Andrea Paolo Lisi

Andrea Paolo Lisi Break the Wall

Passioni allo stato puro

Beh, ogni tanto dobbiamo anche rivolgere lo sguardo alla pancia per assecondarne le passioni. Per sviscerare frammenti di una cultura che si presenta come in continua evoluzione non possiamo dimenticarci del lato più fisico. Tuttavia, è difficile restare ancorati alle forti emozioni e non intraprendere voli per così dire “più mentali”.

Oggi come funamboli ci sposteremo avanti e dietro, in bilico tra le passioni e le suggestioni di chi come Andrea Paolo Lisi ha vissuto diverse epoche della Club Culture, soprattutto a Roma.

Andrea è da sempre un appassionato puro prestato al clubbing e allo studio della musica elettronica da una formazione di storico dell’arte (contemporanea). Membro dei collettivi Blue Room e Glucose per una decina d’anni sino al 2012 anche se il suo primo evento risale al ‘91 quando conobbe Andrea Benedetti con cui attualmente cura il podcast Audiodrome per lo spazio di approfondimento culturale Eretica dei Radicali. Mentre, con Andrea Benedetti abbiamo già avuto modo di parlare su Under-Blog per Factory Ask. Magari un confronto tra le prospettive dei due Andrea potrebbe essere interessante al termine di questa lettura.

In ogni caso ringraziamo Andrea P. per il suo tempo e la sua disponbilità e vi lasciamo a questo nuovo capitolo di Break the Wall!

Benvenuto! Rompiamo il ghiaccio con una domanda di rito. Quale musica elettronica ti rappresenta?

Sicuramente sento congeniali gli umori del Synth-Pop primi anni ‘80 e la Techno Minimal, quella storica Mills-iana dal ‘93 a inizio 2000, non la M-nus per intenderci; amo anche la Deep Techno più recente e, in generale, purchè siano astratte, minimali e meno Happy Soul-full Ethno o melodiche, anche la Deep House, il Post-Dub, Bass e Elettronica Hi-Tech.

Quando è iniziato questo tuo amore?

Purtroppo (per l’anagrafe) ho visto Ultravox e Human League in concerto nei primi anni ‘80. E ricordo i miei 16 anni in vacanza, chiuso nella macchina di mia sorella che aveva un buon impianto, ad ascoltare Soft Cell, Gary Numan, New Order, Kraftwerk e Japan, insensibile ai 40° dell’abitacolo. E ci sono ovviamente rimasto sotto.

Cosa ne pensi della Club Culture nella tua città e oltre?

Ci sono state epoche migliori. Credo che il ricambio generazionale non stia aiutando. I nuovi arrivati sono più interessati ad altri tipi di musica, più mainstream, oppure seguono stili di vita tipo birra e live, per esempio, o riunioni tra amici. Ci sono dei promoter che si danno da fare, sono pochi ma perseverano, quindi abbiamo comunque la possibilità di ascoltare quello che bolle in pentola. Però, ecco, forse a parte un paio di riferimenti storici e di crew collaudate, penso che la club culture ancora prima della pandemia fosse un po’ asfittica.

Quali sono le principali criticità?

Da sempre a Roma i problemi sono: la penuria di luoghi, non materiale intendo, di luoghi adatti ce ne sarebbero milioni, ma aperti ad una certa programmazione; la scarsa sensibilità dell’amministrazione; l’incapacità di fare sistema per cui la competizione, anche sleale, ha spesso aggiunto problemi a problemi. Qui sono stati i centri sociali protetti dalle amministrazioni di sinistra a permettere un vero e proprio fermento in passato, sino a 12 anni fa, circa. Per il resto, dalla prospettiva locale di clubbing propriamente detto non c’è rimasto molto, vuoi la crisi post 2008, vuoi l’involuzione politica, vuoi l’assenza di un determinato trascorso e quindi sensibilità da parte delle nuove generazioni, mettiamoci pure il cambiamento epocale tragicamente accelerato dalla pandemia.

Cosa possiamo fare per migliorare l’attuale Club Culture?

Dimenticare le mega adunate, i soldi facili, lo star system e tornare all’approccio underground e artigianale degli esordi. Bisogna ricostruire l’entusiasmo e il benessere di stare insieme e ascoltare buona musica ballando, e per farlo non basta essere bravi promoter e possedere un posto dove invitare qualcuno di noto a suonare. Bisogna avere un piano, un’idea di cosa si vuole trasmettere, costruirsi una scena e poi usare canali appropriati per far crescere il progetto, più a livello di senso e immagine che non di quantità indifferenziata di frequentatori. Da questo cambio di prospettiva possono arrivare anche le gratificazioni economiche che mancano all’evento in sé. Creare qualcosa più arty, di nicchia, identificabile e riconoscibile.

E quali sono i pro (e i contro)?

Che non è il caso di allentare la presa sullo stare insieme e ballare buona musica in un momento in cui rischiamo la deriva solipsistica delle persone, lo spaesamento per un futuro che si preannuncia molto duro. Mai come ora il ruolo sociale del clubbing deve essere mantenuto e curato nei suoi fondamenti positivi. Va pensato come contenitore di supporto e resistenza comunitaria evitando di fare gli errori del passato che, però, all’epoca ancora ce li potevamo permettere, oggi no.

Grazie Andrea per la tua disponibilità e impegno! Speriamo di ripartire presto e magari di vederci in qualche evento aperto ad uno dei cambiamenti tanti auspicati.

Links

Ascolta Audiodrome. Un progetto di Andrea Benedetti e Andrea Paolo Lisi che intende sondare le possibilità di una sintesi tra le musiche più significative della nostra epoca e i grandi temi sociali e culturali che l’hanno caratterizzata: la lotta per il riconoscimento civile, il paradigma tecnologico.


Dj Darius

Edited by Dj Darius, one of the founders of the PUM. Devoted to Art & Detroit Techno, enabling factors for sociality, culture, and community.

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