rinnovarsi Break the Wall

Linea Records

È tempo di elettronica, techno e di rinnovarsi

Per rinnovarsi nel campo della musica, sopratutto quella elettronica, alle volte serve prendersi una lunga pausa. Noi lo abbiamo fatto, anzi forse siamo ancora in pausa. Tuttavia, alle volte capitano dei corti circuiti.

Arrivano degli eventi improvvisi che ti spingno nuovamente all’azione. Altre volte, accade che semplicemente prende il sopravvento la smania di ritornare sul pezzo, di mettersi in gioco, di tornare a ballare.

Oggi vogliamo trasmettervi attraverso questo nuovo episodio di Break the Wall quella irrefrenabile smania di tornare a ballare.

Quella voglia di riempire quello spazio che oggi è un vuoto cosmisco nelle nostre giornate, settimane, mesi; tornare a vivere una vita piena, fatta di incontri, di persone, di gioie, di errori, di notte, di notti, di musica, amicizia, passione e amore.

Come nelle puntate precedenti, siamo felici di farlo attraverso la visione – lucida e lungimirante – di un gruppo di giovani artisti e produttori che da qualche anno danno voce al progetto discografico “Linea Records. Quando si dice che non ci sono novità in giro, chapeau!

Linea è un etichetta discografica fluida guidata da Eliot K, Alessandro Cheli, Daniele Zerbi e Lo.Sai.

Nasce nel 2020 a cavallo fra Berlino, Pisa e Milano, con l’intenzione di promuovere nuovi artisti e sonorità nel mondo dell’elettronica underground.

Ciò che accomuna i producers di Linea Records è una propensione per un sound lisergico e tribale. In egual misura organico e glaciale, concepito per far tremare qualsiasi club.

LINEA RECORDS è quel territorio di confine dove mondi apparentemente distanti possono coesistere all’insegna del rito della danza.

Alessandro, Michele, Lorenzo, Daniele sono ragazzi molto dinamici. Sicuramente da tenere d’occhio negli anni a venire. In pochissimo tempo hanno saputo – nonostante la situazione generale – dar vita ad un progetto discografico molto interessante, e di sicuro, essendo solo all’inzio, non possono che fare sempre di più e di meglio!

Ciao ragazzi è un piacere ospitare per Break the Wall una realtà giovane e interessante nel campo della musica elettronica come la vostra. Ascoltando le vostre produzioni ci siamo ritrovati in un paesaggio sonoro molto vicino al nostro vissuto. A tratti popolato da diverse dimensioni, in alcuni casi anche molto distorte e allucinate, fredde e distanti, ci piace!

Quindi mentre mi spostavo in questo viaggio sonoro cresceva in me la curiosità e mi domandavo, chi sono Michele, Alessandro, Daniele e Lorenzo?
Michele: Sono co-fondatore di linea records e Master e mixing engineer basato a Berlino.

Strumentista prima che produttore, ho militato nelle band: Banda Randa, Don Macello e Bar Capolinea. Nel 2017 mi trasferisco a Berlino dove inizio i miei studi di sound engineering ottenendo una laurea nel 2019. Alla fine dei miei studi incomincia la mia collaborazione come mastering engineer per diverse etichette discografiche: Emotional voyage records, Sev records, Follow the groove, Italians weapons e tante altre ancora.

Tante sono anche le collaborazioni con diversi artisti indipendenti con base negli U.S.A. , Germania, Inghilterra e Italia, da Mosi, Orlando Voorn, Javonnte, Marc Brauner, Rico Casazza, Urbnmowgli, Moodrich, Nocui e tanti altri ancora.

Alessandro: Ho co-fondato Linea Records nel 2020 con Michele, dopo molti anni di produzione musicale autonoma ed indipendente. Di background sono un informatico con base a Pisa, e negli ultimi anni ho lavorato a progetti di ricerca su linguaggi di programmazione e compilatori.

Ho sempre prodotto musica elettronica nel tempo libero, da quando andavo alle scuole medie, e nel frattempo ho sempre distrutto, smontato e rimontato macchinette di ogni tipo, sistemi operativi e computer.

Il mio approccio con la tecnologia mi ha portato a spingermi verso tecniche sperimentali nella produzione sonora. Spesso mi affido alla programmazione per la generazione algoritmica di melodie e suoni. Con Linea Records ho rilasciato due singoli, che rappresentano un po’ le due facce della medaglia di quello che produco.

La prima, “Compression Field” è una traccia lowtempo sperimentale basata su campioni che ho registrato in giro, mescolato e riarrangiato senza limitarmi a dei canoni comuni su come strutturare una traccia. La seconda uscita, “Async”, è una traccia dub techno con molte linee classiche, pochi elementi minimali nei quali ho speso molto tempo per rifinirli nei dettagli. Con Linea Records continuerò questo percorso duale senza cambiare il mio pseudonimo: sto preparando alcune uscite techno classiche, da dancefloor. Nel frattempo ho pronto un album sperimentale, sulle linee del pop decostruito con melodie generate, spazi riverberati e sintetizzatori sperimentali.

Daniele: Sono un architetto milanese e cofondatore dello studio Fuzz Atelier. Faccio parte in qualità di artista e curatore della piattaforma di NFT Artano che si sviluppa sulla blockchain proof of stake di Cardano.

La mia ricerca artistica parte dalla tradizionale rappresentazione architettonica, proiettandola verso dimensioni astratte e psichedeliche. Attraverso la contaminazione di diverse tecniche di rappresentazione tra cui fotomontaggi, animazioni, video art e musica. Gestisco l’immagine visiva di Linea Records, e ho realizzato anche alcuni video per le nostre tracce, fra cui ‘8 mm retiff’ di Elliot K.

Lorenzo: Lo.Sai, all’anagrafe Lorenzo Saini. Sono un compositore, contrabbassista e sound designer di stanza a Milano.

Parallelamente agli studi di conservatorio ho suonato in numerosi progetti nati dalla scena underground della mia città natale: Livorno. Nel Settembre 2020 mi sono trasferito a Berlino. Durante questo periodo ho composto dei remix per le band Battles e Suuns. Ho pubblicato colonne sonore e sono entrato a far parte di Linea Records rilasciando il singolo Chemistry. Lo scorso Luglio ho partecipato alla residenza artistica Tagli sull’isola di Stromboli. Grazie a questa esperienza mi sono avvicinato al mondo dell’installation art, collaborando con Massimo Banzi di Arduino.

La diversità del vostro catalogo segue il filo conduttore delle percussioni. I suoni tribali, la ritualità della danza, ma qual’è la musica o quali sono gli artisti che più vi rappresentano?

Michele: Le influenza sono tante e diversissime. Partiamo dal rinnovarsi dagli inizi dove sicuramente Robert Hood ricopre un ruolo fondamentale.  Insieme a lui tanti altri artisti ricompriranno un ruolo importante nella mia crescita personale. Mark E, Floating Points, Function, Dj Skudge, Jeff Mills, Brian Eno, Chaos in the CBD, e tanti altri. Insieme a loro anche molte etichette discografiche: Rhythm section, Soundway records, Pampa records, Tresor e tante ancora. 

Alessandro: In particolare i soundscape di sintetizzatori modulari dell’elettronica sperimentale italiana: Caterina Barbieri, Alessandro Cortini, Lorenzo Senni. I produttori che più amo sono Aphex Twin, Andy Stott e Floating Points. Fra le mie influenze nel genere ci sono anche le prime produzioni di Oneohtrix Point Never, mu-ziq, Yves Tumor e un sacco di altri artisti sotto le label Warp e Ninja Tune.

Per quanto riguarda il mio lato techno, le mie influenze sono tantissime. Sono un grande fan soprattutto della techno olandese del filone di David Vunk e Im Kellar. Ma anche di dark techno più ‘hard’ a BPM elevati. Hanno un ruolo fondamentale nelle mie influenze anche artisti storici della detroit techno. Plastikman, Gerald Donald con i Drexciya e i Dopplereffetk e i ragazzi della Underground Resistance.

Come con l’ambient, adoro artisti che abusano dei sintetizzatori sperimentando nella techno.

Keepsakes, Planetary Assault Systems e Rene Wise, per non parlare del leggendario Villalobos.

Fuori dai generi delle mie produzioni, ma nelle quale se ne può sentire un’influenza fortissima ci sono anche gli artisti della label “Skull Disco”, origini della dubstep inglese, piena di percussioni tribali, ritmi psichedelici e bassi scolpiti: Shackleton, Appleblim, Peverelist e altri ancora.

Quando è iniziato questo amore?

Michele: Il mio amore con la musica elettronica nasce nel 2013 quando – insieme a un caro amico – passavamo i pomeriggi a casa sua dove era allestito un piccolissimo home studio.

Negli anni a seguire  prende piede un evento dove avrebbe suonato Robert Hood al palazzo dei congressi di Pisa. Partecipo all’evento e rimango sconvolto dall’impatto della serata. Ricordo ancora che tornando a casa ho proprio pensato “questo è quello che voglio fare io“. E da quel giorno è iniziata la mia curiosità verso la musica elettronica  sotto ogni punto di vista. 

Alessandro: Ho iniziato ad innamorarmi della musica elettronica da piccolo, ascoltando ‘Drukqs’ di Aphex Twin. Con il tempo ho iniziato ad ascoltarne sempre di più, soprattutto suoni più lenti, sperimentali. Alle scuole medie ho scaricato per la prima volta la demo di FL Studio. Da li ho iniziato a produrre ambient e vaporwave campionando vecchi dischi che recuperavo in giro ai mercatini.

Con il tempo ho fatto diverse pause, cambiato tanti generi musicali, hip-hop, trap, ambient, vaporwave, techno. Alla fine, anche se non ero soddisfatto delle mie produzioni, sono sempre tornato a produrre e a suonare in giro. Soprattutto, ad ascoltare tantissima musica. Sono quindi rimasto sempre innamorato dell’ambient e dell’IDM sperimentale, non smettendo mai di provare nuove frontiere fuori dai canoni comuni della musica.

Negli ultimi anni ho riscoperto il piacere della techno, l’energia che trasmette e come accomuna e sincronizza le persone sul dancefloor.

Ma soprattutto mi sono reso conto quanto mi piacesse produrre con sintetizzatori hardware. Collegarli fra di loro, sincronizzarli al ritmo di un kick robotico e lasciare andare gli arpeggiatori e le drum machines.

Giovanissimi, con già diverse produzioni alle spalle, bravi!, ma qual è il messaggio principale che volete lanciare con le vostre uscite? E quale il vostro obiettivo nei prossimi 5 anni?

Alessandro: Le nostre uscite sono orientate ad una sonorità curata nei dettagli. Come avrete notato, nel nostro primo anno di attività abbiamo più che altro fatto uscire solo singoli. Questo perché teniamo tantissimo alla qualità delle nostre produzioni, e non a fare uscire una marea di fuffa da far diventare virale sui social.

Il nostro obiettivo è di produrre qualcosa di curato nei minimi dettagli. Dalle patch dei sintetizzatori alle fasi di mix e mastering finale. Speriamo che le nostre tracce rimangano nella memoria di chi ci ascolta, e nelle chiavette dei DJ e nel cuore delle persone.

Il nostro piano è di continuare così. Spingere artisti che sanno quello che ascoltano e producono. Sonorità definite e scolpite. Sia musica ambientale, cupa, meditativa, sia banger aggressivi e distorti pronti ad armonizzare centinaia di persone in danze tribali.

Non importa che siano grandi nomi o nuovi volti nell’underground.

Le sonorità che ci colpiscono sono ben definite, e ci teniamo ad unire e raccogliere più persone che condividono questa passione ed una cura maniacale per i dettagli.

Ci concentreremo molto sull’organizzazione di eventi e showcase: la pandemia ha reso ballare una bestemmia, noi vogliamo tornare a colpire nello stomaco con enormi subwoofer e nella testa con sintetizzatori psichedelici.

Quali sono i prossimi dischi in uscita?

Michele: La prossima uscita prevista per linea records è un ep composto da 4 tracce scritto da Elliot K chiamato “You and me”,  che tocca sonorità molto particolari e contrastanti in un certo senso.

Le sonorità sono orientate intorno alla techno con sfumature che si potrebbero definire esoteriche, spirituali e in parte ipnotiche. È composto da alcuni campioni di canti gregoriani, sinfonie di Mozart, percussioni e canti popolari del sud America. Ma ci sono anche i ritmi africani in risposta alle strutture più classiche della techno.

Entriamo più nel vivo di Btw, cosa ne pensate della Club Culture lungo la linea di confine che unisce Milano a Berlino? Perché poi Milano e Berlino? Cosa rappresentano per voi?

Michele: Sicuramente a Milano ho trovato il mio primo vero confronto con la club culture. In quel di Macao quando ancora si trovava in viale Molise. Nel 2016 vivevo  anche io in Viale Molise ed il Macao stesso era praticamente il mio vicino di casa. Ho avuto modo di partecipare a tantissime loro serate e di conoscere tantissimi artisti e membri dello staff.  Nel corso degli anni, Macao è stato sicuramente un punto di riferimento e una realtà molto importante per la mia  crescita.

Una volta trasferito a Berlino invece sono entrato completamente in un altro mondo circondato da persone che collaborano con la club culture da ogni punto di vista.

Ho anche partecipato per qualche anno all’organizzazione di eventi con un collettivo indipendente “Sarasvati”, ed insieme a loro abbiamo organizzato diverse serate e festival sparsi per varie location di Berlino.

Si riscontra una certa serietà nella club culture berlinese. Si percepisce che  viene data  molta importanza e attenzione, sembra proprio un bisogno reale da parte dei cittadini.

I locali sono curati nei minimi dettagli e si percepisce l’enorme organizzazione e lavoro dietro alle serate.

Le scelte tra i vari club sono tantissime, quasi troppe. Solo col tempo si capisce quello quello che cerchi e desideri dalla musica elettronica e non solo.

Vi siete in qualche maniera definiti come amanti dell’underground, ma cosa rappresenta per voi questa parola? Cosa vuol dire essere un produttore di musica elettronica underground per voi?

Michele: Il concetto di Underground col tempo è andato un pò perso. Basta pensare alle origini e all’evoluzione della techno negli ultimi 30 anni. Siamo passati da una musica legata ai rave ed eventi più o meno legali, ad un qualcosa che oggi serve le corporate e i brand per farsi pubblicità.

La techno e gran parte della musica elettronica è stata strumentalizzata per creare una connessione tra brand e la loro rispettiva audience. Basta anche semplicemente guardare come Richie Hawtin ormai fa soundtrack per le pubblicità e per le sfilate di Prada.

Penso che nessuno si sarebbe mai immaginato un’evoluzione del genere.

In quanto perso il concetto di Underground, rimane difficile analizzarlo e capirlo a fondo. Paradossalmente ormai sentirsi “underground” non è per niente “underground”. Per noi il concetto di underground è un pochino diverso. La nostra etichetta nasce con solamente il nostro impegno di noi singoli senza nessun aiuto esterno ma soprattutto senza nessun tipo di finanziamento. E’ un progetto a costo zero sostenuto solamente dal nostro lavoro diviso equamente tra di noi. Ognuno è libero di portare ciò in cui riesce meglio e ciò che ritiene più necessario e giusto per l’etichetta. Non ci siamo mai affidati a manager, promotori, agenzie booking, finanziatori. Abbiamo col tempo sempre cercato di avere il pieno controllo sotto ogni aspetto dell’etichetta sia a livello artistico che a livello più funzionale. Questo per noi è essere “underground”, essere interamente indipendenti e dipendere solamente dalle proprie forze.

Quali sono le principali criticità che avete incontrato nel vostro giovane percorso?

Alessandro: Amiamo i Club, i festival e vedere migliaia di persone unite nel ballare insieme ritmi martellanti e digitali, come in una danza tribale. Ovviamente il nostro obiettivo era di far crescere la nostra neonata etichetta. Organizzando un certo tipo di eventi: lunghe nottate perché la gente potesse scatenarsi a ballare le nostre produzioni e le nostre selezioni musicali. La più grande criticità che abbiamo incontrato nel nostro percorso è stata ovviamente la pandemia.

Club chiusi, vuoti, il terrore di organizzare eventi musicali, di non essere autorizzati a tornare a suonare anche quando i contagi erano bassi e le piazze si riempivano di ragazzi che volevano uscire.

Il coprifuoco sanitario è stato un evento che mi ha anche distrutto personalmente. Ma non ci ha demoralizzati nel continuare a produrre e a mantenere viva la nostra etichetta. Prima del Covid e che nascesse Linea Records abbiamo fatto molte serate, indipendemente, in giro per l’italia e l’Europa.

Dopo poco più di un anno. Da quando abbiamo ufficialmente fondato la label, siamo riusciti ad iniziare a fare ballare le persone sotto il nome di Linea Records.

Linea Records @Caracol, Pisa

Provengo da una realtà ed una città primariamente universitaria, piena di giovani. Come accennavo sopra, la pandemia ha reso in Italia, la musica elettronica e il ballare una bestemmia, una pratica sconcia e pericolosa.

Da quando siamo tornati liberi di uscire e socializzare – qui a Pisa – le piazze si riempiono di chi ha voglia di socializzare e divertirsi, come è sempre stato.

Ballare insieme ci unisce, è nella natura dell’essere umano: da quando esiste la musica. Ci riuniamo intorno a tamburi e strumenti per danzare insieme, e ballare insieme ci trasporta nel qui ed ora, nell’’hic et nunc’.

Quando balliamo ci dimentichiamo del nostro passato, dei problemi, del dolore, della lista delle cose da fare per la prossima settimana. Siamo fatti così: il nostro corpo ne ha bisogno.

Qui, in una città composta per la metà di giovani universitari, il settore della musica elettronica è stato rovinato da terribili decisioni dell’amministrazione locale. Ogni mese esce qualche strana ordinanza comunale. Quasi sempre sono rivolte contro gli indecorosi giovani. Quei giovani che da anni sono ormai privati di spazi comuni per la socialità, indirizzati solo al produrre, produrre, produrre e produrre (e consumare ovviamente). Gli studenti si arrangiano, e portano tutte le sere tamburi e chitarre in piazza. Ma la musica elettronica?

A quanto pare, in questo luogo, è un bel nemico. Con la pandemia, la finestra di Overton si sposta e la musica elettronica e la techno sono diventate sempre di più fuori dall’accettabile. Per noi invece è un’arte, lo stesso concetto del millenario ritmo di un tamburo viene esteso e raffinato dalle possibilità che la tecnologia ci offre.

C’è chi si arrangia con enormi speaker bluetooth che porta in piazza, spingendo tutta la sera per compensare alla mancanza di spazi dedicati alla musica.

Le conseguenze di queste decisioni sono abbastanza negative per il settore. Mentre nel resto dell’Italia l’industria della vita notturna sta lentamente ripartendo. Qua sembra che all’amministrazione locale non desideri che chi lavora con la musica elettronica ed i locali torni a ripartire. Noi di Linea, cerchiamo invece di andare avanti nel nostro percorso, continuando a rilasciare musica e ricominciando ad organizzare eventi per fare ballare le persone

Cosa fareste voi per migliorare lo stato di salute del settore? per ripartire, per rinnovarsi? 

Alessandro: Spingerei per riportare la techno e la musica elettronica nella finestra della normalità. Cosa cambia se fanno chiudere anche le discoteche all’una di notte invece che alle 4? Il virus diventa più contagioso di notte?

Cosa cambia se migliaia di giovani si schiacciano, rattristati, in una piazza senza niente da fare, o invece si riuniscono a gruppi più piccoli, a ballare nel cortile di un locale la musica che gli piace?

Per migliorare lo stato di salute del settore, inviterei chi ha un po’ di spazio. Magari un piccolo locale, un garage, e poi un paio di casse, un impianto, un controller MIDI. Qualche luce e tanta voglia di ballare. Inviterei tutti ad organizzarsi, riunirsi e ascoltare la musica per tutta la notte. Ovviamente, nel rispetto della legge, prima che ne esca un’altra che dice che saltare a ritmo di musica è diventato illegale…

Con l’avvento degli streaming digitali, gli artisti e le label non guadagnano più molto dalla vendita di dischi. A parte quei pochi che incassano milioni di ascolti sulle piattaforme di streaming online.

Molti artisti si sono adattati a loro modo e tengono a rilasciare tantissima musica. Spesso poco curata e mirata per la maggior parte a fare qualche condivisione sui social media. Per noi non è così.

La nostra visione, come accennavo sopra, è leggermente diversa. Siamo una label internazionale sparsa per tutta Europa. Internet e i social media ci sono fondamentali.

Tuttavia il nostro obiettivo è continuare a rilasciare musica di qualità. Con costanza, senza esagerare. Per non finire poi a creare troppi contenuti, poco curati. Uno dei nostri obiettivi principali è continuare ad organizzare eventi finché le regole ‘anti-Covid’ ce lo permettono.

Penso che il settore abbia bisogno di più eventi underground. Ma soprattutto di spazi per permettere ai giovani di partecipare a questi eventi, mettendo sotto i riflettori gli artisti emergenti.

Grazie per averci dedicato il vostro tempo, speriamo di condividere prima o poi una bella serata assieme e magari una Consolle!

Links

Linea Records (sito web)


Dj Darius

Edited by Dj Darius, one of the founders of the PUM. Devoted to Art & Detroit Techno, enabling factors for sociality, culture, and community.

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    Cyberpunk 2077 Art novels and stories

    #ARTNS001

    L’arte nella cultura Cyberpunk

    Oggi si sente spesso la parola “Cyberpunk” o meglio “Cyberpunk 2077”. Beh semplice, si tratta di uno dei videogiochi più gettonati di questo periodo, diventato famoso per il suo lunghissimo periodo di incubazione, per aver avuto un’enorme contributo da parte di svariati artisti e sopratutto “Johnny Silverhand” interpretato da Keanu Reeves.

    Ammetto di essere stato uno di quei FAN che attendeva la sua uscita, e ne sono fiero… Ancora oggi, mi ricordo quell’ambiguo e promettente primo trailer ufficiale che fu rilasciato nel 2013.

    Attenzione!. Questo non sarà il classico articolo dove parleremo di quanto sia figo il gioco, o di quali problemi riscontriamo nel giocarlo su determinate console.

    Anche se di norma non trattiamo contenuti video-ludici, abbiamo deciso di approfondire questo gioco. Perché per noi rappresenta un esempio appropriato di opera d’arte contemporanea, complessa, profonda e interessante.

    Ad esempio, Night City è una città futuristica, che ricorda molto i racconti di William Gibson e le ambientazioni di Blade Runner. Il primo elmento di discussione è quindi la sua matrice legata alla letteratura Cyberpunk.

    Night City. Copyright Devilsgames.it
    Cyberpunk come genere letterario, movimento artistico e filosofico, le sue origini…

    Come movimento letterario nasce nella seconda metà degli anni ‘80. Il termine fu originariamente coniato da Bruce Bethke come titolo per il suo racconto “Cyberpunk“ che fu pubblicato nel 1983, nonostante lo stile fosse già popolare prima di questa pubblicazione.

    Cyberpunk by B. Bethke. Copyright Wikipedia

    Tra gli esponenti più noti vengono comunemente indicati William Gibson, Bruce Sterling ed il precursore del genere, Philip K. Dick. Il genere può essere riassunto con la classica citazione “High Tech – Low Life“, dove il fulcro delle argomentazioni è un futuro distopico, pervaso dalla tecnologia che è avanzatissima e alla portata di tutti. Tecnologia che rende l’umanità schiava del consumismo, della dittatura capitalista, delle corporazioni (multinazionali), della progressiva perdita di empatia ed umanità verso gli altri. Un futuro prossimo, basato sulla totale assuefazione al profitto, al denaro, all’edonismo effimero e istantaneo, alle droghe sintetiche, ed in generale al modo di pensare del “io per primo”

    Un mondo governato dal potere, dal denaro e dalla Tecnocrazia. Un mondo dove la maggior parte dell’umanità vive in un quotidiano stato di sopravvivenza, dove in torno a essa non rimane altro che un mondo corrotto, schiavo delle organizzazioni criminali e delle multinazionali; dove ormai la politica ed i governi non sono in grado più di mantenere l’ordine pubblico, e si piegano ai voleri delle già citate corporazioni, il tutto condito da una forte connotazione politica e sociale.

    Se tutto questo vi suona familiare, possiamo solo dirvi che in molti hanno visto nel movimento Cyberpunk un anticipatore dei tempi. Sterling ha definito a posteriori il Cyberpunk come il sovrapporsi del regno dell’High-Tech e con quello il moderno Pop Underground.

    High-Tech. Copyright CIIE

    Il cyberpunk tratta di scienze avanzate, come l’information technology e la cibernetica, accoppiate con un certo grado di ribellione o cambiamento radicale nell’ordine sociale (Wikipedia).

    I maggiori temi indagati dalla letteratura Cyberpunk sono: il rapporto del singolo e la sua personale percezione degli spazi virtuali e condivisi. Spazi che cessano di essere virtuali ed astratti ed il “il rapporto che e merge tra l’essere umano e la tecnologia, che tende ad esprimersi prioritariamente nel rapporto con il corpo umano, mostruoso o, in modo aggiornato, cyborg”, innesti artificiali (software e hardware) per potenziare/alterare le caratteristiche fisiche o cerebrali dell’essere umano.

    Sul finire degli anni ’80 ed i primi anni ’90, l’industria cinematografica si innamora delle atmosfere torbide dei romanzi. Vengono alla luce colossi come Blade Runner, Robocop e la saga di Mad Max, 1997: Fuga da New York. Ma anche Matrix che concluderà la trilogia nella prima metà dei 2000. Terminator in tutte le sue forme. Gli anime come Ghost In The Shell, Akira del 1988, Bubblegum Crisis e come non citare Tron, Nirvana (film di produzione Italiana del 1997 del regista G. Salvatores, e con parte dell’OST suonata dal nostro amico Dome La Muerte) e Johnny Mnemonic!

    Whatever It Is – Now – Mauro Pagani feat. Raiz (Nirvana OST)

    Ma la cultura del cyberpunk si è sviluppata anche intorno a un’altro grande film, Alien. Fu prodotto alla fine degli anni ’70, un’opera che ancora ora riecheggia e non stanca mai di spaventare il pubblico. Un film che si compone di un’antologia che riporta sul grande schermo ancora oggi immagini quasi immortali di H.R. Giger (pittore, designer e scultore di origini Svizzere). Collaborò anche per la realizzazione del lungometraggio di David Lynch, basato sull’omonimo romanzo di Frank Herbert, Dune. Giger a suo modo possiamo dire che è un precursore della cultura cyberpunk. Legato molto di più a una cultura surrealista, simbolica, più interessato a rappresentare immagini di mostri “biomeccanoidi”, creature futuristiche, in cui il metallo si fonde con la carne in corpi e figure complesse.

    Alien the Movie, CiackClub
    Ma effettivamente da dove deriva il videogame che stiamo trattando in questo articolo?

    Tutto nasce nel 1988 negli USA, dalla mente di Mike Pondsmith su editrice R. Talsorian Games con la pubblicazione della prima edizione del famoso gioco di ruolo da tavolo.

    La prima versione del ’88 si chiamava semplicemente “Cyberpunk” ed era ambientata nel 2013. Tuttavia è con Cyberpunk 2020 che questo GDR fa il giro del mondo. Rimarrà nella storia, e continuerà a scriverla con l’ultima edizione, chiamata Cyberpunk Red, uscita il 14 novembre scorso in formato digitale (in lingua inglese) e seguita dalla versione fisica cartacea il 19 novembre 2020.

    Attualmente il gioco si può giocare anche on line, usufruendo di tavoli virtuali come roll20.net o foundryvtt.com. Tuttavia, come per altri giochi di ruolo, lo scopo è quello di far incontrare le persone dal vivo per giocare con carta, penna, ed i classici dadi a 6 e più facce! Il gioco della R. Talsorian Games, riprende le atmosfere dei romanzi e film sopra citati ed enfatizza gli aspetti brutali del genere, l’estremo ed il grottesco di queste ambientazioni.

    Copyright R. Talsorian Games

    Tornando al mondo videlo-ludico, la storia di Cyberpunk 2077 ha 3 prologhi. Questi segnalano il tipo di campagna da percorrere, dandoci dei vantaggi o svantaggi nei dialoghi per proseguire nella narrazione. Detto ciò non voglio dilungarmi troppo sul gioco, poiché se siete degli appassionati ne avrete letto molto a riguardo sul web, quindi mi sposto sui contenuti creativi che risiedono nella campagna pubblicitaria e nel progetto del gioco.

    Cyberpunk 2077 è sviluppato da CD Project RED (software house polacca fondata nel 1994). Il team di sviluppo è gestito dall’Art Director Kasia Redesiuk, sostituta di Sebastian Stepien perchè passato a Blizzard. Lui lo ricordiamo per aver coordinato i progetti della saga di “The Witcher”, titolo che ha dato grande visibilità alla software house polacca).

    Cyberpunk 2077. Foto Device

    Partiamo dalla colonna sonora: Beh, che dire, ci sono nomi importantissimi come “Run the Jewels”, “Refused”, “Richard Devine”, “ASAP Rocky”, “Nina Kraviz” e molti altri ancora, che tutti insieme hanno collaborato ed elaborato una colonna sonora, lasciatemi il permesso di dirlo, veramente arrogante, aggressiva e spietata, ma anche dinamica, variegata e complessa… già la colonna sonora fa capire molto del tipo di ambiente ricreato nel videogioco. Ho avuto la fortuna di acquistare una copia del titolo in versione PC (DAYONE) tramite un famoso rivenditore del settore, che in “omaggio” rilasciavano una copia di un fumetto formato tascabile con copertina rigida dal titolo “Cyberpunk 2077: Your Voice”… scritto da Aleksandra Motyka e Marcin Blacha e illustrato dall’artista Danijel Zezelj.

    Cyberpunk 2077. Foto Device

    Devo dire che ne sono rimasto particolarmente sorpreso, per chi non lo sapesse Danijel Zezelj è un bravissimo artista, che ha lavorato per varie case produttrici portando il suo contributo a titoli come: Superman, Hellblazer, Sandman e Luna Park. Durante il “lockdown” nel periodo di marzo ho avuto l’opportunità di collaborare con Danijel producendoli un’OST tutta per lui, per un progetto di live-painting tramite il nostro canale web. Danijel non lo conosco di persona, ma ho apprezzato molto il suo lavoro (sia della diretta streaming, sia di varii fumetti come quello di Cyberpunk 2077).

    Copyright PUM Factory & Danijel Zezelj. OST by Lorenzo Puccini aka DEVICE

    La sua tecnica è straordinaria, il suo tratto è unico, si capisce anche dal video realizzato di live-painting che potete trovare su Youtube, gioca molto sul chiaro scuro e le sue pennellate sono decise e rapide. Penso di poter dire che sia uno degli artisti viventi più bravi che io conosca.

    Detto questo vorrei esprimere un mio giudizio riguardo al grosso accanimento che c’è stato fatto su questo argomento. Questa è arte, molto spesso l’arte è avanti, troppo avanti per essere compresa nel presente. Grandi esempi di tale affermazione possono essere artisti come Van Gogh, Bach, Lovecraft, solo per citarne alcuni. Non capisco come si possa passare dalla delusione (che ci si può aspettare da un pubblico di qualsiasi età) a una rabbia smisurata (arrivando anche a minacciare di morte sviluppatori del gioco Cyberpunk). Forse stiamo percorrendo questo tragitto e tra qualche anno (nel 2045) scoppieranno le guerre tra le varie Corporazioni, e l’unica cosa che sopravvivrà sarà la nostra dis-umanità, ricoperti di circuiti e privi di rimorsi. Grazie per la lettura… un saluto dai vostri smanettoni preferiti Darius & DVC.


    DEVICE

    Edited by Lorenzo Puccini & Dario Filidei. Fondatori del PUM, due amici, entrambi appassionati di dischi e videogames.

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      Plato - Rueda - Sideshape New Sounds

      Rueda: una metafora della vita. Ecco il perchè.

      Un brano che rinforza la maturità raggiunta dal produttore torinese Plato

      “Questi giorni sono un po’ come andare su una ruota panoramica, un continuo scendere e salire di emozioni. Siamo come due giostre di quella ruota che stanno vicine ma allo stesso tempo distanti, che continuano a girare e girare nella speranza di potersi toccare.”
      Cit. Maniaco d’Amore

      Siamo davvero felici di annunciarvi oggi su New Sounds che il prossimo 20 Novembre 2020 uscirà il nuovo brano di Pasquale Lauro in arte Plato per Sideshape Recordings (Torino) sul Bandcamp ufficiale dell’etichetta discografica.

      Un nostro caro amico, produttore, arrangiatore e sound designer al di fuori da ogni limite di genere.

      Tempo addietro – nel 2016 – lo avevamo intervistato su Under-blog per Factory Ask, precisamente quando uscì il suo capolavoro “Awake“.

      Come allora – ancora oggi Plato ama spaziare su trame sonore che variano dall’ambient alla house, dalla world music alla realizzazione di soundtracks. Questo eclettismo misto ad una ricerca armonica più emozionale rende le sue produzioni adatte sia ad un ascolto più intimo che al clubbing più raffinato.

      Per Rueda, l’artista torinese ha scelto di accompagnare il brano con l’immagine di una ruota panoramica. Un’immagine davvero significativa in un momento come quello che stiamo vivendo, dove i corpi vengono separati, distanziati, isolati mentre la vita prosegue.

      “Rueda” by Plato; Artwork: Maniaco D’amore [Pietro Tenuta]; Copyright Sideshape Recordings; Release date 20 November 2020

      Rueda è come la vita che gira senza sosta, caratterizzata da più o meno momenti felici, ma tutti in ugual modo importanti.

      Nel brano La presenza del suono costante dell’arpeggiatore vuole evocare un flusso ininterrotto di energia vitale, su una ritmica spezzata tipica dell’elettronica nordeurpea, sospesa in alcuni momenti per sottolineare quanto siano importanti le pause e le riprese durante la nostra esistenza.

      In questo sviluppo ritmico ci vediamo tutta la formazione jazzistica di Plato, mentre per le atmosfere – per chi ha avuto modo di ascoltare l’artista in passato – ci troviamo un pò a cavallo tra i suoni dei suoi primi brani con il progetto Unlimit in collaborazione con Imo e il  cantante-performer londinese Randolph Matthews e l’album Awake in una visione più matura del comparto armonico.

      In Rueda si percepisce tutto lo sviluppo che il progetto ha avuto in questi anni, frutto del lavoro che Plato ha avviato su fronti paralleli come la collaborazione con la compagnia teatrale Fabula Rasa all’interno del progetto Black Fabula come soundscaper / sound-designer, per il quale ricordiamo il brano Refugee. Ma anche un pizzico della vena pop dell’artista, che recentemente ha avuto modo di esplorare con il progetto Vento assieme al cantautore Torinese Esma.


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      Edited by Daniele V. One of the founders of the PUM – Pisa Underground Movement. Devoted to electronic music and its cultural background. I started writing to accomplish the need to tell what’s going on and track change about our activities, and I found new energies and interests.

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        Dj Roach PODCAST

        CC#013 Dj Roach

        CC#013 April 2020 – special mix from Dj Roach (Nuestro Futuro Records, Tec-troit)

        Un nuovo mix incredibile, potente e passionale che scuoterà la tua anima, da Detroit, Dj Roach.

        Raul Rocha è il figlio del fisarmonicista e cantante Librado Rocha. È un DJ, produttore e proprietario dell’etichetta (Nuestro Futuro Records a Detroit). È anche fondatore del Tec-Troit Undeground Festival, l’unico e il solo festival Techno gratuito a Detroit.

        DJ Roach su Discogs

        TecTroit Bandcamp

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        Drago Club Cultura PODCAST

        CC#012 Drago

        CC#012 April 2020, Music is the Answer with Drago

        Panico totale? Con Drago siamo andati più volte in lungo e largo alla ricerca di una ricetta per una buona Club Culture. Consiglio: non dimenticate una buona dose di funk, Hip-pop, Indie disco e house, meglio se Italo!

        Avete capito bene per la serie “Music is the Answer”, oggi abbiamo l’onore di ospitare Dj Drago, una delle colonne portanti della scena locale. Con lui abbiamo avuto la possibilità di approfondire il concetto stesso di Club Culture e molti aspetti postivi e negativi dei tempi che stiamo vivendo in questo episodio di Break the Wall.

        Marco Dragoni classe 1977 è un membro fondatore della crew Casseurs Foundation con cui organizzava la storica HipHop Convention “Panico Totale”. Dj e ricercatore musicale dalla metà degli anni 90, Drago è anche organizzatore di eventi legati alla street culture; musicalmente nasce come selecter di rap e reggae, partecipa attivamente al progetto drum’n’bass di Nu Combo agli inizi dei 2000, per poi tornare a sonorità più black nelle serate organizzate dal collettivo Black Friday. Nel 2005 crea Sanantonio42, negozio di street wear, skateboards, graffiti e dischi, ma soprattutto un punto di riferimento per tutta la scena locale.

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        Sterling Club Cultura PODCAST

        CC#011 Sterling

        CC#011 April 2020 – Music is the Answer with Sterling

        Sterling la sa lunga..inzia proprio questo nuovo viaggio con un’immagine bucolica, che lo ha accompagnato nelle sue passeggiate lungo il fiume Arno durante la chiusura di primavera.

        L’abilità di un Dj sta proprio nella capacità di esprimere queste sensazioni, di trasmettere emozioni che diventano immagini e scatenano reazioni pericolose che si spingono a muoverci! Con lui abbiamo fatto una bella chiaccherata durante la quarantena approfondita anche dopo le sue ultime uscite per diverse label della scena internazionale su Break The Wall.

        Oggi abbiamo, quasi come sempre nei miei set, una selezione di Keinemusik, Innervisions e Watergate and more…il 2019 tutto e questo inizio di 2020 hanno visto crescere in maniera esponenziale l’afro-elettronica (più preciso di afro-house), uno stile di vecchia data che ha saputo rinnovarsi al meglio, nelle tracce del mixtape lo troviamo ibridato con sonorità industriali, progressive, grime e indie dance. Buon ascolto!

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        Futurismo Club Cultura PODCAST

        CC#010 RozzElla feat Neanderthal

        CC#010 March 2020 – Music is the Answer with RozzElla feat Neanderthal

        Quando vi abbiamo introdotto a RozzElla appunto sapevamo che era capace proprio di tutto. Se FatBoySlim diventasse donna probabilmente troverebbe in RozzElla una fonte di ispirazione e assieme a Neanderthal darebbe vita ad un nuovo progetto in grande stile!

        Oggi ci spostiamo su un lato più sperimentale della Dj di Culb Cultura che con il suo socio Neanderthal esplora territori più ripidi e affascinanti. Se vi siete persi i precedenti episodi vi consigliamo di fare un piccolo tour qui.

        Zang … tumb… tumb… rumori che diventano suoni che diventano musica dal quel geniale e contraddittorio personaggio di Marinetti a Dominik Eulberg. Rozza feat Neanderthal!

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        Sorrycat Club Cultura PODCAST

        CC#009 SØRRYCAT

        CC#009 March 2020 – Music is the Answer with SØRRYCAT

        SØRRYCAT: In quest’ultimo anno mi sono avvicinato (bio), quasi per caso, a sonorità esotiche e tribali. Non per un motivo in particolare. Questo tipo di suoni e strumenti “differenti” riescono a scaturire in me emozioni diverse. Riescono ad esprimere, a mio avviso, un senso di spensieratezza e, talvolta, di pathos che altre sonorità non riescono ad evocare. Le voci sono, a loro modo, molto “soul” ed espressive mentre le ritmiche hanno un groove del tutto particolare. In più, quando queste sonorità più “afro” incontrano l’acidità della techno, il risultato è qualcosa di sorprendente.
        Con questo mix ho voluto trasmettere tutte queste mie sensazioni, concentrandole in un’ora. Enjoy!”

        La serie di podcast CC fa parte del progetto Club Cultura e si sviluppa come un vero e proprio ponte culturale tra gli eventi e le attività sviluppate nel mondo fisico e le esperienze fruibili attraverso il mondo digitale, un collegamento sempre più necessario.

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        Joe Dielle Club Cultura PODCAST

        CC#008 Møøder

        CC#008 March 2020 – Music is the Answer with Møøder

        Un nuovo mixtape sapientemente miscelato, dai toni decisamente più ambient e Deep House.

        Oggi vi presentiamo un viaggio preparato per voi da Joe Dielle aka Møøder (bio qui), uno dei resident Dj di Club Cultura. Lo abbiamo apprezzato nelle sue diverse e recenti uscite per il nostro progetto, nonchè per la sua forte e costante presenza nei diversi appuntamenti che abbiamo promosso.

        Oggi ci spostiamo su toni più soft, da fine giornata, meglio se al tramonto. E la Toscana offre diversi spazi aperti che si potrebbero miscelare sapientemente a queste atmosfere. Beh…non vi resta che organizzare un bel aperitivo al sacco. Prendete con voi una buon bottiglia di vino o una miscela per Spritz, qualcosa da sgranocchiare e munti di una buona compagnia vi consigliamo di gustarvi questo nuovo mixtape di Joe Dielle.

        Una vera e propria chicca di metà marzo, che in pieno periodo di lockdown ci aiuta ad evadere portandoci in avanti col tempo ai tramonti estivi, in spazi aperti con una gran voglia di far festa! Buon ascolto!

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        Rozzella PODCAST

        CC#007 Rozzella

        CC#007 February 2020 CC – Music is the Answer with RozzElla

        L’abbiamo imparata a conoscere nell’arco di questo primo anno del progetto Club Cultura. Sia per il suo forte carisma, fuori e dentro al dance floor (bio qui).

        Oggi la regina della notte, RozzElla ci presenta un nuovo mixtape per la serie che tanto amiamo “Music is the Answer” di Club Cultura, slogan mai come prima attuale visto il periodo che stiamo tutti vivendo.

        Un set Fluido che attraversa vari generi e vari stili, ma che mantiene una costante nel ritmo 4/4 scandito e talvolta anche ossessivo. In altre parole la festa è cominciata e RozzElla tiene alta l’atmosfera, incalza tutti gli invitati a rimanre nel dance floor.

        Infondo la musica Club è anche questo, riuscire a tenere testa durante la notte, a rimanere in pista a ballare senza il costante bisogno di forti scossoni o rapide salite e discese, bensì un costante floor che si muove sotto ai vostri piedi spingendovi a ballare. Attenzione non mancano le pause e i richiami alla cultura rave!

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