break dance, penso che avrei fatto carte false per essere li e vederti all’opera.

    Però non ho mai ascoltato molta musica convenzionale o mainstream. Ho sempre amato la musica alternativa e di protesta. Una musica che desse la possibilità di esprimere se stessi e di raccontare la propria versione della vita senza filtri, ne ipocrisia… Ascoltavo molto Rap Italiano negli anni dell’adolescenza, tipo Dj Gruff, Inoki, Gente Guasta, Uomini di Mare, Neffa, Fabri Fibra, Sangue Misto, 99 Posse, Menihr. Ma anche robe strumentali tipo Dj Skizo, Dj Shadow, Dj Krush e Dj Vadim

    Molti dischi di questi gruppi sono stati la colonna sonora della mia adolescenza. Ho sempre amato la musica alternativa e di protesta. Ascoltavo molto Rap Italiano…

    I vinili e i giradischi sono sempre stati in casa ed ad un certo punto è scattata la scintilla. Una delle tecniche della Break Dance è il Popping o Electro Boogie, come la chiamavamo all’epoca. Per questo stile, venivano usate per ballare basi Electro Funk e Miami Bass (ho scoperto molti anni dopo di cosa si trattava). Brani registrati principalmente con campionamenti e le classiche batterie elettroniche della Roland la 808 e la 909.

    Da li qualcosa è scattato in me e mi misi ad indagare l’origine di questo suono spaziale robotico ed elettronico! Forse anche perché sono sempre stato un grande fan della fantascienza e film tipo Blade Runner, Star Wars, Mad Max e via dicendo… Come dicevo in casa ho sempre avuto i giradischi perché mio padre è anche appassionato di Hi-Fi e mio nonno era radio amatore.

    Un giorno misi sul piatto i dischi dei Kraftwerk e degli Earth Wind and Fire e li è nata la magia.

    La tappa cruciale che ha fatto nascere in me la mia passione per la musica elettronica. Avrò avuto 14 o 15 anni. Quei dischi ce li ho ancora…
    Copyright Under-blog, ARTF, techno
    Copyright Under-blog, ARTF

    Di li a poco ho iniziato a frequentare le discoteche della zona in cui vivevo, dove i Dj sapientemente miscelavano House music e pezzi un po’ più mainstream.

    Anche quello è stato fondamentale perché mi sono innamorato del lato professionale di fare musica. Dei locali gestiti sapientemente e dell’intrattenimento fatto con criterio, con consapevolezza.

    Nel corso degli anni, grazie agli amici che giravano attorno al negozio di dischi Sanantonio42 (Pisa), grazie ad esperienze di occupazioni e centri sociali come Rebeldia, Newroz e Cantiere San Bernardo, ma anche con l’esperienza Pisa Underground Movement, ho potuto approfondire molti generi: come il Reggae e il Dub, la DnB, Dubstep, Uk Garage, la House music, tutti generi che possiamo definire Black, in quanto nati in seno a questa comunità.

    La mia costante però è sempre stata la Techno su cui ho studiato e studio ancora molto. Leggendo libri, guardando documentari, cercando di entrare in contatto con i protagonisti che hanno fatto la storia della musica elettronica in Italia e nel mondo.

    Mi interessano molto gli aspetti culturali e socio-economici che ruotano attorno alla musica che faccio, seguo e studio molto anche questi aspetti. Faccio la mia personale battaglia politica a favore della cultura.

    Con la Techno ho trovato il mio linguaggio universale. Sono molto legato alla scuola di Detroit. Sopratutto ad Underground Resistance, la mia guida da sempre. Ma anche altre etichette come la Metroplex, la M-Plant, la Motech e la Rekids per citare alcuni classici. Oppure etichette più nuove come Nuestro Futuro, Dirty Tech Rec, e Yaxteq.

    Ritengo che la Techno sia una musica di protesta pacifica. Di riscatto sociale, scollegata da qualsiasi tipo di razza, ceto sociale, orientamento sessuale, fede religiosa o schieramento politico. E’ una musica ibrida, una scheggia impazzita. Si lega all’etica Punk del DIY, dell’autogestione e autoproduzione. E questo aspetto lo ritrovo nelle mie produzioni e nelle realtà con cui collaboro.

    Ancorata all’etica Punk, del DIY, dell’autogestione e autoproduzione

    La Techno credo che debba rimanere una musica popolare nel senso che dovrebbe rappresentare l’essere ed il sentire della gente comune. Il raccontare la vita di tutti giorni un po’ in chiave romantica e fantascientifica; deve raccontare le proprie aspirazioni. Il gettarsi positivamente e collettivamente verso il futuro, o in qualche modo essere una provocazione, in contrasto con un futuro distopico.

    Quando nasce la tua collaborazione con Opilec?

    La collaborazione con Opilec nasce in un classico tardo pomeriggio di ritorno dal lavoro…

    Copyright Under-blog, ARTF, techno
    Copyright Opilec Music; ARTF, Ancient Teachings EP; Artwork by Artefract / Tim Paulvé

    Qualche giorno prima avevo ingenuamente mandato i demo di due tracce che sono nell’Ancient Teachings EP a due etichette diverse. Tipo contemporaneamente, ed una di queste era la Opilec. Gianluca mi scrisse nella mail semplicemente “Chiamami questo è il mio numero…” . Alla fine il Karma non mi ha punito! Ho chiarito subito con Gianluca Pandullo. Anzi lo devo ringraziare, per aver superato la mia ingenuità e aver visto in me e nei miei brani un progetto valido. Poi ha avuto anche la pazienza di portare a termine questo lavoro che è durato circa 1 anno e mezzo!

    Ho fatto sicuramente tesoro di questa esperienza.

    Cosa ti ha influenzato maggiormente in questa nuova uscita?

    Devo dire che semplicemente volevo plasmare il mio suono avvicinandomi il più possibile al Detroit sound. Ad artisti come UR, Drexciya, Robert Hood, Dj Rolando e Los Hermanos, magari citandoli ma senza cadere nel plagio o nel palesemente già sentito. Volevo far sentire al mondo quello che mi piace e mostrare la mia idea di fare musica Techno, Club Culture e Rave Culture. Stavo lavorando a vario materiale. Confesso che alcune tracce erano più ispirate di altre che volevano farsi piacere a delle etichette specifiche. Poi ad un certo punto mi sono ritrovato con molto materiale che ho inviato a Gianluca di Opilec. Lui mi ha seguito ed aiutato a correggere. A migliorare dal punto di vista dell’ingegneria del suono e a dargli un senso facendo anche dei piccoli editing sull’arrangiamento.

    Il risultato è un disco techno solido che ha un bello storytelling e che pompa a dovere!

    Non immagini quanto ci piacerebbe tornare tutti assieme a pompare un pò di bei beat nelle casse! In questa attesa, ti va di portarci nel tuo studio “virtualmente” presentaci due/tre strumenti fondamentali per il tuo lavoro di produttore?

    Che dire, sicuramente le 3 colonne portanti del mio studio sono:

    Il mio computer iMac su cui faccio girare Ableton Live 10 come sequencer, editing e arrangiamento; la drum machine Roland Tr-8 e il sintetizzatore monofonico Korg Monologue che uso molto per le basslines e per suoni dal sapore Sci-Fi ed Acid.

    Per fare questo disco ho utilizzato anche il synth polifonico Korg Minilogue e l’Electribe Sampler sempre della Korg (tuttavia non mi è piaciuto come strumento e l’ho venduto dopo qualche mese). Poi naturalmente uso molti plug-in e strumenti virtuali che carico dentro Ableton Live. Uso spesso il vst Diva della U-He, i moduli interni di Live stesso per l’ingegneria del suono affiancati da software della Waves e della Fab-Filters.

    Copyright Under-blog, ARTF, techno
    Copyright Under-blog
    Con quali artisti hai legato di più nella tua carriera e quali pensi di aver messo in luce con il tuo lavoro?

    Sicuramente i primi artisti con cui ho legato molto sono i miei compagni e compagne del collettivo Pisa Underground Movement. Anche la sua neo costola Club Cultura. Anche se a volte abbiamo visioni molto distanti sul come fare musica e sul come vivere la Club Culture e Rave Culture. C’è sempre qualcosa di fondo che ci accomuna e non è dicerto solo il fatto di vivere tutti nella stessa città.

    Sento di aver legato molto a livello cittadino con Matteo e Marco (Pzzo & Drago) di Sanantonio42. Negli anni hanno veramente cercato di passare il testimone della Dj / Club / Rave Culture alle generazioni dopo la loro. Poi sempre a livello cittadino ho legato molto con Federico “Rico Herrera” che è la persona che più mi sta dando una mano con il mix ed il mastering.

    Riguardo a questi ultimi due aspetti tecnici, sono stato molto in studio anche con Marzio Aricò “Prudo” di Alfa Romero che mi ha insegnato molto. A livello italiano mi sento di aver legato molto con Andrea Benedetti. Artista chiave della scena italiana, techno, EBM, rave, house etc… Un mentore per molti ragazzi e ragazze che vivono la Club e Rave Culture. Poi anche Simona Faraone che vive a Firenze da molti anni ma è anch’essa di Roma. Lei è stata una delle prime donne Dj in Italia ad intraprendere questa professione.

    Simona Faraone è stata una delle prime donne Dj in Italia ad intraprendere questa professione.

    Con lei mi sono confrontato molto negli ultimi tempi, su aspetti più legati al recupero di una scena italiana in declino. A livello internazionale ho legato molto con Silvio Jadranic della Klinik Room (etichetta indipendente della Croazia). Con Raul Rocha “Dj Roach” e Moses Malone di Tec-Troit (Detroit – USA). Non saprei dire se con i miei dischi ho messo in luce alcuni di questi uomini e donne di cultura. Sicuramente penso di averli messi in luce con il lavoro parallelo di programmazione e collaborazione per quanto riguarda serate ed eventi culturali. Con le rubriche sul nostro sito ed contenuti che trasmettiamo online. Vivo la musica a tutto tondo e sicuramente è necessario viverla di persona quindi prediligo questo tipo di approccio.

    Di recente abbiamo avuto modo di ascoltare alcune tue uscite tra cui con la celebre Motech di Detroit, come è nata questa collaborazione? A cosa ti ispiri nel tuo lavoro?

    La collaborazione con la Motech è nata qualche mese fa. Era dal 2016 che mandavo demo al loro indirizzo di posta elettronica. È stato un grande desiderio per molti anni pubblicare tracce per un’etichetta di Detroit!

    Vorrei far sapere a tutte e tutti, che c’è stato molto lavoro. Molte ore di studio dietro a questi obbiettivi. Nessuno mi ha regalato niente. Mi sono fatto un gran c*** per imparare a far suonare le tracce come volevo e ad arrangiarle come avevo in mente! Nonostante tutto non posso di certo sentirmi “arrivato”! Ho sempre molto da imparare!

    Sono un tipo che lavora sodo. Anche in questo spirito dell’“hard work and no compromise” mi rifaccio molto alla scuola americana di Detroit. Una città in molti aspetti molto differente dalla nostra Pisa, che invece è un paesone rispetto alle vere metropoli dalle mille sfaccettature socio-economiche degli States…

    ARTF

    Quindi, Underground Resistance, Drexciya, Mad Mike Banks, Robert Hood, Dj Roach & Moses Malone, Tec-Troit, Dj 3000, Dj Rolando, Esteban Adame, Santiago Salazar, Jeff Mills, Dj Stingray, Nomadico, Ray7, Scan7, Los Hermanos, Mark Flash, Waajeed…

    Questi sono più o meno in ordine sparso i nomi ricorrenti da cui attingo ispirazione.

    Voglio fare una musica che va dritta al sodo. Con degli elementi riconducibili alla musica del passato, legata alle radici della Club / Rave / Techno culture, ma senza essere nostalgici. Con consapevolezza che è necessario attingere dagli insegnamenti di chi ha originato questa musica per non perdere la strada e andare dritti verso il futuro.

    È necessario attingere dagli insegnamenti di chi ha originato questa musica per non perdere la strada e andare dritti verso il futuro

    Voglio fare una musica che fa ballare. Che emozioni e che faccia anche pensare. Al perché ci ritroviamo a ballare con questa musica e perché è sia necessario vivere l’esperienza di ballare davanti ad un buon potente sound system. Certo con decine se non centinaia o migliaia di ragazze e ragazzi, donne e uomini, giovani e meno giovani! Find your strenght into the sound!

    Cosa bolle in pentola nel prossimo futuro?

    Durante il triste periodo di lockdown ho cercato di sfruttare al meglio il tempo a disposizione. Ho letto molto e ascoltato molti dischi, cercando ulteriori ispirazioni svincolate dagli artisti techno citati fino ad adesso. Sto lavorando ad un EP Electro / Techno più concettuale ispirato alla trilogia di romanzi in stile Cyberpunk di William Gibson. Vorrei far ballare le persone e farle entrare in queste atmosfere torbide e distopiche raccontate nella “Trilogia dello Sprawl”. Vorrei cercare anche di lanciare qualche messaggio di avvertimento per il futuro tramite le tracce che pubblicherò… Ho già due brani masterizzati che hanno avuto già degli ottimi feedback. Quando la fantascienza coincide con la realtà ha bisogno di un adeguata colonna sonora non credete?!

    Come vivi il rapporto con l’elettronica più orientata ai club? Quali sono 5 dischi a cui non potresti rinunciare in un Dj-set?

    Come già detto più volte non amo molto la musica mainstream e commerciale e questo vale anche per la musica elettronica di tendenza. Trovo le scelte di molti artisti ed etichette funzionali ad alimentare un certo stile di vita legato all’ apparenza. Un Clubbing griffato, creato più per mostrare la propria presenza momentanea che per lasciare qualcosa di profondo che rimarrà a vita. Giullari che danzano con i drink in mano su ritmi dilatati e dai bassi BPM… Un falso benessere. Icona di un mondo esclusivo legato al “bengodi”. Tutto questo è solo per pochi, quelli a cui piace ostentare un life style di fatto di cose futili, i nuovi cortigiani del Re sole!

    Vorrei sempre suonare in situazioni dove oltre a ballare e a divertirsi, vengono lanciati anche dei messaggi culturali forti. Quelli che ho citato nelle righe precedenti. Unità, inclusione, no razzismo, no sessismo e dove si possa dare il giusto valore agli artisti che suonano e ai tecnici e organizzatori dell’evento. La socialità e la musica sono elementi importanti della vita di ogni giorno. Spesso, in Italia (all’estero se la vivono in maniera diversa) e sopratutto in questo periodo di stallo post-covid, vengono ignorati se non demonizzati. Manca una vera progettualità per il futuro. Trovo infine che molti gestori di locali ed eventi siano totalmente improvvisati o eticamente abbiamo fatto affondare il clubbing in Italia pensando solo al profitto.

    Vedo comunque che la pandemia ha acceso la miccia per un cambiamento. Ha fatto da propulsore per una nuova consapevolezza da parte del pubblico e degli addetti ai lavori, sta ispirando tutti coloro che come me vorrebbero una Club Culture più equa, dove si possa fare squadra verso un obbiettivo comune: fare cultura musicale.

    I miei 5 dischi a cui non posso attualmente rinunciare nei miei dj set del 2020 sono :

    Immagino che qualcuno si aspettava che elencassi altri titoli, sto cercando negli ultimi anni di non legarmi troppo ai dischi per stupire sempre il pubblico, sopratutto se parliamo di techno. Mi piace molto improvvisare anche se ho dei telai prestabiliti nei miei Dj set.

    Copyright Under-blog, ARTF, techno
    Copyright Under-blog, ARTF, techno

    Grazie ancora Dario per il tuo prezioso contributo e speriamo di poterti sentire presto magari con un mixtape per il nostro canale CC!


    Links:

    ARTF as PUM and CC artist

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      Dalo New Sounds

      Il suono del distacco e dell’immersione. Scopri come.

      È uscito il 17 Luglio 2020 l’ultimo EP “Simulacro” del produttore Ligure Dalo per la torinese Sideshape Recordings

      Come per Dalo, la tranquillità vissuta come distacco dalla vita caotica delle nostre città unita al desiderio di immergersi nella contemplazione della natura è qualcosa che ognuno di noi prova e ha provato nella propria vita. Diciamo che rappresenta un sentimento antico, almeno quanto il poeta Orazio uno dei primi pensatori che ci ha lasciato una tale testimonianza.

      Ora vi direte, ma che c’entra lo stare bene con se stessi, magari in campagna con una rubrica come New Sounds che parla di musica elettronica? Uno si aspetta che i musicisti conducano una vita al limite, fatta di eccessi e di movimento.

      Ebbene non è sempre così, anzi è molto interessante conoscere e scoprire il movimento opposto, ovvero come dalla quiete e dalla riflessione nasce il bisogno di comporre musica e di intrecciare suoni, di comunicare e raccontare una storia.

      È con questa prospettiva “rovesciata” che vi presentiamo Simone D’Alonzo aka Dalo, un artista davvero interessante che uscirà domani – Venerdì 17 Luglio 2020 – con il suo primo EP “Simulacro” per la Torinese Sideshape Recordings. Vi consigliamo pertanto di tenere d’occhio nelle prossime 24 ore il Bandcamp dell’etichetta discografica per ascoltare il suo nuovo lavoro.

      DALO

      L’arte della quiete è sempre stato un motto che mi ha ispirato a creare musica. Semplicità nel fermare e osservare un mondo in costante cambiamento, poiché cambia il mio desiderio di creare sempre suoni diversi nella pace della mia camera da letto. Dopo più di un anno di lavoro arriva “Simulacro”, due pezzi che descrivono meglio la dicotomia tra il flusso continuo di cose e la contemplazione di esse.

      Simone è nato a Bordighera, in Liguria, un luogo con feste in spiaggia e malinconia, che sono le caratteristiche di quasi tutte le sue produzioni musicali.

      Beatmaker, ha debuttato con il suo primo lavoro elettronico da solista nel 2013 con l’EP Motion per Audiokult collaborando con la cantautrice inglese Cammie Robinson. Sempre con l’etichetta austriaca pubblicherà due ep, poi si sposterà con con la teutonica “Emerald & Doreen rec.” Con loro ha pubblicato un EP e 3 Lp. Infine Dalo ha partecipato a diverse uscite come remixer e altrettante compilation, alcune selezionate dal DJ Jerry Bouthier di Kitsune.

      In ciascun numero di “New Sounds” vi presenteremo cosa bolle in pentola, le novità sommerse nella rete, i suoni da tenere d’occhio, gli artisti emergenti nel panorama nazionale, le labels e i retroscena della produzione elettronica.

      Benvenuto su New Sounds Dalo! Domani 17 Luglio uscirà “Simulacro” per Sideshape Recordings: un EP contenente due tuoi nuovi brani “Simulacro ed Entropia” e un remix di Simulacro by Plato. In questo lavoro ci muoviamo su un’elettronica libera da schemi fissi, dove la componente ritmica diventa rituale. Tuttavia per capirne l’origine facciamo un paio di passi indietro, parlaci di te?

      Dalo è un ragazzo di 33 anni che vive a Bordighera in Liguria, diviso tra due passioni, videogames e orto. Una dicotomia che in qualche modo si rispecchia nel mio modo di fare musica, tra elettronica e ricerca di situazioni più immersive emotivamente, come i panorami sul mare che regala la mia città.

      Quando inizia il tuo percorso musicale? Con quali sonorità ti senti più in empatia?

      E’ stato proprio un gioco per la prima playstation ne 1999, “music 2000” che mi ha introdotto alla creazioni musicali, ma è stato poi nel 2012 che ho iniziato a condividere le mie prime produzioni su soundcloud, dove poi ho conosciuto Audiokult ed Emerald&Doreen, le due label, la prima austriaca e la seconda tedesca, che hanno pubblicato i miei lavori fino a quest’anno, dove finalmente si rimane in patria.

      I suoni che più mi regalano emozioni sono quei brani celtici, orientali o comunque etnici, che mi ispirano per la produzione dei brani. Nonostante la mia libreria musicala sia veramente variegata, e non solo di elettronica affine al mio genere, i suoni più meditativi, legati a vecchi strumenti e tradizioni, sono quelli che mi emozionano sicuramente di più.

      Domani esce “Simulacro”. Un’altra chicca per la casa discografica Torinese a due settimane circa da “Emotional Control” dei Wicked Expectations. Questa volta strizziamo l’occhio all’IDM più concettuale con una manipolazione di elementi vocali e parti ritmiche che ci porta in una dimensione eterea caratterizzata da un costante movimento. Tocchiamo il cielo e ci spingiamo nella giungla più profonda allo stesso tempo.
      Una curiosità, perché Simulacro? Da dove nasce l’idea?

      Mi ritengo molto fortunato a vivere in una città immersa nel verde, e potermi dedicare ad una passione “dimenticata” come l’orto, su di un bellissimo mare come panorama.

      Questo vivere al di fuori dai ritmi frenetici delle città mi permette di avere sempre una sensazione da raccontare in musica. Simulacro nasce dalla consapevolezza di un tempo che si ferma, se ci si mette a godere di certi momenti, come osservare appunto il mare, ma allo stesso tempo il continuo flusso di esso, in continuo movimento, come siamo noi.

      Quindi ho voluto riprodurre in musica questo concetto, suoni eterei che rimandassero alla contemplazione sopra dei tappeti ritmici che dessero loro un movimento costante.

      Cosa ti ha influenzato maggiormente in questo primo lavoro per Sideshape? Rispetto ai tuoi precedenti brani senti di aver liberato qualche parte di te e intrapreso un nuovo percorso?

      Sicuramente sì, ho sempre avuto un approccio “emotivo” con le mie produzioni, ma è sempre stato molto marchiato un mio lato “disco” nelle precedenti uscite, un mio lato più “danzereccio” che con gli amici di Sideshape per questo lavoro ho smussato, cercando di raccontare una storia, al contrario di fare battere i piedi a tempo. In un anno di tempo, da quando ho avuto la fortuna di conoscere Gaetano e la famiglia Sideshape, ci siamo sempre  confrontati su cosa volessi “raccontare” con questo disco, loro sono stati sempre super attenti affinché uscisse l’emotività in questo progetto, e questo modus operandi mi ha davvero dato una marcia in più per creare qualcosa di più intimista, poi il remix di Plato è stata la ciliegina sulla torta.

      Suoni live? Che strumenti hai usato per comporre questo EP?

      Ho fatto dei Dj set, ma ora non suono più. Preferisco la produzione all’esecuzione live, un giorno potrei cambiare idea, ma per ora sono fuori totalmente dal mondo club. Per la produzione, mouse e tastiera sono stati i veri protagonisti, gli unici veri strumenti che uso sono una tastiera midi ed un campionatore.

      Seguirà qualche altro lavoro? Cosa hai in cantiere?

      Mi piacerebbe continuare questo percorso con Sideshape e qualcosina in lavorazione c’è già, ma ho anche in mente di implementare un progetto di musica con qualcosa di visivo, come un cortometraggio, sarebbe il mio secondo e mi diverte un sacco realizzarli.

      Come vivi il rapporto con l’elettronica più orientata ai club? Quali sono 5 dischi a cui non potresti rinunciare in un Dj-set?

      Adoro l’elettronica che fa divertire nei club, ma quella sofisticata, che anche se non stai a sudare in pista la sia apprezza per le sue sonorità.

      I 5 must sono:

      • Gold Panda – You
      • Kenton Slash Demon – Sun
      • Gidge – you
      • Pional – Into a trap
      • Indian Wells – Alcantara
      Simulacro EP, Artwork: Maniaco D’amore [Pietro Tenuta]; Copyright Sideshape Recordings; Release date 17 July 2020

      Grazie ancora Simone per il tuo prezioso contributo e speriamo di poterti sentire presto magari con un mixtape per il nostro futuro format Transmedia!


      Links:

      Dalo on Sideshape.com

      Soundcloud

      Biography

      Simone D’Alonzo aka Dalo was born in Bordighera, in Liguria, a place with beach parties and melancholy, which are the characteristic almost of all his musical productions.

      He began as a beatmaker, but made his debut with his first solo electronic work in 2013 with the EP Motion, for Audiokult, working with the English singer-songwriter Cammie Robinson, with the Austrian label he will publish two ep, then he will move to the German Emerald&Doreen rec. With the latter, he will publish an EP and 3 Lp, been part in several releases as remixers, and as many compilations, some selected by the DJ Jerry Bouthier of Kitsunè.


      Edited by Daniele V. One of the founders of the PUM – Pisa Underground Movement. Devoted to electronic music and its cultural background. I started writing to accomplish the need to tell what’s going on and track change about our activities, and I found new energies and interests.

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